Riportare il blog al centro, è sempre stato un pallino del bloggante.
L’aspetto fortemente autoreferenziale di questa dinamica non mi spaventa. Credo che il blog sia un palchetto, una tribuna, insomma uno strumento che, nelle sue implicite caratteristiche funzionali, tenda ad elevare, a spingerci qualche gradino più in alto. Insomma, si tratta di “montare su uno scagno”, come si dice dalle mie parti.
Le reti sociali, invece, tendono a rielaborare queste dinamiche rivedendo equilibri e distanze. Le reti sociali, per le loro caratteristiche intrinseche, spingono ad aumentare le relazioni, a costruire un sistema di link che ha delle regole diverse da quelle del blog, ma possono diventare un ottimo amplificatore per questo fantastico strumento.
La teoria dei sei gradi di separazione e i suoi limiti (teoria di Dunbar), sono ancora oggi oggetto di studio e non ci hanno svelato come trovare gli equilibri migliori.
Mi spiego meglio. Fino a qualche anno fa eravamo abituati a relazionarci attraverso le tecniche dei blog (pingback, commenti, feed, ecc.) oggi, invece, dobbiamo sommare a queste tecniche, tutte quelle che derivano dalle relazioni stabilite tramite la frequentazione e il presidio dei social network.
Ne avevo già parlato in un lungo post di alcuni mesi fa e, allora, stavamo assistendo al fenomeno Wave, come oggi assistiamo al fenomeno Buzz (forse) e ad altri che stanno cercando di mescolare le carte.
In questi giorni le riflessioni di Louis Gray, quelle di Pierluca, e il tentativo di sottrarmi al rumore, mi hanno spinto a rivedere i flussi e le modalità di presidio.
Dunque, Twitter diventa un sistema di status e sempre meno interattivo. Assorbe feed da altri provider a cui sono abbonato e si limita ad indicare momenti e sentimenti.

I due sistemi di lifestreaming che aggregano scritture e letture, rimangono Buzz e Friendfeed, con poca interazione (p.s. non ho mai usato Facebook per la lifestream aggregation). Praticamente zero commenti o quasi.

Unendo questi contenuti, le letture, i tweet, ai commenti e ai backlink, si crea l’effetto overload dal quale provo ad allontanarmi.

Resta quindi valida l’idea di concentrare su Linkedin, Facebook e tutta una serie di Social Network tematici, il riferimento professionale sul quale attivo anche i sistemi di monitoraggio della reputazione.

Ora provo a lavorare di cesello. Poi vedremo gli effetti :-)
Keep in touch!




















quindi devo aggiungerti sia su fb che su linkedin a sto punto. Comunque son d'accordo sull'analisi del rischio overload.
Michele, Linkedin rimane, per ora, un enclave professionale, anche se alcune aperture verso l'interoperabiliità con altri SN, mi ha lasciato perplesso.
Io sono qui col blocchetto degli appunti in mano :) attendo news (ma i disegnini li hai fatti tu? cool!)
Si, si, ancora un pochino mi diverto con i disegnini, grazie alla word art :-)
io sono in piena fase overload. Ho bisogno di staccare dagli status che mi arrivano a forza da facebook, per esempio. Mi sono resa conto che mentre prima mi aprivo google reader e in qualche modo operavo ancora una seppur piccola selezione alla selezione già selezionata, ogni giorno, ora invece mi ritrovo che se apro fb (e quando lavori nel web è ormai quasi impossibile prescindere da fb) mi arrivano addosso una montagna di status in maniera molto più invasiva.
Ho pensato di chiudere l'account ma non posso (per i motivi sopraccitati e perché volente o nolente fb è il principale motore di relazioni e credibilità professionale per chi si occupa di web) e così mi sento un po' imbrigliata. Mai avuta questa sensazione con la comunicazione blogosferica.
ciao e complimenti per l'analisi
panzallaria
Secondo me, se lavori di cesello su Facebook, ci riesci. Io, ormai, ricevo solo l’alert delle email interne. Nemmeno più le taggature voglio vedere :-)
@panzallaria in qualche modo devi limitare Facebook come dice @gigi (oppure NON guardare quello che passa in bacheca, come faccio io, limitando sempre molto). Comunque appena ho un attimo voglio scrivere la mia anche io e, forse, completare finalmente i miei due "disegnini" con un terzo più lineare e chiaro :) e spero anche definitivo.
Ad ogni modo io ho capito una cosa: blog come hub sempre centrale, blog come contenuto centrale da diffondere nei vari canali. Friendfeed aggregatore di tutto (dove chi ti legge può fare hide selettivo, quindi favorisci anche chi ti legge), Friendfeed come luogo delle conversazioni (anche in serendipity, dato che scaturiscono in maniera imprevedibile), twitter comunicazione immediata in sinergia con Friendfeed (per non doppiare e doppiarsi). Facebook a sè stante (no Twitter e non Friendfeed on it). Buzz a sè stante (no Twitter e non Friendfeed on it). Su entrambi diffondi il blog, gli shared di Greader (eventualmente le foto flickr e i video you tube). Insomma il punto è: diffondere urbi et orbi ciò che va diffuso, circoscrivere per quanto possibile le conversazioni per non disperdere troppo le energie, monitorare (estensione dell'egosurfing, estensione UTILE).
Ok ok potevo scriverci un post.
devi, non potevi :-)
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