Oggi lurkavo, su Friendfeed, un paio di discussioni sulla home page odierna del Corriere della Sera on-line, che vedete qui sotto.
Fra i commentatori ci sono, come è ovvio che sia in questi social network, anche esperti del settore, uomini di comunicazione, di marketing, ecc. Quasi tutti gridano allo scandalo!
La cosa mi sorprende un po’, e denota l’ennesimo paradosso. Chi si nutre di innovazione tecnologica dovrebbe lasciarsi trapassare dalle nuove dinamiche, specialmente se aderenti ai must del web sociale e dell’economia immateriale. Insomma è un BUZZ!
Mi spiego meglio. Come è possibile che da più parti si continui a dire che il mainstream deve cambiare e farsi avvolgere dagli strumenti e dai servizi (nonchè dai paradigmi) del web 2 e poi si gridi allo scandalo?
L’editore ha scelto di dare un enorme spazio a una pubblicità che, da un punto di vista comunicativo, è molto virale perchè connotata da grafica, loghi e strumenti web 2. Cosa c’è di male?
Se ciò, poi, serve a far sopravvivere anche i giornali di carta dei quali molti profetizzano l’imminente funerale, cosa c’è di male?
Mettere in risalto il brand di una banca che per prima, nel nostro paese, ha diffuso il concetto di home banking come opportunità per i consumatori e cardine dell’economia immateriale, non mi sembra un delitto.
Cioè, non capisco. Ma il cambiamento lo vogliamo o non lo vogliamo? Il rischio legato alla creatività, vogliamo lasciarlo percorrere da chiunque, o no?
A me sembra comunque una campagna di rottura, creativa e a suo modo virale, altrimenti non saremmo qui (e su FF) a discuterne.




















A me sembra una cosa di cattivo gusto (e su questo si potrebbe certo diascutere) ma sopratutto svilente per i contenuti del corriere.
saluti
Massimo tu sei un attento osservatore di queste dinamiche, converrai che non possiamo ipotizzare scenari definiti per ciò che sarà il modello dell’editoria on-line da qui a chissà quando. Troppi fattori, economici, culturali, politici, ecc. Molta complessità che necessità tempi e maturazione.
Sul gusto, mancherebbe altro: ” non est disputandum”. Ma come grafica markettara e web2 oriented, è quella a cui siamo abituati :-)
Concordo con il tuo punto di vista Gigi. Anche perchè siamo qui a discutere sempre tra gratuito e non gratuito, il modello di business da adottare. Trovo giusto che se Corriere dà un servizio gratuito si debba sostentare in qualche modo. E’ il contenuto degli articoli che dobbiamo giudicare.
Andrea concordo, è una cosa che pochi hanno sottolineato. Si grida al lupo al lupo non appena gli annunci dei grandi editori fanno presagire che i contenuti vanno a pagamento e, quando un editore usa uno sponsor per continuare a darceli, ci attacchiamo alla forma.
Oddio, è tornato fuori anche qui il tema della forma e della sostanza :-(
Scusate ma di che stiamo parlando?
Sarà UN ANNO (almeno) che su Corriere.it e Gazzetta.it è venduto questo tipo di formato pubblicitario… Brutto o no che sia… perché ve ne accorgete ora?
Anonimo, non stiamo facendo al gara a chi scopre prima qualcosa. Cogliamo l’occasione di alcune conversazioni sui social network, per approfondire.
[...] in qui ci indegna per l’invasività delle campagne on line, mentre passano sotto il silenzio generale e l’indifferenza più assoluta campagne permanenti [...]
E poi vale sempre la domanda: quanti dei sedicenti "esperti del settore" che grida sistematicamente allo scandalo ogni volta che i soldi in Rete li fa qualcun altro avrebbero gridato allo scandalo anche se Fineco avesse fatto la stessa offerta economica a loro?
[...] Webeconoscenza non c'è nulla da scandalizzarsi: "Quasi tutti gridano allo scandalo! La cosa mi [...]