La primavera incita ai buoni propositi e, anche il bloggante, oggi ha rispolverato la bicicletta.
Va precisato, per comprendere il contesto, che la follia incontrollata di qualche mediocre stratega prestato alla politica, ha consegnato alla città di Venezia (Mestre) un patchwork di piste ciclabili non connesse fra di loro, di dimensioni variabili, spessissimo interrotte, quasi mai usate (anzi usate come parcheggi provvisori o marciapiedi allargati), assolutamente inesistenti nei punti strategici della città, ignorate dal nuovo piano per il tram, ecc.
Combinando questa follia con il senso civico dei cittadini e degli ospiti (padroncini in primis) si ottiene una miscela di infrazioni e di mal costume che rendono vano ogni tentativo di decrescita.
Chi, come il sottoscritto, crede fortemente nell’alternativa dei mezzi ecologici e in una decrescita sostenibile, rischia di ammalarsi di bile e di passare il resto della giornata con il fegato spappolato dopo aver evitato soste selvagge, piste ciclabili invase da ogni mezzo motorizzato immaginabile e un traffico che tende a considerare la bicicletta come un fastidioso disturbo da eliminare.
E’ il senso civico che manca, quella life-stance basata su una concezione del mondo che mette in primo piano il buon senso, la ragione, la solidarietà ed il rispetto dei diritti di tutti.

Mestre – Via Ca’Rossa – martedì 2 Marzo 2010 – ore 8.30
In questi giorni sono pervaso dallo studio di diverse buone pratiche, a livello mondiale, sull’uso dell’eDemocracy come supporto attivo alla governance e alla sostenibilità delle metropoli.
Servizi bottom-up come Mybikelane o FixMystreet piuttosto che SpotCrime, hanno fatto scuola, così come il nostrano Mobilitapalermo.
Dalle parti dello scrivente (ma credo sia così e forse peggio nelle metropoli dello stivale) se provi a informare i vigili su queste problematiche la risposta più gentile che puoi ricevere (constatato, personalmente……..) è che le pattuglie sono impegnate in altre problematiche più importanti.
Stesso dicasi quando, molte volte, il bloggante ha cercato di segnalare soste selvagge davanti a locali pubblici che impedivano il corretto deflusso di biciclette. Sorgono dubbi, credo leciti, su come vengano sanate queste sviste, su come il perseverare di certi comportamenti non porti mai al sanzionamento. E’ nell’indole dell’uomo. Una mano, spesso, lava l’altra.
Ma, l’entusiasmo di una soluzione come Iris, che per prima in Italia ha sfruttato le buone pratiche dell’eDemocracy e le ha rese “servizio” di eGovernment, si è scontrata per l’ennesima volta con l’annoso problema del back-office.
Iris, come ho spesso argomentato, può dare ottimi risultati in quei settori dove il back-office si adegua, diminuisce drasticamente la mediazione, utilizza tempi e metodi “sociali”, spezza la burocrazia e, soprattutto REAGISCE. Nel caso delle segnalazioni che vanno ad impattare su un organizzazione discutibile come quella della polizia urbana, lascia il tempo che trova.

Da quasi un mese il bloggante attende risposta (ormai scivolata alla 17a pagina di Iris) su una problematica già indirizzata diverse volte in forma analogica: lettera, telefono e persino epistole (pubblicate) sui giornali locali. La stessa istanza, ora segnalata su Iris, verrà disattesa, perchè il problema va oltre la digitalizzazione dei servizi, va oltre lo sforzo profuso nell’aderire ai paradigmi del web sociale. Il problema è il buon senso, e questo paese lo ha irrimediabilmente smarrito.




















Giorni fa, nella stessa posizione dell’auto della polizia, ho “beccato” il furgone dei vigili (quello che fa i rilievi sugli incidenti). Dentro la pasticceria alcuni vigili urbani stavano tranquillamente prendendo cornetto e cappuccino. Sono entrato e ho detto loro quel che si meritavano (sempre con parole civili, però). Andati via i vigili del furgone, altri due vigili ci hanno tenuto a mostrarmi che la loro vettura era regolarmente parcheggiata nelle strisce blu di via Amba Alagi e mi han fatto capire che dentro la pasticceria non potevano darmi ragione per non scontrarsi con gli altri colleghi.
Renato, tutto ciò, anche se succede al Nord, si può sintetizzare con un termine che inizia per “M”, e non ha niente a che fare con l’espletamento dei bisogni corporali.