Come ormai saprete, dentro le manifestazioni del Veneziacamp 2009, c’è un Barcamp vero e proprio. Dedicato, riservato, ideato dalla blogosfera.
Proprio oggi, alcuni componenti dell’organizzazione del Veneziacamp, mi chiedevano di spiegare meglio cos’è un Barcamp, perchè la fuori nella parte non-abitata della rete questa cosa buffa nessuno sa cos’è.
Così ho ripreso questa intervista di Tommaso del Lungo del Marzo scorso, è ho provato a renderla generalista.
Ovviamente è emendabile :-)

Alzi la mano chi sa definire con esattezza cos’è un barcamp. La risposta non è semplice, anche perché la formula del barcamp è relativamente nuova e, per le sue caratteristiche di apertura e condivisione, sfugge a definizioni rigide.
Proviamo allora a fare un po’ di chiarezza e a dare qualche coordinata che possa stimolare la voglia di partecipare.
Cos’è un barcamp?
Il barcamp è una “non conferenza”, cioè il contrario di una conferenza così come solitamente intendiamo gli eventi standard a cui siamo abituati a partecipare. Nasce dal desidero delle persone di condividere ed apprendere in un ambiente aperto e libero, non preconfigurato, e senza format. Lo spirito è collaborativo, chiunque può salire in cattedra, proporre un argomento e parlare agli altri, con lo scopo di favorire il libero pensiero, la curiosità, la divulgazione e la diffusione dei temi legati all’innovazione e al cambiamento.
Chi partecipa a un barcamp?
Il barcamp è un raduno dove si ritrovano i cosiddetti abitanti della rete, che si distinguono dagli utenti della rete, perché non solo usano questo strumento, ma producono contenuti contribuendo alla sua alimentazione e al suo mantenimento.
La precondizione per partecipare a un barcamp è avere voglia non soltanto di ascoltare, ma anche di contribuire, ed è questa la cosa più interessante: si offre la possibilità di contribuire a tutti coloro che non usano i soliti canali convenzionali, i soliti noti per intenderci, ma che hanno nella testa o nelle dita (visto che sono bravi artisti del web) alcune progettualità e le presentano in queste occasioni, prendendo la parola e raccontando la loro storia.
Come si decidono i temi da trattare?
In un barcamp non c’è nulla di prestabilito, anche se gli organizzatori tendono di solito a pubblicizzare in forma collaborativa (wiki) l’evento, lasciando l’opportunità a ciascuno di proporre un argomento da discutere, ma anche di cancellarlo, spostare l’orario o modificarne i contenuti. Senza alcun vincolo, quindi. Il barcamp ha una struttura il più fluida possibile, gestita solitamente con una lavagna o un raccoglitore di memo-tac, nel quale ognuno può andare ad attaccare il suo post-it con il tema che vorrebbe trattare. È, quindi, una riunione aperta e i contenuti vengono proposti dai partecipanti stessi.
Come si sviluppa la discussione?
I post-it con i temi vanno e vengono, il format è molto anarchico e, in base alle relazioni che si stabiliscono durante la giornata, è difficile che il programma rimanga invariato nel corso del tempo. Solitamente le persone accorpano alcuni argomenti, propongono speach multipli a due-tre persone, si formano dei capannelli. Si cerca di non utilizzare la modalità palco-spettatori, perché limita incredibilmente la partecipazione, mentre si tende, invece, a stare tutti sulla stessa base, eliminando il palco, e a moltiplicare i punti di attenzione, creando dei veri e propri speaker corner modello Hide Park.
Si favoriscono le relazioni uno a uno ed uno a molti e la cosa caratteristica è che il barcamp ha un’estensione che supera quella della sala riunioni, cioè tutta l’area fuori e dentro la sala può essere utilizzata per la creazione di questi capannelli, per lo scambio di esperienze e così via.
È un evento di élite?
Diciamo che è molto usato nella blogosfera. Tra i blogger, infatti, la conoscenza viene favorita dal mezzo digitale, ma è una conoscenza mediata dal mezzo. Per disintermediare ci si ritrova in queste occasioni.
Spesso però, la formula Barcamp si adatta per eventi tematici, figli di un contesto preciso (associazione, gruppo, azienda, socialnetwork, community, ecc.) e sono il momento ideale per un approccio non digitale e, quindi, disintermediato, sia dei membri più attivi sia di coloro che partecipano saltuariamente o sono – come si dice in gergo – il Lurker, ossia quelli che guardano solo in maniera passiva. Al barcamp possono venire anche loro a proporre un contributo.
