Open Source e banalità

Il convegno di ieri è partito molto bene e l’analisi econometrica svolta dal Centro Tedis è stata interessante e ha evidenziato la tipicità tutta italiana (ma anche Nordestina) nell’affrontare le dinamiche imprenditoriali legate al mondo dell’Open Source.

La predisposizione della quasi totalità di queste micro aziende (molte spin-off o incubate) a partecipare a uno studio di questa portata mi ha stupito favorevolmente.

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Non mi è piaciuta invece la trattazione scontata e ammuffita dei paradigmi tipici dell’Open Source. Se siamo ancora qui a chiederci qual’è la differenza fra Freeware e Open Source, fra Opendocument e Openstandard, fra codice apero e licenza all’uso e quindi a dover giustificare temi “culturali” prima che tecnologici, allora vuol dire che siamo molto, ma molto indietro.

La sala era gremita di operatori che da anni si dedicano a queste tematiche e sentir trattare ancora il tema da un punto di vista “etico”, “politico” e di bega industriale fra Sun e Microsoft, non deve esser stato poi molto edificante.

Poco si è detto sul TCO, poco si è detto sul ruolo dei CIO, poco si è detto sui modelli di marketing, molto poco sulla formazione e sul change management.

Comunque resta un punto di partenza, uno dei tanti. Son mancate le proposte di azione. Come sempre.

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3 Responses to “Open Source e banalità”

  1. Andrea Valboni scrive:

    Non sono potuto essere presente all’evento, purtroppo, ma mi hanno raccontato. Siamo alle solite, e ormai dispero che il dibattito riesca mai a superare gli aspetti marketing/ideologici/malafedistici (in alcuni casi ahimè è così) che accompagnano questi eventi. Mi hanno detto dell’intervento di SUN: ancora sui costi di Office!! Ma quanto spende la PA in server proprietari SUN e in licenze commerciali SUN? Qualcuno faccia i conti e veda se non si risparmierebbe di più con sistemi Intel e software Linux, non acquistati da SUN. Ridicolo.. comunque non è questo il dibattito da fare, devo leggere il report presentato, ma da quanto mi hanno raccontato, il problema grosso sta nei numeri di un mercato che stenta a decollare. Quando il fatturato pro capite di un’azienda è 60.000€, al meglio, non ci vuole molto a capire che la banda per investimenti è molto, molto bassa. Il problema è che manca una politica industriale dietro il mondo open source, chi la debba fare però non si è ancora capito.

  2. anonimo scrive:

    meglio che rimanga anonimo perchè in quella sala cera gente che lavorava con me. La figura di m che hanno fatto quelli che di costi non capiscono una mazza. L’open source per sfondare ha bisogno di sostegno industriale e non etico. Poi non ho capito se la regione investe o no. quello che parlava ha detto un sacco di robe sul pluralismo ma non ha detto dove finiscono i nostri soldi

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