Socialsfera e Big G


Ammettiamolo, i contenuti che cerchiamo noi abitanti della rete sui motori di ricerca, sono sempre più spesso relativi alle attività del nostro clan. Egosurf, Vanitysearch, Reputation scan, sono attività quotidiane mirate a capire la penetrazione e la solidità delle nostre relazioni nella socialsfera.

Ed è naturale che sia così. Il web sociale è fatto di conversazioni che si intrecciano, si sviluppano, muoiono, resuscitano, si aggrovigliano nei social network e tornano attuali nei sistemi di lifestreaming. Le tecnologie aiutano con servizi, plugin e altri cazzabubboli ma, ora, Big G vuol dire la sua.

Perchè? Perchè il web evoluto è fatto di persone e le persone cercano persone.

Tutto è partito alla chetichella quando abbiamo concesso a Big G di raccogliere gli elementi della nostra identità che facilitavano le “relazioni” e li abbiamo liberamente dati in pasto per la ricerca.

profilo Socialsfera e Big G

Ora, i vantaggi di questa profilazione vengono messi in test nei Google Experimentals Labs, per farli testare al popolo “social” come opzione per la ricerca. Ovviamente sul sito in lingua inglese.

social search
Addentrandoci in questo servizio e andando a sollecitare le restrizioni della ricerca  ( spalletta di sinistra “All results/Social”)  possiamo attivare il filtro sociale che ci restituirà le risultanze mirate sulla nostra rete di contatti sociali.

SOCIAL SCAN
E da qui potrebbe aprirsi il dibattito sulla necessità di moderare o di incentivare la raccolta di “anagrafiche sociali” (i nostri account sui social media, sui social network e sui servizi). E tutto gira attorno a quel paradigma che ancora non abbiamo assimilato bene quando abbiamo deciso di entrare nella parte abitata della rete. Siamo disposti ad esporre la nostra identità digitale e la nostra reputazione in cambio di servizi su misura?

Pensiamoci. Come risposta alle necessità di monitoraggio della socialsfera, la risposta di Google è buona. Ora mettiamo un po’ di attenzione alla reputazione.

E per finire un tutorial video. Enjoy!

Immagine anteprima YouTube

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  1. #1 di Andrea Contino il 28 ottobre 2009 - 13:55

    E’ sicuramente un ottimo spunto quello di G. Gigi, guardandola invece da un’altra angolazione. Che ne sarà dell’inifintà di dati che stiamo dando sotto un’altra forma nuovamente a Google?

    A me fa sempre pensare, non per questo mi sono mai fermato dal profilarmi, ma è sintomatico che di quest’enormità di siti, abitazioni, titoli di studio serviranno pur a qualcosa oltre che trovarsi tra amici.

    • #2 di gigicogo il 28 ottobre 2009 - 14:12

      Andrea, questo è un grandissimo tema.
      I have a dream. E questo sogno è legato al web 3, alla Internet degli oggetti insomma. Vorrei poter avere la certezza di scegliere chi tiene i miei dati, come li tiene e per che scopo. Fatto questo, arriverà quel giorno che riceverò una voice-mail di questo tenore: “Caro Gigi, ti vedo stanco e stressato dopo il Veneziacamp, sai ho guardato il piano ferie di tua moglie e il saldo del contocorrente. Poi ho analizzato gli ultimi posti dove hai trascorso le ferie e mi son permesso di farti una proposta che non incide con i prossimi appuntamenti che hai in agenda. Insomma, puoi prenderti una settimana in un hotel che ho scelto per te e con il biglietto maturato grazie ai punti della tua fidelity card”. Devi solo rispondere con un si, e al resto penso io. Il tuo web assistent 3.0″!

      • #3 di Andrea Contino il 28 ottobre 2009 - 15:17

        Vero, spero tanto si possa arrivare a una cosa del genere. Al di là di alcune eccezioni, il fatto di partecipare a un Social Network e il vero cambiamento che con essi è conseguito è il fatto che bene o male tutti noi ci siamo presentati con il nostro vero nome e cognome, con la nostra faccia, a differenza di quanto eravamo abituati a fare su chat e forum.
        In questa evoluzione si nasconde anche la contraddizione dell’aver timore di lasciare i propri dati a un’azienda terza che li può sfruttare come meglio crede, lo so, però ritengo anche corretto che proprio perchè decidiamo di “metterci la faccia” possiamo essere anche padroni della direzione che prenderanno i nostri dati sensibili.

        Ovviamente tutto #senzatimore!

  2. #4 di catepol il 28 ottobre 2009 - 14:42

    faccio un paio di prove anche io per vedere e capire come funziona (mi sembra una gran bella cosa, e concordo con te che dici che bisogna imparare a gestire al meglio i propri profili in rete).

    Visto che un paio di volte ti ho fatto, non volendo, da segretaria, tu fai il mio manager e io la tua assistente 3.0.

    Spero ti fidi a dare in mano a me le tuoi informazioni personali rispetto a big G :P

  3. #5 di Andrea Bichiri il 28 ottobre 2009 - 19:34

    Web 3.0 questo si che è interessante. Quindi prospetti l’avvento di agenti intelligenti che ti pianifichino le attività quotidiane in puro stile semantico Tim Berners Lee?

    la privacy così sarà messa a dura prova e dato che per il momento non hanno ancora sviluppato i livelli logica-fiducia firma digitale della pila del web semantico speriamo che si basino veramente sul fattore trust e non diano in pasto i nostri dati a tutti senza ritegno

    • #6 di gigicogo il 28 ottobre 2009 - 19:36

      Il fattore trust, in effetti, sarà più determinante di ogni legislazione in materia e di ogni tecnologia a supporto, IMHO!

  4. #7 di catepol il 28 ottobre 2009 - 21:17

    ho notato che il mio account protetto /twitter e Friendfeed) rimane protetto anche da questa search. per me è cosa buona. Che funzioni così, intendo. Non so cosa pensate voi, in merito.

    • #8 di gigicogo il 28 ottobre 2009 - 21:24

      Tutti i servizi, IMHO, dovrebbero permettere questa protezione, dalla quale resta escluso il blog personale, ovviamente.

(non verrà pubblicata)