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	<title>Commenti a: RAW, DATA, NOW!</title>
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	<description>Reti sociali, apprendimento digitale, approccio alla condivisione</description>
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		<title>Di: Open Links #2 &#124; Diritto 2.0 - Il blog di Ernesto Belisario</title>
		<link>http://www.webeconoscenza.net/2010/03/15/raw-data-now/comment-page-1/#comment-11974</link>
		<dc:creator>Open Links #2 &#124; Diritto 2.0 - Il blog di Ernesto Belisario</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 May 2010 19:05:51 +0000</pubDate>
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		<description>[...] 2010 (e sottotitolato anche in italiano), in cui ad un anno dall&#8217;ormai noto &#8220;raw data now&#8220;, vengono mostrati un po&#8217; degli interessanti risultati che possono nascere una volta [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] 2010 (e sottotitolato anche in italiano), in cui ad un anno dall&#8217;ormai noto &#8220;raw data now&#8220;, vengono mostrati un po&#8217; degli interessanti risultati che possono nascere una volta [...]</p>
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		<title>Di: Matteo Brunati</title>
		<link>http://www.webeconoscenza.net/2010/03/15/raw-data-now/comment-page-1/#comment-10664</link>
		<dc:creator>Matteo Brunati</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 07:10:59 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.webeconoscenza.net/?p=6794#comment-10664</guid>
		<description>@paolo : grazie a te per lo scambio. Conosco poco la PA, ma anche nel privato non vedo grossissime differenze nell&#039;adottare certe metodologie, che per forza di cosa sono disruptive e quindi scomode al sistema attualmente in uso. Poi, siamo in Italia, e fare innovazione vera e utile sappiamo cosa significa, dalla PMI alla PA passando per le poche grosse società che abbiamo nel Paese. La PA per motovi storici e di contesto è assai più indietro, su questo non vi è dubbio.
Poi quello che vedo io come esterno è che i sistemi nuovi per togliere dei passaggi a livello tecnologico per ottenere certi effetti forse non vogliono essere compresi per non mettere in crisi una serie di elementi assodati. Quindi serve divulgare quello che qualcuno ha fatto con tali approcci e mostrarne i vantaggi. L&#039;unica strada per provare a cambiare qualche testa .) E a rendere più trasparente e gestibile una filiera che tocca comunque tutti quanti, no? .)

Poi la verità è che si sta andando verso un territorio nuovo e relativamente inesplorato, e quindi serve un po&#039; di sale in zucca e molta formazione intermedia.
Per quanto riguarda la semantica, forse già un po&#039; di struttura in più permette grandi passi in avanti, senza dover pensare all&#039;inferenza sempre e comunque. Almeno proviamo a capire le differenze ed i vantaggi di questi modi nuovi di usare il Web, tutti assieme. Ovviamente non esiste la soluzione perfetta a tutti i problemi, e magari ci fosse. 
E&#039; dal confronto tra passato e futuro che si potrà migliorare, riusando ciò che si è imparato anche dal modello MVC. 

