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Cristo è morto

Published on 17 gennaio 2010 by in conoscenza

Cristo è morto

In queste ore di incessante bombardamento mediatico alcune tribolazioni interiori mi stanno devastando. Forse è l’egoismo più sfrenato che prevale sui comportamenti più nobili. Forse.

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L’invito a donare una piccolissima parte destinata i nostri egoismi a favore delle disastrate popolazioni haitiane è assordante. Ed è giusto che sia così, c’è bisogno di tutti. Di tutti si, proprio di tutti.
Ed è entusiasmante l’elenco di vip generosi che si stanno prodigando in favore delle popolazioni caraibiche. Dagli sportivi, agli attori di Hollywood, passando per i paperoni delle multinazionali, ecc.
Ma come ha sottolineato diverse volte il presidente Obama c’è bisogno di un piccolissimo contributo di tutti anche con un singolo dollaro.

Sarà perché stamani il bombardamento mediatico mi ha travolto, sarà perché ho guardato invece di vedere, o meglio ho ascoltato invece di sentire. Sarà perché la domenica mattina si è presentata con servizi televisivi sul Vietnam dove, a 40 anni dalla fine del conflitto, nascono ancora moltissimi bambini deformati dalla diossina defogliante. Sarà perché ho ascoltato con interesse un servizio sugli orfani delle innumerevoli guerre dimenticate nel continente africano o ancora mi sono passate davanti agli occhi le immagini della tragedia irachena.
A chi donare? Dove adottare un bambino a distanza, perché farlo, come farlo? Fidandosi di quale organizzazione?

Poi il paradosso crudo, spietato, immorale fino all’essenza. In questo scenario mattutino da apocalisse del nuovo millennio da cui sembra emergere un dato impressionante: circa due milioni di bambini haitiani resteranno orfani, si inseriscono le notizie di cronaca e politica. Spietate, assurde, immorali nei modi superficiali con cui vengono irrorate nell’etere e sui giornali.
C’è chi non trova miglior momento di questo per ostentare la sua ricchezza comprando l’ennesimo palazzo/residenza sul Canal Grande. Il più amato dagli italiani, l’uomo che profetizza amore. C’è chi usa lo stato e la sanità pubblica per arricchirsi (e non è un problema solo della Puglia). C’è chi usa il denaro degli aiuti pubblici per aumentarsi in modo “osceno” gli stipendi. Si vocifera anche di strani rapporti fra produttori di vaccini e familiari di ministri e l’elenco, ovviamente non si ferma qui.

E il mio tormento aumenta, la tribolazione mi porta alla discussione familiare sul fare, non fare, come fare. Condannare, battersi, gridare!

E andrò a messa anche oggi, assieme a chi si paga l’indulgenza grazie ai poteri conferitigli dalla carica istituzionale. Andrò a messa mischiato a chi ostenta la sua ricchezza e non la considera una contraddizione. Andrò a messa sapendo che i vescovi si aspettano interventi importanti proprio ora che si avvicinano le elezioni.

La mia fede cattolica è salda (anche se messa a dura prova dai comportamenti dei messaggeri in terra) ma non può esimersi dal denunciare questi paradossi. Chissà dove trova la giustificazione cristiana colui che si proclama erede di De Gasperi? E chissà dove la trovano i vescovi che lo adulano e lo legittimano come paladino dei cattolici del nuovo millennio.
Dalle prediche domenicali ci sarà un invito “cristiano” a distinguersi in carità nei confronti dei meno fortunati. E sarà così anche la prossima domenica.
Dalle prediche, forse, ci sarà un generico richiamo morale buttato li in forma generalista. Il cattolico deve comportarsi bene, sempre. Ma difficilmente si udirà una condanna a chi si comporta male.

Nei prossimi mesi molte leggi, delibere e altri atti pubblici permetteranno di pagare la indulgenze (con i soldi di tutti) a questi paladini della cristianità. Si provvederà ad acquistare abbonamenti a riviste, si concederanno appalti a cooperative o aziende (magari appartenenti alla Compagnia delle Opere???) e si troverà il modo di restaurare qualche palazzo della curia per interesse pubblico.

