Il convegno di ieri è partito molto bene e l’analisi econometrica svolta dal Centro Tedis è stata interessante e ha evidenziato la tipicità tutta italiana (ma anche Nordestina) nell’affrontare le dinamiche imprenditoriali legate al mondo dell’Open Source.
La predisposizione della quasi totalità di queste micro aziende (molte spin-off o incubate) a partecipare a uno studio di questa portata mi ha stupito favorevolmente.
Non mi è piaciuta invece la trattazione scontata e ammuffita dei paradigmi tipici dell’Open Source. Se siamo ancora qui a chiederci qual’è la differenza fra Freeware e Open Source, fra Opendocument e Openstandard, fra codice apero e licenza all’uso e quindi a dover giustificare temi “culturali” prima che tecnologici, allora vuol dire che siamo molto, ma molto indietro.
La sala era gremita di operatori che da anni si dedicano a queste tematiche e sentir trattare ancora il tema da un punto di vista “etico”, “politico” e di bega industriale fra Sun e Microsoft, non deve esser stato poi molto edificante.
Poco si è detto sul TCO, poco si è detto sul ruolo dei CIO, poco si è detto sui modelli di marketing, molto poco sulla formazione e sul change management.
Comunque resta un punto di partenza, uno dei tanti. Son mancate le proposte di azione. Come sempre.






Non sono potuto essere presente all’evento, purtroppo, ma mi hanno raccontato. Siamo alle solite, e ormai dispero che il dibattito riesca mai a superare gli aspetti marketing/ideologici/malafedistici (in alcuni casi ahimè è così) che accompagnano questi eventi. Mi hanno detto dell’intervento di SUN: ancora sui costi di Office!! Ma quanto spende la PA in server proprietari SUN e in licenze commerciali SUN? Qualcuno faccia i conti e veda se non si risparmierebbe di più con sistemi Intel e software Linux, non acquistati da SUN. Ridicolo.. comunque non è questo il dibattito da fare, devo leggere il report presentato, ma da quanto mi hanno raccontato, il problema grosso sta nei numeri di un mercato che stenta a decollare. Quando il fatturato pro capite di un’azienda è 60.000€, al meglio, non ci vuole molto a capire che la banda per investimenti è molto, molto bassa. Il problema è che manca una politica industriale dietro il mondo open source, chi la debba fare però non si è ancora capito.
meglio che rimanga anonimo perchè in quella sala cera gente che lavorava con me. La figura di m che hanno fatto quelli che di costi non capiscono una mazza. L’open source per sfondare ha bisogno di sostegno industriale e non etico. Poi non ho capito se la regione investe o no. quello che parlava ha detto un sacco di robe sul pluralismo ma non ha detto dove finiscono i nostri soldi
@anonimo, solo un osservazione su Regione e OpenSource:
http://www.antoniosavarese.it/index.php?option=com_content&task=view&id=177&Itemid=41