Oggi pomeriggio alle 16.00 (o meglio 15.50), sarò ospite di Radio24 e della trasmissione NovaLab24. Si dovrebbe parlare di Innovazione nella Pubblica Amministrazione e di PEC.
Come sempre porrò il tema/problema “culturale”, ribadito anche recentemente in un articolo di Maria Andretta su B2B24. Infatti, senza la cultura a sostegno, ogni cazzabubbolo tecnologico come la PEC (ma non solo quello), rischia di rendere sterile l’intero impianto dell’eGovernment.
Tra gli altri nodi da sciogliere la mancanza di una cultura di base sembra fondamentale, fatto che rende necessario agire sull’alfabetizzaeione informatica di primo livello. Non si spiega altrimenti la risposta che danno famiglie e imprese a una domanda importante: perché non fate uso di Internet? Ebbene, per il 73% dei nuclei familiari e per un disarmante 75% delle imprese medio-piccole (per le realtà più grandi la situazione è differente) la prima ragione addotta è che questi servizi sono inutili. Probabilmente una simile risposta in Scandinavia sarebbe assurda.
Ribadirò che non ha senso riproporre in digitale (complicandoli) gli assurdi meccanismi burocratici che frenano la semplificazione del rapporto fra cittadino e Pubblica Amministrazione. Non vorrei che la scusa fosse sempre la stessa. Non mi hai mandato l’istanza con raccomandata? Non ti sei qualificato con prova provata di identità e ruolo? Allora fottiti! E il problema io non te lo risolvo.
Di questo passo l’eGovernment muore, ovvero lo si tiene in vita per concedere appalti ai fornitori che sono chiamati a digitalizzare le procedure frutto di una legislazione assurda, antica e per niente allineata con il resto delle legislazioni europee in materia.
Come già dibattuto su questo blog, i diritti del cittadino digitale sono gli stessi di sempre. E’ assurdo che alla mutazione del suo status, il cittadino digitale, debba trovare ulteriori freni nel raporto con la Pubblica Amministrazione. Quindi, eGovernment vuol dire semplificare e accettare le istanze con buon senso, senza pensare che siano portatrici di “rogne da smaltire”, ma bensì di “bisogni da soddisfare”. Quindi compiti, non disturbi!
Detto ciò, cara Pubblica Amministrazione, se il semaforo è spento vorrei poterti mandare una semplice email, un sms o una foto digitale, anche senza qualificarmi. L’importante è che me lo aggiusti!
Update: Gruppo d’ascolto e Live blogging, nei commenti.




















Eppure io di cose da dire e discutere ne avrei. Ma prometto, niente telefonata in diretta.
Sulla PEC c’è un universo di cose da commentare, ma un comune conoscente (avvocato) le ha già raccontate meglio di come potremmo fare io e te.
Il passaggio sulla “semplificazione e non semplice riproposizione on-line” del processo l’ho già inserito (con citazione) nella prossima presentazione!
Ottimo Eugenio, cosi’ saremo in due a dirlo forte e chiaro anche in Consip!
Io non sono contrario di principio alla PEC, ci sono situazioni in cui è richiesta una certa formalità e la PEC (certo anche altro di simile, ma il concetto non cambia) può essere una soluzione. Quello che è sbagliato non è mai lo strumento, è l’uso che ne vorranno fare. E quello non è chiaro. La CEC-PAC (perchè non si chiama PEC) che vuole regalare Brunetta ai cittadini, potrà essere usata anche come PEC (cittadino-cittadino) o sarà solo un canale PA-cittadino? Ditemi l’uso che ne volete fare e vi dirò cosa ne penso. :)
Roberto, da quello che leggo qui: http://saperi.forumpa.it/story/41783/un-diluvio-di-pec-anzi-no-cec-pac-anzi-no per ora è bidirezionale INPS/ACI e poi, poi, potrebbe essere usata per altre cose???????? Ma siamo ai proclami. L’SPC-COOP è ancora vivo?
siamo tornati ai tempi della vecchia mail, tutti cercando di darti il LORO servizio di posta che, anche se uguale a quello degli altri, ti legherà a loro a doppio filo.
La cosa fuori dal mondo è il ministro che supporta il tutto. E la chiamano innovazione.