Ecco, sto pensando a come dare il mio piccolo contributo per Haiti senza pensare che altri poveri gridano il loro dolore e molti ricchi lo ignorano.
Ecco, sto pensando a come dare il mio piccolo contributo per Haiti senza pensare che lo Stato e i suoi gestori potrebbe destinare meglio le risorse.
Ecco, sto pensando a come dare il mio piccolo contributo per Haiti senza pensare a chi ostenta carità ma pratica egoismo.
Ecco, sto pensando a come dare il mio piccolo contributo per Haiti senza pensare che la chiesa che Cristo ha immaginato non era questa.
Ecco, sto pensando a come dare il mio piccolo contributo per Haiti senza pensare a tutte queste cose, ma non ci riesco.

 
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7 Comments  comments 

7 Responses

  1. Quando c’è un bisogno cosi grosso secondo me non bisogna stare a scandagliare da chi viene la generosità o se la si fa per riempire un vuoto o fare i belli davanti agli altri perchè quando si ha bisogno si ha bisogno davvero… e chi può dare e dà, anche se lo fa per rimettersi il cuore in pace – e tanto non serve! – è sempre qualcosa di positivo.

    Non c’è da fare tanto gli schizzinosi o i superiori: quando c’è bisogno di tutto c’è bisogno di tutto… i discorsi moralistici non servono a niente.

    Cristo è vivo in tutti quelli che ci credono e gli dnno una mano. Cristo è morto sotto a quelle macerie insieme ad un sacco di gente però rinasce – o ci riprova – aiutati da un sacco di grandissimi e coraggiosi volontari che solo per il fatto che danno una mano, cristiani, atei o che ne so, portano Cristo, silenziosamente in mezzo al disastro: Cristo è vivo!

    • Lorenzo le mie sono riflessioni a 360 gradi. Contribuire è un obbligo al quale, come famiglia, non ci sottraiamo mai in molte forme.
      Resta però la sensazione che troppe sono le forme di intervento proposte: maratone tivù, conti correnti, associazioni, gruppi su Facebook, ecc.
      Come districarsi, come capire chi ci marcia e chi invece è corretto?
      Riprendendo l’altra parte del ragionamento, rimango convinto che i “cattolici opportunisti” siano il male assoluto e con il loro comportamento ma, soprattutto con il silenzio dei vertici clericali, stiano svuotando le chiese e la comunità.

  2. Ecco sto pensando anche io a tutte queste cose ed anche ad altre e le tengo in me e ci continuo a pensare. Perchè è diventato mediatico l'aiuto, non umano.

    Poi si finisce a metter la coscienza a posto inviando il nostro euro in sms o, ancora peggio, aprendo un gruppo su Facebook.

    E no…non può e non deve essere questa la solidarietà che ti mette l'anima in pace…sempre che un'anima ce l'abbiamo ancora.

    Gigi grazie per questo post. Davvero.

  3. Cristo è vivo.

    Forse dentro siamo morti un po' noi.

    grazie Gigi

  4. Michele Perone

    Ti avrei letto a colazione domani grazie a Feedburner ed avrei iniziato la settimana nel peggiore dei modi. Il tam tam mi ha rovinato il poco che resta di questa domenica.
    La citazione di Obama mi sembra molto felice non perché *si porta* ma perché corrisponderebbe (lasciami il beneficio dell’inventario) alle modalità del finanziamento della sua campagna elettorale: cifre minime da una gran massa di finanziatori invece che grosse cifre da pochi ricattatori.
    Sui mille rivoli attraverso i quali passano i piccoli contributi, mi sembra giusto avere qualche perplessità. Meglio sarebbe affidare agli Stati una solidarietà più sostanziosa e gestibile più efficacemente. Non capirei quale altro senso avrebbe la parola Stato.
    Su Cristo, mi permetto di chiosare su quello che dice Titti: è morto dentro di noi e speriamo di avere ancora la forza di riuscire a farlo rivivere. Dentro di noi.

  5. Marco71

    Quoto Michele Perone.
    La solidarietà deve essere sociale, quindi organizzata e centralizzata. Non ha senso lasciare all’iniziativa privata i fondi raccolti per poi lavarsi le mani dei risultati raggiunti. Qualcuno ( gli Stati) deve farsi garanti dei risultati.