
Ieri, avevo scritto alcune note frettolose su una proposta ALTERNATIVA a quella fatta da Gilioli.
Il tutto parte dalla condivisione di un post da parte di Catepol su FriendFeed.
Premessa: Il sottoscritto era ancora rintronato dal Bateocamp, dagli spritz e da un orgia di wi-fi, quindi la reazione al post suddetto è stata tutta d’istinto.
Contesto: Quindi definiamo il contesto che è quello dell’imminente approvazione del decreto Alfano, per il quale il bloggante si è già espresso. Quindi partita e diffusa la petizione, sensibilizzati anche diversi politici cosa decide Gilioli (dipendente del gruppo Espresso) di alzare il tiro e proporre uno sciopero della blogosfera il 14 Luglio.
Perimetro: La blogopalla italica? Per carità, può proporlo, e può persino schierare le truppe speciali (Repubblica, Espresso, ecc.) Ma a me non piace. Posso?
Sentimenti: Gilioli non mi è simpaticissimo. Così capite anche perchè ho scritto “dipendente“…… Primo perchè troppo spesso è costretto a smentite. Usa il blog come la mitragliatrice del gruppo Espresso che sta facendo una battaglia (magari anche condivisibile) ma che non sono disposto a markettare. Per capire il perchè leggete questo mio post….se ne avete voglia :-)
Inoltre non mi piace perchè è anticlericale fazioso. Pensa che per essere di sinistra bisogna essere solo atei o agnostici e questo non mi piace. Quindi sgombrato il campo.
Ma il problema non è questo, è la proposta che non regge.
Già la cultura digitale del paese è da terzo mondo, già i blog vengono letti dai soliti 4 sfigati, già siamo in pieno Luglio……e non vado oltre perchè bravissimi blogger, meno sanguigni di me, hanno argomentato sulla strategia errata.
Quindi?
IMHO, bisogna farsi sentire di più. E non si tratta di dividere la blogosfera, perchè la blogosfera è “liquida” e può fare quello che vuole comunque. Alcuni di noi si sono ritrovati qui. Pochi, sfigati, certo! Non hanno i giornali e le televisioni. Vi dice nulla?
Cosa vogliamo?
Urlare più forte e scrivere 10 posta a testa su tutto quello che non va nell’informazione italiana. Da Alfano a Berlusconi, da d’Alia alla Carlucci, sino agli ordini/casta e alla sottomissione agli editori.
Tutto qui.
Se vi interessa, aggreghiamoci e proviamo a coordinarci per fare più rumore. Magari non ci filerà nessuno, ma siamo partiti da dentro e, soprattutto, non abbiamo bisogno che ne parlino i media tradizionali, perchè la rete è così: “a volte genera qualcosa dall’interno e quasi sempre subisce dall’esterno“.






LOL, partiamo dal cognome :-) Pensa che due minuti dopo che l'ho pubblicato, un tuo collega del mainstream me lo ha fatto notare. Ma non ti dico chi è nemmeno sotto tortura :-)
Torniamo al contesto……o alle "chiacchere" come preferisci. Immagino che non hai letto il post che ho scritto sullo sfruttamento dei blogger: <a href="http://www.webeconoscenza.net/2009/07/06/precisaz…” target=”_blank”>http://www.webeconoscenza.net/2009/07/06/precisaz… , non puoi averlo fatto, perchè hai risposto sul trackball :-)
Io non ho mai, ripeto mai parlato di corporazioni. Per me il blog è uno strumento, un mezzo, un cazzabubbolo che chiunque può usare come vuole: cantanti, ballerine, preti, becchini e casalinghe di Voghera.
Diverso è, però, stimolare azioni dal mainstram con l'appoggio dello stesso DENTRO la blogopalla. O no?
A me piacerebbe che i blogger fossero liberi di liberare energie da DENTRO e non subire dinamiche da FUORI.
That's all!
Sulla proposta resto della mia idea. Più rumore è meglio che meno rumore. Sono reduce da due "batei" (giornalisti e blogger) che si sono contaminati a vicenda venerdì scorso. Il bello, per me ovviamente, è che i primi sono stati incuriositi dalle dinamiche dei secondi e le hanno analizzate, raccontate, imitate.
