
Web, internet, reti e informatica in genere ci hanno cambiato la vita. Ne siamo sicuri?
Chi si appresta ai ’50 o ai ’60, ha vissuto la fase dell’entusiasmo e del pionerismo e credo che il fascino e la passione siano rimasti immutati. Certo oggi è tutto più semplice, tutto più accessibile, tutto più disponibile. I tempi del mio mondo 1.0 son passati in fretta e non ci sono più problemi ad entrare in rete e a partecipare al grande show della “conoscenza”.
Purtroppo questa è una mezza verità. Sono ancora pochi i beneficiati da questo stato di cose e, anche nei paesi più avanzati, non è detto che accedere alla rete sia così scontato. Il digital-divide è di due tipi: strutturale e culturale.
Il digital divide strutturale è in gran parte figlio di scelte politiche ed economiche. Insomma scelte di sistema. Ma bada ben, è spesso figlio di una cattiva organizzazione (il bloggante stesso è da un mese e mezzo caduto dentro un buco nero burocratico con protagoniste le Telco italiane) e di tecnologie non mature (ancor oggi entrare tecnicamente in rete non è semplice come accendere una televisione).
Il digital divide culturale è figlio di una scarsa propensione alla formazione permanente, al cambio di paradigmi continuo, alla difficoltà di accettare un predominio cutural-tecnologico non più appannaggio della vecchia europa.
Ma tutto ciò non frena i nostri entusiasmi e ogni nuovo servizio sul web, ogni nuovo cazzabubbolo tecnologico che interagisce con la rete ci fa pensare che la vita oggi è migliore di ieri.
L’entusiasmo enfatizza ed esalta innovazioni banalissime e scontate che ormai hanno decenni di maturata evoluzione e correzioni continue, tutt’ora in corso.
Dove vado a parare con questa analisi?
Sinceramente vedo la rete come un grande sistema di infrastrutture abilitanti che non è ancora riuscita a offrire servizi in grado di cambiare in meglio la vita di tutti i giorni.
Certo, la rete mi ha offerto innumerevoli benefici dal punto di vista delle relazioni (ma forse bastava girare il mondo con uno zaino e un sacco a pelo per conoscere più persone), mi ha offerto una molteplicità di strumenti per fare cose che prima delegavo ad altri (fotografo, musicista, giornalista, scrittore, pittore, venditore, architetto, poeta, viaggiatore………virtuale!).
Potrei elencare infiniti esempi di “complessità” indotte da questa grande sete di conoscenza e da questa grande opportunità di appagamento:
- Non vado in banca. Ma gestisco 4 conti on-line. Prima ne avevo uno.
- Non vado in agenzia di viaggi. Ma prima di scegliere un località leggo i feedback, faccio un tour visuale, attivo gli alert per avere il prezzo più basso e spesso mi ritrovo a passare giornate intere sulla rete prima di decidere per il meglio.
- Non compro più il giornale (a dire il vero lo compra ancora mia madre e lo leggo molto saltuariamente) ma la stessa notizia la posso confrontare su decine di testate on-line, blog e social network. Per poi accorgermi che, forse, era meglio ignorarla.
- Non vado più al cinema, quindi spendo meno e inquino meno. Ma se devo gustarmi qualcosa di videomediale non so se sia meglio la tv analogica generalista, quella digitale (satellitare o terrestre), quella in pay per view, la web tv, un divx sul pc o sulla tv. O forse è meglio una partita alla Vii, acquistare un film sullo store on-line o masterizzare un torrent.
- I miei dischi in vinile non ci sono più e le audiocassette sono in garage dentro a uno scatolone. Però ho tutta la serie degli iPod, persino in auto (il lettore CD non mi serve più). E ho tanti fili per ricaricarli e per ascoltarli, che si intrecciano dentro un cassetto in un abbracio mortale con quelli dei cellulari, del Tom Tom, di un vecchio mouse e di tutti gli USB, i mini USB, i firewire, ecc. E ogni volta che mi servono mi incazzo come una iena perchè perdo tempo a districarli.
- E ho un lavoro dovo posso decidere come condividere e pubblicare mille cose. Posso scegliere un CMS o un blog. Ma forse è meglio un portale. E un collaboration tool? Perchè no! Ma quale? Se dobbiamo modificare in tre quel documento possiamo scegliere uno dei 5000 servizi on-line, ma quale? Io uso quello, io mi trovo meglio con quest’altro e lui vuole una mail! Ma quante opportunità abbiamo? Ma c’è Waveeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!
- La mail, la mail, che grande rivoluzione. Son cortese ed educato, fino a quando reggo. Certo non scrivo più ne lettere ne cartoline e ho vinto un bel “mobile office” grazie all’invenzione del real time email. Puff!
Non vado oltre. Capisco perfettamente che l’elenco, e il delirio associato sono noiosi. Ma vorrei invecchiare con la consapevolezza che le cose cambieranno, che le macchine lavoreranno per noi e che ci lasceranno più tempo libero. Con la certezza che i nostri desideri verranno interpretati sempre positivamente e non confliggeranno mai con i problemi degli altri. Con la speranza che ci sarà, prima o poi, un qualcuno o un qualcosa che farà per me. Chiamatelo web 3, web 4, web semantico, internet degli oggetti, come volete, ma io sono stanco SOLO di partecipare.
[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=7Yh9phBe214[/youtube]




















La scelta dell’immagine della vecchina è mitica…detto ciò, non commento solo questo ma, ci provo, il discorso della complessità.
(Pure il video è fighissimo, non conoscevo)
Rimandendo sul “giocoso” ti ricordo che c’è sempre quel posto sull’isola di Skye dove scrivere il tuo libro
:-)
Tornando al discorso complessità husband direbbe subito una cosa “Sono solo oggetti”
(tu immagina la scena: mi cade l’iphone, io che mi affretto a vedere se è tutto a posto quasi fosse per me vitale e lui “cate è solo un oggetto, te lo ricompri se si è rotto e farà le stesse cose, vivevi bene uguale anche prima di averlo no?”
Vivevo bene uguale si, solo facevo delle cose diversamente, con altri ausili.
Ergo, gli oggetti, il web, le tecnologie…tutti questi cazzabuboli che ci appassionano e che, a me come a te, fanno venire in mente subito il “vediamo come funziona, vediamo a che mi può servire, vediamo se mi semplifica un aspetto della vita, vediamo se può essere utile a qualcun altro”, tutti questi cazzabuboli cambiano col tempo, acquistano o perdono valore, non c’è da impazzire a seguire ogni singola minima evoluzione ed essere al passo con le tecnologie.
Perchè tanto quel che importa è la persona che c’è dietro. No?
Husband è un saggio :-)
La striscia rossa di oggi mi sembra un buon commento per questo post:
Io vado avanti a lavorare, ri-ri-ri ….provando a imbastire una collaborazione web-territorio.
De gustibus …. ;-)
De gustibus :-)