@gigicogo: concordo nella complessità del mattone delle SOA, e da appassionato studioso di queste cose posso dire che proverò ad esserci al BarCamp di Maggio, viste queste premesse. Serve il confronto su questi temi per capire come inquadrarli meglio, e maggiori esperienze si mettono sul campo, meglio si potrà gestire la cosa e fare passi in avanti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@paolo : grazie a te per lo scambio. Conosco poco la PA, ma anche nel privato non vedo grossissime differenze nell&#8217;adottare certe metodologie, che per forza di cosa sono disruptive e quindi scomode al sistema attualmente in uso. Poi, siamo in Italia, e fare innovazione vera e utile sappiamo cosa significa, dalla PMI alla PA passando per le poche grosse società che abbiamo nel Paese. La PA per motovi storici e di contesto è assai più indietro, su questo non vi è dubbio.<br />
Poi quello che vedo io come esterno è che i sistemi nuovi per togliere dei passaggi a livello tecnologico per ottenere certi effetti forse non vogliono essere compresi per non mettere in crisi una serie di elementi assodati. Quindi serve divulgare quello che qualcuno ha fatto con tali approcci e mostrarne i vantaggi. L&#8217;unica strada per provare a cambiare qualche testa .) E a rendere più trasparente e gestibile una filiera che tocca comunque tutti quanti, no? .)</p>
<p>Poi la verità è che si sta andando verso un territorio nuovo e relativamente inesplorato, e quindi serve un po&#8217; di sale in zucca e molta formazione intermedia.<br />
Per quanto riguarda la semantica, forse già un po&#8217; di struttura in più permette grandi passi in avanti, senza dover pensare all&#8217;inferenza sempre e comunque. Almeno proviamo a capire le differenze ed i vantaggi di questi modi nuovi di usare il Web, tutti assieme. Ovviamente non esiste la soluzione perfetta a tutti i problemi, e magari ci fosse.<br />
E&#8217; dal confronto tra passato e futuro che si potrà migliorare, riusando ciò che si è imparato anche dal modello MVC. </p>
<p>@gigicogo: concordo nella complessità del mattone delle SOA, e da appassionato studioso di queste cose posso dire che proverò ad esserci al BarCamp di Maggio, viste queste premesse. Serve il confronto su questi temi per capire come inquadrarli meglio, e maggiori esperienze si mettono sul campo, meglio si potrà gestire la cosa e fare passi in avanti.</p>
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	<item>
		<title>Di: gigicogo</title>
		<link>http://www.webeconoscenza.net/2010/03/15/raw-data-now/comment-page-1/#comment-10663</link>
		<dc:creator>gigicogo</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 06:37:58 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.webeconoscenza.net/?p=6794#comment-10663</guid>
		<description>Paolo, la fase dei business-mashup la considero già superata come logica. Ovvio che la PA stenta, arranca, insegue e son pochi gli esempi in questo senso, anche perchè è più oneroso (e quindi più remunerativo per i fornitori) sviluppare applicazioni end 2 end anche sul web.
SOA, API esposte per tutti linguaggi del web, SELF-SERVICE MASHUP attraverso l&#039;esposizione di embedded code,  rss, object schema, ecc., lo considero un già fatto, da un punto di vista tecnologico. Il problema è che se SPC non funziona, è perchè è troppo complesso. Ne avevo già parlato in questo mattone: http://www.webeconoscenza.net/2009/01/27/egovernment-20/ che ho rivisitato, corretto e ora sottoposto a verifica per un lavoro più complesso che presenterò al Barcamp di Maggio al ForumPA.

A proposito, spero che Matteo possa essere dei nostri al Barcamp di Maggio perchè ci sarà una sessione sull&#039;Open Data e ci servono studiosi e appassionati come lui per aprire le teste ai manager e ai politici che verranno.