Qualche volta vorrei che il mainstream imparasse le dinamiche della rete e non ho mai parlato di citizen journalism che è un paradigma tutto ancora da scrivere e che ai tuoi editori fa rodere il culo.
Parliamone!
Ciao, spero di avere ospitalità anche se ti sono antipatico e se sono un dipendente del Gruppo Espresso.
Io credo che un'azione comune di chi fa comunicazione sia utile e produca buoni risultati, quando c'è un attacco alla libertà di tutti quelli che fanno comunicazione: giornalisti, blogger o semplici utenti che immettono contenuti in Rete. E cittadini, soprattutto: interessati ad avere il massimo della pluralità e della libertà di comunicazione.
Il resto, secondo me, sono chiacchiere, e sia detto con tutto il rispetto. Così come chiacchiera è la contrapposizione (che pensavo superata, in una fase di maturazione comune) tra citizen journalism e mainstream journalism, che si nutrono, si migliorano e si correggono a vicenda. Altrimenti, chi fa blog rischia di commettere l'errore tante volte commesso proprio dai giornalisti: far prevalere la corporazione sugli interessi collettivi della società.
Tutto qui. Grazie comunque dell'intervento.
Ps Ah, non sono anticlericale, mi stanno solo sulle scatole molte posizioni degli attuali vertici della Chiesa. Non credo che c'entri granchè, ma già che c'ero l'ho scritto. Quanto a fazioso, può darsi. Però dai, almeno scrivimi il cognome giusto!
Ciao!
A me invece stai simpatico, forse per la comune fede interista :)
Scherzi a parte, quello che non capisco (e che per ora mi ha visto abbastanza "freddo" – pur continuando a monitorare la situazione passo passo – nei confronti della vostra azione del 14 luglio) è il motivo del silenzio; voglio dire, è una modalità di protesta come un'altra, ma non la ritengo la migliore. Sono nella scomoda posizione di blogger e allo stesso tempo (quasi) giornalista, tuttavia credo che in questa occasione si potesse far meglio.
Mi spiego: spesso la blogosfera è accusata di portare critiche non costruttive. L'occasione, secondo me, era propizia per 1) contrastare questo pessimo ddl 2) far vedere che oltre alle critiche abbiamo anche soluzioni, o almeno proposte migliorative. Il clamore mediatico ci sarebbe stato lo stesso, credo: non dirmi che per Repubblica o Corriere sarebbe cambiato qualcosa nello scrivere "sollevazione generale della blogosfera" piuttosto che "silenzio generale della blogosfera"…giusto?
E allora – forse – si poteva sfruttare la grande mobilitazione che siete riusciti a creare tu, Di Frenna e Guido Scorza per qualcosa di più incisivo: non so, ad esempio un post in cui venisse spiegato bene il perché della protesta, cosa comporterebbe l'approvazione del ddl attuale, gli scenari futuri possibili, ma soprattutto la proposta alternativa. Va benissimo il banner, il ribbon e compagnia bella, ma avrei preferito vedere qualche contenuto: una sollevazione blogosferica italiana, quanto più ampia possibile, ma che avesse allo stesso tempo impeto e riflessione, decisione e proattività.
I modi potevano (anzi, possono ancora!) essere tanti e fantasiosi: un unico post riassuntivo uguale per tutti, un post ragionato di link informativi, una rete di post interlinkati tra loro ciascuno dei quali spiegasse un aspetto della protesta…non lo so, il silenzio mi pare un po' poco, nonostante la visibilità che sicuramente deriverà da questa iniziativa: anzi, a maggior ragione, quella del 14 luglio forse mi sembrerà una grande possibilità "sprecata".
@Kobayashi, la tua proposta scompiglia ancora di più la situazione.
In effetti una mediazione fra il NULLA (cioè il silenzio) e la provocazione deii 10, 100 o 1000 post che, secondo me, nessuno ha le palle per produrre, non è male.
Dipende un po' dall'orgoglio di Gilioli &C. ora. Ma di primo acchito non sarebbe male.