Qual è il valore aggiunto di questo tipo di eventi?
Il valore principale è la relazione, cioè la conoscenza fisica delle persone con cui si possono anche condividere progetti di lungo raggio. Dopo la frequentazione di alcuni Barcamp si possono stabilire anche delle relazioni permanenti, che creano il senso di appartenenza ad un ecosistema e permettono di crescere insieme. È il senso del famoso circle of trust, per cui tu conosci la persona digitalmente, perché ha le tue idee e le tue passioni, la frequenti, condividi dei progetti e questi progetti ti portano un vantaggio per la tua professione… Bhè, cosa c’è di meglio del social web?
Questo, però, non va un po’ a discapito dell’apertura all’esterno?
Sono gli entusiasti a dover allargare le maglie e a contaminare anche i non abitanti. Bisogna provare ad estendere gli inviti ai rappresentanti delle aziende, delle istituzioni e della società civile. In alcuni paesi (Australia o Spagna) questa disintermediazione totale è diventata una consuetudine, questo parlarsi alla pari sta sovvertendo il modo di fare eventi. Il barcamp contamina. Una volta che ne hai frequentato uno, non puoi più farne a meno e le conferenze tradizionali ti daranno molta noia.
Come si svolge la giornata del barcamp?
Di solito si organizza la cena sociale, per chi può, la sera prima. La mattina del Barcamp c’è l’accoglienza con la consegna dei badge e dei gadget eventuali, offerti dagli sponsor, e la compilazione della lavagna con gli argomenti della giornata. Subito dopo iniziano in vari talk con l’intermezzo del pranzo. A volte si provvede alla diretta in streaming e alla realizzazione di alcune interviste, per consentire anche a quelli che non sono potuti intervenire di avere un feed-back della giornata.
Quale è il kit necessario per partecipare al barcamp?
Bisogna prepararsi al nomadismo digitale. Un portatile è fondamentale, perché la connessione wi-fi permetterà ad ogni partecipante di interagire con la rete, mandare foto e aggiornare il blog facendo instant blogging. Poi è utile portarsi bigliettini da visita o badge da scambiare, per ricordarsi con chi si è chiacchierato e si è interagito. Da un punto di vista psicologico se partecipi al barcamp devi rompere la timidezza e proporre il tuo progetto che magari, fuori dal tuo ambito ristretto, può trovare terreno fertile ed essere valutato. Infine bisogna essere curiosi e rimanere tutto il giorno, consapevoli che le persone che possono dare un contributo per il progetto che stai portando avanti sono tante.
In una parola: occorre predisporsi ad essere “social”, tecnologicamente e umanamente.
Come ci si iscrive?
Sul wiki, ovviamente!







Ho letto al volo – da Lurker;
dopo un po’ di Barcamp sono diventato un Lurker: seguo quel che succede, aspettando di riuscire a contaminare senza dover usare la parola “contaminare”;
come si possa fare non lo so; se ci provo suono difficile ai Barcamp addicted e ostrogoto agli amici dell’osteria;
ho appena visitato la Navarra, terra delle differenze; su ogni casa c’è lo stemma di famiglia … eppure sanno fare integrazione in modo stupendo; senza il web.
Forse la verità sta in quello: saper fare le cose che servono senza il Web .. per poi amplificare le proprie capacità e superare i propri limiti usandolo;
continuate pure a parlarne: vado al Prado :-)
Divertiti, beato te! Già mi manca la Spagna ed è meno di un mese che ci manco :-(
Sai che bello .. sentire citare Italiani che hanno disseminato la Spagna di capolavori, perfino quando visiti il convento delle Descalzas .. e avere dei flashback con le facce di Bondi e Berlusconi :-(((
Ma un Barcamp dell’amor proprio non se lo inventa ancora nessuno?
sasso che rotola non fa muschio…
(proverbio sioux)
Bravo, scrivi “sesso” che va a finire nello spam :-)
a rolling stone gathers no moss .. a rolling stone like the coin that you to toss .. ..
Vuol dire essere indipendenti, (saper) fare le proprie scelte, prendersi dei rischi .. no?
La relazione con la domanda del post quale potrebbe essere? Un invito a uscire dal branco?? Un invito a starci dentro per non essere soli e isolati???
Bho!?
Mi correggo ..