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Allegria!

di Claudio Marino

mike bongiorno   silvia battisti Allegria!

Oggi fa molto “trendy”, come ricordava di recente il tenutario di questo blog, parlare di Facebook, di comunicazione digitale, di web 2.0 senza avere né esperienza né competenza sull’argomento. La comunicazione su questi ambiti, quando si svolge all’esterno di essi, spesso è mediata, generalizzante, basata su cognizioni, convinzioni, culture o preconcetti nati e sviluppati in altri contesti e che, proprio per questo, non possono attagliarsi a questo nuovo ambiente.
Ogni venti o trent’anni, assistiamo (o siamo protagonisti) di una rivoluzione nel mondo della comunicazione, a cui seguono sterili (e spesso fallaci) previsioni sulla direzione che i nuovi media intraprenderanno. E’ successo anche cinquant’anni fa, quando la TV entrò prepotentemente nella vita degli italiani. E insieme alla TV entrò anche un personaggio, che contribuì in modo determinante alla sua esplosione: non tanto perché, come ho sentito ieri, ha “inventato” la televisione, quanto perché, secondo me, ha inventato un modo di farla, ha immaginato e realizzato una direzione, ha creato non solo un genere, il quiz televisivo, ma piuttosto una nuova essenza della comunicazione.

Il suo lavoro ha fatto si che un mezzo di comunicazione unidirezionale (dalla TV allo spettatore) al pari di un quotidiano, diventasse qualcosa di più complesso, che riesce a far interagire lo spettatore con i contenuti del mezzo televisivo. Che non è più la notizia, ma il personaggio concorrente-vincitore-campione, la figura della valletta, l’appuntamento serale settimanale di cui si parla prima e dopo nei bar, nelle case, sui giornali. Sui giornali, ecco il punto: i media che parlano dei media. Oggi ci sembra banale, ma cinquant’anni fa è stata una piccola rivoluzione.

Ha avuto il merito, per dirla in termini geometrici, di prendere un mondo a due dimensioni e aggiungerne un’altra, gettando le basi (esagero?) per quella cultura dell’interscambio e della condivisione che si sarebbe sviluppata compiutamente solo grazie allo sviluppo del web, dopo mezzo secolo.
Ieri ho sentito molti guru (o sedicenti tali) parlare della persona, dei quiz, dei rapporti con RAI e Mediaset, delle gaffes, eccetera. Tanti coccodrilli precotti per rendere omaggio a un uomo che  ha tenuto compagnia, ha fatto divertire, sognare, sperare. Ma le parole più significative le ho sentite da Chiambretti: “tanti anni fa, lo spettatore che ascoltava le risposte dei concorrenti di un suo quiz si sentiva un deficiente; oggi, chi guarda i concorrenti di un qualunque quiz si sente un dio”.

Grazie per quello che hai fatto Mike, a nome di tutti. Si, lo so, qualcuno sembra aver dimenticato che trent’anni del tuo lavoro sono stati determinanti per diventare ciò che è oggi. Non te la prendere, è la sua ennesima gaffe, d’altra parte tu sei un’autorità nel settore. Solo che le tue facevano ridere: d’altra parte, la simpatia ancora non si può comprare.

 
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