Gli strumenti ci sono: wiki, blog multiautore, Gdocs o altro, e le menti in grado di produrre qualcosa di conprensibile alle masse della rete e FUORI LA RETE, anche.
La palla passa a loro! Se ci cagano!
@gigicogo, lo so che scompiglio ancor più la situazione, ma la mia richiesta di chiarimento sulla storia del 10/100/1000 non era casuale. Non è tanto che nessuno ha le palle di produrli quei 10/100/1000 post, ma io ad esempio non li scrivo nemmeno in dieci giorni 10 post! Forse quella richiesta è troppo esigente, rischia di trasformarsi in una "selezione all'ingresso" che – pur in buona fede – assomiglia tanto ad una mannaia che attirerà poca gente.
@alessandro, in effetti nel mio sproloquio non avevo approfondito a dovere almeno un punto: d'accordo la sollevazione etc..etc.., ma finché ce la suoniamo e ce la cantiamo tra di noi che effetto potrà mai avere? secondo me non è tanto a fuoco il target: chi partecipa alla protesta (in teoria) dovrebbe sapere di cosa si parla, perché avete attivato la mobilitazione, cosa si combatte, quali sarebbero le alternative. Ma gli altri? non solo gli extra-Rete, ma anche quei molti che la rete la vivono al di fuori dei canali più "mainstream" (diciamo così) della blogosfera, cosa capiscono con il silenzio e un banner di protesta?
Come dice gigi, cosa date (diamo/daremo) di comprensibile alle masse della rete e soprattutto fuori dalla rete?
ma fondamentalmente è sempre un'azione comune quella emersa ieri. Tra chi sciopera e sta zitto, e chi ritiene che sia invece il caso di fare rumore e diffondere ai propri lettori non il silenzio me delle attività di vario tipo, l'obiettivo è lo stesso.
LOL, partiamo dal cognome :-) Pensa che due minuti dopo che l'ho pubblicato, un tuo collega del mainstream me lo ha fatto notare. ma non ti dico chi è nemmeno sotto tortura :-)
Torniamo al contesto……o alle "chiacchere" come preferisci. Immagino che non hai leto il post che ho scritto sullo sfruttamento dei blogger: http://www.webeconoscenza.net/2009/07/06/precisaz... , non puoi averlo fatto, perchè hai risposto sul trackball :-)
Io non ho mai, ripeto mai parlato di corporazioni. Per me il blog è uno strumento, un mezzo, un cazzabubbolo che chiunque può usare come vuole: cantanti, ballerine, preti, becchini e casalinghe di Voghera.
Diverso è, però, stimolare azioni dal mainstram con l'appoggio dello stesso DENTRO la blogopalla. O no?
A me piacerebbe che i blogger fossero liberi di liberare energie da DENTRO e non subire dinamiche da FUORI.
That's all!
Sulla proposta resto della mia idea. Più rumore è meglio che meno rumore. Sono reduce da due "batei" (giornalisti e blogger) che si sono contaminati a vicenda venerdì scorso. Il bello, per me ovviamente, è che i primi sono stati incuriositi dalle dinamiche dei secondi e le hanno analizzate, raccontate, imitate.
Qualche volta vorrei che il mainstream imparasse le dinamiche della rete e non ho mai parlato di citizen journalism che è un paradigma tutto ancora da scrivere e che ai tuoi eitori fa rodere il culo.
Parliamone!
strano che proprio Giglioli parli di silenzio dopo che l'ultima volta che ho fatto un convegno con lui alla camera dei deputati non finiva mai di urlare dietro a tutti i (poveri) politici … come ho già detto nel mio post, a proposito se volete ho anche il video integrale (ed originale) di Giglioli che attacca la Carlucci un pezzo da manuale …
http://micheleficara.com/blog/2009/05/07/camera-d...
:-)
Mah, Gigicoco, dipende: a volte il silenzio fa più rumore del rumore, e non è un gioco di parole.
Comunque vedremo: a me adesso interessa che questa cosa venga migliorata, credo che sarebbe un buon segnale per tutti.
