Prendo spunto dall’ultimo post di Roberto che negli ultimi giorni sta elucubrando sulla sfida lanciata Google.
Big G vuol fissare un nuovo paradigma che tende a persuadere gli utenti finali con una serie di benefici annunciati:
A) Sistema operativo leggero e gratuito (molta enfasi alle parole “leggero”, “veloce” e “codice aperto”. Distro Linux, insomma.
Yes – Google Chrome OS is an open source project and will be available to use at no cost.
B) Chrome come cuore del sistema. Sistema operativo browser centrico, insomma!
C) Disponibilità ad ospitare grandi migliorie, evoluzioni e personalizzazioni grazie alla disponibilità nel cederlo come “codice aperto agli sviluppatori”.
Later this year, the Google Chrome OS code will be open sourced. We’re looking forward to working with the open source community and making our own small contribution to the great work being done out there. Please stay tuned.
D) Sfruttamento totale dei servizi SaaS di Google (Gdocs, Gmail, Gsites, ecc.)
Bene, detto questo si afferma anche che non sarà Android. Falso! (secondo il sottoscritto, ovviamente).
La filosofia, infatti, sarà la stessa. Per Big G, il concetto di WebOs è molto legato alla diffusione dei prodotti/servizi on the cloud. Come per Android.
Il problema che si dovrà affrontare è il rapporto prestazionale del browser che dovrà supportare/sopportare il carico di tutte le funzionalità aggiuntive che man mano Big G aggiungerà ai propri servizi per renderli simili a quelli installati attualmente nei classici sistemi operativi.
Diamo un occhiata alle evoluzioni di Gmail e Gcalendar e lo capiremo subito.
Come farà il browser a sopportare tutte le richieste di script, di grafica di sessioni multiple ecc.?
Cazzabubboli come questo, quanto peseranno sulla RAM del sistema?

Il browser potrà esigere Ram in continuazione o inventeranno qualcosa che spingerà il consumo di rete (e quindi di denaro) prioritariamente al consumo di risorse macchina?
Quanto peserà cachare tutto su Gear?
La scommessa (diversa da quella di Microsoft che utilizza un paradigma misto: S+S), sarà quindi quella di convincere l’utente a spostare risorse e controllo on the cloud e delegare il SO classico a funzioni di middleware. Non so se vinceranno. E’ anche un problema culturale non da poco!



#1 di Marco Freccero il 15 luglio 2009 - 11:09
Concordo. E' soprattutto un problema culturale. Il bello è che gli utenti già usano il cloud computing… senza saperlo. Se però inizi a chiedere in giro cosa ne pensano, d'istinto rispondono "Boh!" o "No".
#2 di gigicogo il 15 luglio 2009 - 13:15
Caro Marco, e non è cosa da poco! Se non aumentiamo la cultura digitale di questo paese, saremo sempre e solo degli "utonti". Se invece cambiamo registro e ci acculturiamo, forse, potremo dire la nostra come un tempo…….quando la "cultura" con la C maiuscola si faceva nel bel paese, e gli altri si accodavano.
#3 di gigicogo il 17 luglio 2009 - 07:16
Per rafforzare il concetto ci aiuta anche questo articolo: http://www.01net.it/01NET/HP/0,1254,0_ART_100765,...
#4 di Andrea Contino il 17 luglio 2009 - 07:44
Non trovate che però inizi ad esserci un po' troppa confusione sui tanti servizi proposti da Google? Per l'utente finale intendo e non per noi smanettoni.
#5 di gigicogo il 17 luglio 2009 - 09:07
Si, ma molti sono risposte, o addirittura reazioni ad annunci di altri. E' una guerra vera e propria.
"Alla fine, ne resterà uno solo": Highlander :-)
Speriamo di mo! Il pluralismo è fondamentale in questa fase, anche se per l'utente rappresenta, più che altro, confusione.
#6 di gigicogo il 17 luglio 2009 - 09:08
Si, ma molti sono risposte, o addirittura reazioni ad annunci di altri. E' una guerra vera e propria.
"Alla fine, ne resterà uno solo": Highlander :-)
Speriamo di mo! Il pluralismo è fondamentale in questa fase, anche se per l'utente finale rappresenta, più che altro, confusione.
#7 di luber il 17 luglio 2009 - 10:08
Una cultura digitale "sana" – se mai si sviluppasse – potrebbe anche esprimere preferenze alternative allo sviluppo del "cloud computing" .. i believe