La creatura che, assieme a Gianni e agli amici di InnovatoriPA, stiamo facendo crescere, verrà presentata a Venezia il prossimo 23 Ottobre.

Stesura collaborativa, crowdsourcing, nuovo Cluetrain Manifesto della PA, fate un po’ voi, l’importante è che a Venezia ci siate.
Il manifesto è ora disponibile: http://manifestopa.pbworks.com
Per gli approfondimenti, copio e incollo il post di Gianni, un po’ per pigrizia e un po’ perchè condivido ogni bit!
Un’amministrazione 2.0 è un’amministrazione che si mette dalla parte dei cittadini e che con i cittadini stabilisce una relazione bidirezionale, perché è consapevole che nessuno meglio di loro può valutare servizi e progetti, segnalare eventuali criticità, manifestare esigenze e bisogni e fare proposte per soddisfarli. Ma c’è di più: è un’amministrazione che sceglie di improntare tutti i suoi processi, anche quelli interni, sui principi della condivisione e della collaborazione, di sfruttare l’intelligenza collettiva coinvolgendo le risorse a sua disposizione per migliorare la gestione interna e l’efficienza dei servizi offerti. E, infine, è un’amministrazione che sceglie di fare tutto questo sfruttando le opportunità offerte dalle nuove tecnologie e dagli strumenti del web 2.0 e mettendoli al servizio di un nuovo approccio nei rapporti con il cittadino.
E’ questa la premessa che presenta il Manifesto Amministrare 2.0, un documento in progress che diversi attori o network quali FORUMPA, Formez, il Comune di Venezia, il Club di Amministrare 2.0, Artea Studio e Innovatori PA stanno promuovendo con lo scopo di proporre una visione condivisa per favorire la modernizzazione della PA digitale.
A fronte di una situazione di stallo del processo di telematizzazione della PA, si legge nel documento, ci sono però degli enti locali che hanno continuato a sperimentare le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie al fine di migliorare la qualità dei servizi offerti ai cittadini e favorire la loro partecipazione alla gestione della cosa pubblica. Sono le amministrazioni locali che hanno promosso una telematica pubblica di secondo livello improntata su una logica relazionale e partecipativa, che hanno approfondito e applicato gli strumenti del Web 2.0, che hanno rimesso i cittadini al centro del processo di sviluppo della PA digitale. Sono un numero ridotto gli enti che si sono avventurati in questa direzione ma rappresentano una minoranza le cui esperienze possono rappresentare uno stimolo per riavviare l’intero settore. Queste amministrazioni hanno spesso implementato anche strumenti di partecipazione e di collaborazione interattivi all’interno delle stesse organizzazioni, permettendo così la diffusione e l’arricchimento dei saperi già presenti nelle risorse umane impiegate, ma che in molti casi restano inespressi.
Da qui nasce l’idea di un’iniziativa, il Manifesto Amministrare 2.0, in grado di valorizzare l’esperienze già realizzate arrichendole dei contributi di coloro che a diverso titolo sono interessati alla diffusione di una moderna PA digitale. Il processo di elaborazione del Manifesto ha già registrato momenti importanti di lavoro e di condivisione di idee e proposte: lo scorso 6 febbraio a Venezia nel corso della prima riunione con alcune amministrazioni locali (Venezia, Monza, Parma, Reggio Emilia, Trieste e Udine) è scaturito un programma di lavoro che poi è stato ripreso e approfondito nell’ambito di un incontro organizzato all’interno dell’ultimo FORUM PA e a cui hanno partecipato circa 70 persone tra esperti, amministratori pubblici e aziende. Sia gli incontri sia la collaborazione on line sono gestiti seguendo una metodologia per favorire la più ampia partecipazione nell’elaborazione del Manifesto.
Non dimenticate di registrarvi: http://www.veneziacamp.it/eventi/manifesto-amministrare-2-0/







Etichettare 2.0 un processo perché usa o intende usare strumenti web 2.0 a me francamente non piace; l’evoluzione verso la presenza online dei processi PA, quelli che conosco per esperienza diretta, è allo stadio del “predico bene e razzolo male”. Amministrare 2.0 suona come “wishful thinking”.
Gigi, ho espresso un’opinione; se ti suona così male potevi chiedermi, visto che mi conosci, “perché” me la sono fatta.
Sai benissimo che mi sono “sbattuto” per un’intera vita professionale e che continuo, da semplice cittadino “fuori dal gioco ma consapevole” a “sbattere contro muri d’incomprensione” .. invece di godermi la pensione.
Ho una bozza di post che “propone un razionale” per motivare ciò che sostengo; non sarà facile finirlo, ma il fatto che possa suonare come .. “bacchettare qualcuno prima di sapere di cosa si parla” .. mi stimola a continuare; con infinita calma.
Buona Domenica
Luigi più che altro hai emesso una condanna a priori: “cit…….predico bene e razzolo male. Amministrare 2.0 suona come “wishful thinking……..”.
La nostra è una chiamata al contributo e alla costruzione. Un manifesto è una ricerca di linee comune e condivise dove poter poi sviluppare azioni. Quindi aperto al contributo. Ma se lo condanni a priori, allora è dura. Lasciamo tutto in mano al decisore politico e borbottiamo e sbuffiamo. IMHO
Mi fai sorridere Gigi :-)
Stai mettendo in evidenza la necessità, per dare a uno come me la possibilità di dire la sua opinione senza fartela sentire come una condanna a priori, di non parlarti direttamente: …. come se io fossi un’applicativo che (per ottimizzare le prestazioni del sistema e la propria efficacia di utente) non può rivolgersi direttamente all’interfaccia .. di sistema .. appunto.
Proprio per questo (sempre IMHO) le attività in corso, dal punto di vista di un cittadino che si confronta con realtà amministrative molto lontane dalle dichiarazioni di un manifesto, le chiamerei “Amministrare zeropuntoqualcosa”.
Sto esplorando un altro modo di evidenziare questa possibilità, immaginando uno spartiacque tra “economia di mercato” e “economia della conoscenza” e mettendo in evidenza il diverso significato dell’espressione “aria fritta”, di qua e di la dallo spartiacque …
Ti faccio sapere se ne vengo fuori senza perdermi.
E io son qui che aspetto :-)
Luigi se bacchetti chi ha voglia di fare e si “sbatte” dalla mattina alla sera per rompere quelli che tu chiami “processi”, allora siamo messi male.
Hai sbagliato tiro, carissimo. Se la pensi così lasciamo tutto in mano ai politici e ai fornitori, con buona pace loro.
Prenditi il tempo di leggerle certe cose prima di dare giudizi, o di parteciparle. Le etichette servono solo ad enfatizzare e avvicinare le persone di buona volontà. Non farti ingannare, non è moda, ma voglia di protagonismo e senso di appartenenza.
Ciao