Mi pare che Kobayashi abbia scritto cose condivisibili e non le vedo come conflittuali o alternative a quelle che Guido e io abbiamo proposto. Secondo me, eventuali modi plurali e fantasiosi per ampliare gli spaz di libertyà in tutte le forme di comunicazione sono un arricchimento, non un "io sono più bravo di te".
Poi sapete, non è che questa cosa sia nata con un piano di battaglia, una strategia. E' iniziata per caso, con un mio post che Guido e Di Frenna hanno messo in pratica, Sul fatto che le cose potevnoa essere fatto meglio – e di più – non ho mica dubbi.
Comunque, se parliamo di eser costruttivi, Guido ha fatto una proposta di emendamento che è diventata proposta dell'idv e che dovrebbe essere discussa e votaa alla Camera, insomma è stato bravo – più di me di sicuro.
Ah Gigicoco, ma lo sai che questa cosa che i giornalisti dovrebbero imparare le dinamiche della Rete è la mia piccola battaglia quotidiana a L'epresso? Sai che mentre molti blogger tendono a considerarmi un orrido mainstream, molti colleghi mi giudicano un perfido blogger?
Insomma, è la dura vita di chi non crede alle categorie divise nella comunicazione :-)
un saluto
ag
I"o son più bravo" non credo che, in questo caso, lo stia dicendo nessuno. Leggo molti post che cercano una sintesi condivisa, questo si!
E molti che non sono daccordo con il silenzio, questo si!
Ho appena fatto una proposta a Ernesto Belisario, da girare a Guido Scorza, di un wiki condiviso per fare un post a più mani e che parta da un concetto "plurale" di questa blogopalla che, dai comunicati stampa dell'ANSA sembra che sia rappresentata solo dalla manifestazione del silenzio. E tu sai che non può essere vero. Non aiutiamo a mistificare.
Corretto cognome dappertutto, anche sui tag :-)
"Io son più bravo" non credo che, in questo caso, lo stia dicendo nessuno. Leggo molti post che cercano una sintesi condivisa, questo si!
E molti che non sono daccordo con il silenzio, questo si!
Ho appena fatto una proposta a Ernesto Belisario, da girare a Guido Scorza, di un wiki condiviso per fare un post a più mani e che parta da un concetto "plurale" di questa blogopalla che, dai comunicati stampa dell'ANSA sembra che sia rappresentata solo dalla manifestazione del silenzio. E tu sai che non può essere vero. Non aiutiamo a mistificare.
Corretto cognome dappertutto, anche sui tag :-)
per i giornalisti (digitali) c'è un duro mondo là fuori … non v'è dubbio alcuno …
ritornando all'emendamento idv è sicuramente cosa buona e giusta ma dovrebbe essere condiviso da più parti, compresa quella di governo che spesso (grazie ad alcuni illuminati parlamentari come l'On Palmieri) ha doimostrato davanti ad una costruttiva (e diffusa) protesta di ritornare suoi sui passi …
mi fà piacere pensare che una materia (come quella digitale) debba essere costruita cone intelligenti mediazioni e senza controproducenti ed istantanee botte di populismo …
:-)
Pur essendo contrario al decreto, che personalmente trovo una porcata, e in accordo con tutte le motivazioni di Gilioli, Sforza e gli altri promotori della protesta non credo aderirò poichè non condivido i modi. Non penso sia il caso di rispondere ad un decreto che impone il silenzio con dell’ulteriore silenzio; non c’è santo che tenga, è un modo di fare opposizione che, la politica odierna ne è la prova, non funziona e continuerà a non funzionare.
Se tutto ormai è sogetto alle regole di mercato, bisogna far sì che la libertà di espressione per tutti in Italia diventi più conveniente che i guadagni che pochi traggono dall’oscurantismo. Trovo più giusto uno spostamento di massa dai provider italiani a quelli esteri, quando salterà fuori che la libera informazione generava un certo indotto (dapprima invisibile) che sarà stato “castrato” dal decreto forse qualcuno si sveglierà e rimetterà le cose a posto.
Saluti
[...] in che modo? Ieri leggevo, in giro per la rete tra le varie discussioni che si sono aperte, di un tentativo di mediazione, se così lo possiamo chiamare (non so se ci sarà una continuazione o se tutto cadrà nel vuoto). [...]