Grazie a entrambi per il contributo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Paolo, la fase dei business-mashup la considero già superata come logica. Ovvio che la PA stenta, arranca, insegue e son pochi gli esempi in questo senso, anche perchè è più oneroso (e quindi più remunerativo per i fornitori) sviluppare applicazioni end 2 end anche sul web.<br />
SOA, API esposte per tutti linguaggi del web, SELF-SERVICE MASHUP attraverso l&#8217;esposizione di embedded code,  rss, object schema, ecc., lo considero un già fatto, da un punto di vista tecnologico. Il problema è che se SPC non funziona, è perchè è troppo complesso. Ne avevo già parlato in questo mattone: <a href="http://www.webeconoscenza.net/2009/01/27/egovernment-20/">http://www.webeconoscenza.net/2009/01/27/egovernment-20/</a> che ho rivisitato, corretto e ora sottoposto a verifica per un lavoro più complesso che presenterò al Barcamp di Maggio al ForumPA.</p>
<p>A proposito, spero che Matteo possa essere dei nostri al Barcamp di Maggio perchè ci sarà una sessione sull&#8217;Open Data e ci servono studiosi e appassionati come lui per aprire le teste ai manager e ai politici che verranno.</p>
<p>Grazie a entrambi per il contributo.</p>
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	<item>
		<title>Di: Paolo Coppola</title>
		<link>http://www.webeconoscenza.net/2010/03/15/raw-data-now/comment-page-1/#comment-10662</link>
		<dc:creator>Paolo Coppola</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 05:33:53 +0000</pubDate>
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		<description>@Matteo: grazie per la spiegazione che fa sempre bene. Il mio riferimento pero&#039; e&#039; alla PA. Non sono a conoscenza di servizi online forniti dalla PA e accompagnati da API che permettano ad uno sviluppatore terzo di integrarli in un suo sito. Banalizzo: le metto i certificati dell&#039;anagrafe online, dovrei farlo con delle API, di modo che, per esempio, qualcuno possa scriversi una piccola applicazione per, sempre ad esempio, facebook e i cittadini si troverebbero i certificati online nel loro social network preferito. Nulla di nuovo se non un modo diverso di vedere lo sviluppo del web per le pubbliche amministrazioni, che sfrutti di piu&#039; la collaborazione. In piu&#039;, separando il &quot;view&quot; dal &quot;model&quot; e &quot;controller&quot; e, magari, trovando degli standard a livello di PA per il &quot;model&quot; le varie pubbliche amministrazioni potrebbero scambiarsi pezzi delle loro applicazioni realizzando veramente la riusabilita&#039;. 
Sui linked data ammetto di non essere appassionato, come non lo sono di RDF. Penso che la semantica debba essere ben separata dai dati. Ma qui, se non interpreto male il post di Gigi, questo aspetto importa poco. Importa invece il cambio di filosofia che spinge a rendere pubblici e facilmente riutilizzabili i dati nei siti delle PA. La trasparenza, tanto cara a Brunetta, non si realizza mettendo pdf online o levando pagine dall&#039;indicizzazione, ma esponendo dati pronti.
L&#039;e-government, a mio modesto pare, ha bisogno anche dell&#039;esposizione dei servizi e delle API.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Matteo: grazie per la spiegazione che fa sempre bene. Il mio riferimento pero&#8217; e&#8217; alla PA. Non sono a conoscenza di servizi online forniti dalla PA e accompagnati da API che permettano ad uno sviluppatore terzo di integrarli in un suo sito. Banalizzo: le metto i certificati dell&#8217;anagrafe online, dovrei farlo con delle API, di modo che, per esempio, qualcuno possa scriversi una piccola applicazione per, sempre ad esempio, facebook e i cittadini si troverebbero i certificati online nel loro social network preferito. Nulla di nuovo se non un modo diverso di vedere lo sviluppo del web per le pubbliche amministrazioni, che sfrutti di piu&#8217; la collaborazione. In piu&#8217;, separando il &#8220;view&#8221; dal &#8220;model&#8221; e &#8220;controller&#8221; e, magari, trovando degli standard a livello di PA per il &#8220;model&#8221; le varie pubbliche amministrazioni potrebbero scambiarsi pezzi delle loro applicazioni realizzando veramente la riusabilita&#8217;.<br />
Sui linked data ammetto di non essere appassionato, come non lo sono di RDF. Penso che la semantica debba essere ben separata dai dati. Ma qui, se non interpreto male il post di Gigi, questo aspetto importa poco. Importa invece il cambio di filosofia che spinge a rendere pubblici e facilmente riutilizzabili i dati nei siti delle PA. La trasparenza, tanto cara a Brunetta, non si realizza mettendo pdf online o levando pagine dall&#8217;indicizzazione, ma esponendo dati pronti.<br />
L&#8217;e-government, a mio modesto pare, ha bisogno anche dell&#8217;esposizione dei servizi e delle API.</p>
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	<item>
		<title>Di: Matteo Brunati</title>
		<link>http://www.webeconoscenza.net/2010/03/15/raw-data-now/comment-page-1/#comment-10661</link>
		<dc:creator>Matteo Brunati</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 23:19:24 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.webeconoscenza.net/?p=6794#comment-10661</guid>
		<description>@paolo: occhio paolo, che esporre i servizi e le API è già il web di oggi, in effetti. Dilemma: per ogni sito devo imparare la logica con cui questo vuole dialogare con il resto del mondo. Integrare fonti e servizi diversi diventa quindi oneroso e di esito non scontato.

Qui c&#039;è un passaggio ulteriore: parte della logica del dominio di conoscenza dei dati viene inserita direttamente nei dati stessi che oggi posso interrogare via webservices, senza dover re-imparare per ogni sito il modo di gestirli. La logica di business diventa in parte logica legata al dominio di conoscenza del contesto in cui si opera. 
Al posto di esporre i databases mettendo il livello dei servizi in condivisione, metto direttamente i dati NEL Web, pronti per essere gestiti in una maniera standard da qualsiasi applicazione o sito che mi venga in mente. Il mashup dei dati in tale forma abilita poi la nascita di servizi nuovi, non il contrario. ( anche via &lt;a href=&quot;http://semanticweb.org/wiki/SPARQL_endpoint&quot;&gt;endpoint SPARQL&lt;/a&gt; ad esempio )
Si salta una complicazione data dalla programmazione classica, nata secondo modelli dove gli ambienti distribuiti e imperfetti come il Web non c&#039;erano o non venivano considerati.

