Ineccepibile

Trovo assolutamente ineccepibile, e di grande responsabilità, la dichiarazione del candidato alla segreteria del PD: Ignazio Marino

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“Nel Pd enorme questione morale”. “E’ incredibile – osserva Marino – che un criminale già coinvolto in odiosi reati possa essere arrivato a coordinare un circolo del Pd”. Questo proverebbe “che nel Pd abbiamo una questione morale grande come una montagna, che non può essere ignorata”. Il senatore si interroga sui criteri con cui vengono individuati i coordinatori dei circoli. “E’ chiaro che non sono scelti liberamente ma imposti – dice – per rispondere agli equilibri delle correnti e senza nemmeno sapere chi siano, che cosa hanno fatto nella vita, se davvero in grado di guidare un circolo, anche dal punto di vista morale”.
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Marino pone una domanda serissima: “Come vengono individuati i dirigenti della base del partito?”.

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Sono essi espressione di un vasto consenso conquistato presso la base (circoli) o vengono individuati dai potenti del partito per assicurarsi quote congressuali e quindi di potere?

Il tema è scottante ma dimostra come un partito che vuol candidarsi come valida alternativa al sultanato di Silvio da Arcore, non riesca ad esprimere delle regole elettive democratiche e popolari al proprio interno, per poi proiettarle come un valido modello di governo del territorio.

Mi spiego meglio. I giorni scorsi mi sono approcciato in modo curioso all’iniziativa promossa da Luca Sofri per “dare senso a un lungo e improduttivo dibattito sulle “proposte” e i “programmi” del PD, con alcuni avventori di FriendFeed” e, preso un po’ dallo spirito collaborativo, dopo aver letto le prime discussioni, ho lanciato una mia modesta proposta di azione da mettere subito al centro del programma.

Per il bloggante, non esiste una generica “questione morale“, esiste una questione del PD. Ed è di pura sopravvivenza.
Se il PD vuol davvero sperare di crescere e tornare a governare, deve dire chiaro alla gente comune, che la politica si ritirerà per sempre dal sistema delle nomine di sottogoverno.
Le nomine di sottogoverno e i patti per assegnarle sono il cancro della corruzione. Basta eliminare la causa e il cancro è sconfitto.

Nella costituzione italiana non c’è scritto da nessuna parte che i partiti PRENDONO IL POTERE. C’è scritto (art. 49) che “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale“. Punto.

Tornando alla questione posta da Ignazio Marino, penso che quest’ultima sia davvero centrale. E’ indubbio, infatti, che se le regole di individuazione dei dirigenti del PD sono già “lottizzate”, come si può pensare di presentarsi agli italiani come partito moderno, di progresso e di rottura?
E’ impossibile se si utilizzano le vecchie regole. Davvero NON CREDIBILE!
Bisogna fare chiarezza DENTRO al partito per potersi ergere a moralizzatori FUORI, nella società civile.

Penso che, a cominciare dai circoli, sia obbligatorio sottoporre le nomine a verifica degli iscritti stessi, se non addirittura sottoporre le stesse nomine alla verifica con mini- primarie sul territorio.

Inoltre, andrebbe messo a statuto che ogni dirigente di partito “trombato” dalle consultazioni popolari (elezioni) debba ritornare alla base del partito senza incarichi dirigenziali per un minimo di 5 anni. Quindi non scatterebberò più le protezioni dei potenti (dirigente nazionale che nomina, o fa nominare, il dirigente locale).

Qualcuno mi deve spiegare perchè, se il popolo ti castiga, il partito ti perdona e ti concede nuove opportunità dirigenziali.

Prendiamo ad esempio Penati (solo per citare un caso conosciuto….. nulla di personale, anche perchè non lo conosco). Caro Penati, perchè se perdi le elezioni non devi prendere atto che la tua “proposta” o il tuo “metodo” sono stati bocciati?
Torna alla base del partito, lavora per nuove idee e nuove proposte e lascia il posto ai giovani emergenti. Poi ci riprovi fra 5 anni a prenderti un posto da dirigente di partito. Non si può vivere solo di rendite di posizione. Un partito moderno deve pensare a queste regole e renderle trasparenti.

Regole semplici, insomma, che solo una riforma decisa al sistema delle nomine può garantire.
Serve riconquistare la fiducia della gente non la fiducia dei furbacchioni e degli opportunisti.

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