Il ventesimo congresso dell’Associazione Informatici Professionisti al quale ho partecipato ieri assieme a Nicola Mattina, Massimo Mantellini, Mafe De Baggis e Luca Mascaro, è stato complessivamente un buon momento di riflessione su temi che si sostengono ovviamente su infrastrutture informatiche ma che con quest’ultime, hanno ormai ben poco da spartire.
La sera precedente il congresso, sono stato a cena con il Presidente dell’AIP Andrea Violetti, con Francesco Frattegiani ed altri membri del direttivo, con i quali ho amabilmente conversato sul cambio di paradigma e di visione complessiva dell’ICT e del mestiere di “informatico“.
Quasi tutti convenivamo sul fatto ormai palese e inconfutabile, che la figura di questo professionista, sempre più si discosta dal camice bianco e tende a confondersi e fondersi con il comunicatore e l’evangelista della cultura digitale.
Secondo me non sono paradossi o provocazioni infatti, durante tutto lo svolgimento del congresso si è di fatto celebrato il funerale all’informatica chiusa, incomprensibile e “complessa“.
Per confutare o contraddire queste tesi, dovrebbe essere già disponibile la registrazione dell’ evento sul canale di Mogulus.





















se escludiamo da questa trasformazione i sistemisti e, aggiungo io, i programmatori (qualcuno i software li dovrà scrivere, no?), resteranno quelli che producevano solo chiacchiere già da prima, quindi non cambia nulla :P
Ma se l'informatico fosse il comunicatore o l'evangelista della situazione, chi farebbe funzionare le cose che comunica e su cui evangelizza? :)