Ovviamente poi i servizi esposti nati da questi dati collegati tra loro nella cloud del Linked Data avranno una potenza incredibile: potranno trattare porzioni del Web come una vera e propria fonte dati nativa, senza passaggi di logiche middleware ulteriori. ( &lt;a href=&quot;http://linkeddata.org/&quot;&gt;linked data&lt;/a&gt; ) 

Oggi hai al massimo l&#039;interoperabilità di xml, con rdf hai un vero e proprio metamodello comune ai dati che vuoi interrogare e gestire, in maniera nativa senza passare per un middleware di servizi se non è necessario. Un modello relazionale dei dati nato nel Web per sfruttarne le caratteristiche native, a partire dall&#039;assunzione di mondo aperto ( io so di non sapere tutto alla Socrate in pratica, &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Open_world_assumption&quot;&gt;vedi wikipedia&lt;/a&gt; ). ( avevo già segnalato &lt;a href=&quot;http://webofdata.wordpress.com/2010/03/01/data-and-the-web-choices/&quot;&gt;Data and the Web – a great many of choices&lt;/a&gt; per capire le differenze )

E&#039; un passaggio notevole. Come dai files di documenti e l&#039;ipertesto, in un certo senso.

Giusto per avere un&#039;idea della differenza tra xml e rdf:
-&gt; &lt;a href=&quot;http://www.dagoneye.it/data/rdf_xml.pdf&quot;&gt;RDF e XML&lt;/a&gt;</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@paolo: occhio paolo, che esporre i servizi e le API è già il web di oggi, in effetti. Dilemma: per ogni sito devo imparare la logica con cui questo vuole dialogare con il resto del mondo. Integrare fonti e servizi diversi diventa quindi oneroso e di esito non scontato.</p>
<p>Qui c&#8217;è un passaggio ulteriore: parte della logica del dominio di conoscenza dei dati viene inserita direttamente nei dati stessi che oggi posso interrogare via webservices, senza dover re-imparare per ogni sito il modo di gestirli. La logica di business diventa in parte logica legata al dominio di conoscenza del contesto in cui si opera.<br />
Al posto di esporre i databases mettendo il livello dei servizi in condivisione, metto direttamente i dati NEL Web, pronti per essere gestiti in una maniera standard da qualsiasi applicazione o sito che mi venga in mente. Il mashup dei dati in tale forma abilita poi la nascita di servizi nuovi, non il contrario. ( anche via <a href="http://semanticweb.org/wiki/SPARQL_endpoint">endpoint SPARQL</a> ad esempio )<br />
Si salta una complicazione data dalla programmazione classica, nata secondo modelli dove gli ambienti distribuiti e imperfetti come il Web non c&#8217;erano o non venivano considerati.</p>
<p>Ovviamente poi i servizi esposti nati da questi dati collegati tra loro nella cloud del Linked Data avranno una potenza incredibile: potranno trattare porzioni del Web come una vera e propria fonte dati nativa, senza passaggi di logiche middleware ulteriori. ( <a href="http://linkeddata.org/">linked data</a> ) </p>
<p>Oggi hai al massimo l&#8217;interoperabilità di xml, con rdf hai un vero e proprio metamodello comune ai dati che vuoi interrogare e gestire, in maniera nativa senza passare per un middleware di servizi se non è necessario. Un modello relazionale dei dati nato nel Web per sfruttarne le caratteristiche native, a partire dall&#8217;assunzione di mondo aperto ( io so di non sapere tutto alla Socrate in pratica, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Open_world_assumption">vedi wikipedia</a> ). ( avevo già segnalato <a href="http://webofdata.wordpress.com/2010/03/01/data-and-the-web-choices/">Data and the Web – a great many of choices</a> per capire le differenze )</p>
<p>E&#8217; un passaggio notevole. Come dai files di documenti e l&#8217;ipertesto, in un certo senso.</p>
<p>Giusto per avere un&#8217;idea della differenza tra xml e rdf:<br />
-&gt; <a href="http://www.dagoneye.it/data/rdf_xml.pdf">RDF e XML</a></p>
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