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Semantic search utopia

Published on 16 aprile 2010 by in innovazione

L’altro giorno ero a pranzo con un carissimo amico che sta sviluppando un motore semantico per i sistemi documentali e, durante la conversazione, abbiamo constatato più volte la carenza di strumenti, ingegnerie e, soprattuto, visioni da parte di Google, su questo tema.

Oggi ho trovato questo recente video, che si associa benissimo ai temi e alle provocazioni lanciate da Matteo e Luigi negli ultimi commenti e prelude, forse, a un nuovo approccio nei confronti del semantic search da parte di Big G.

Ora, non sono in grado di capire se dalle parti di Mountanview si sta pensando di guidare questo grande cambiamento o se invece, per aderenza all’attuale modello di business, si vorrà vivere di rendita mantenendo l’utenza ancorata alla ricerca per “parole chiave”! Per cui…..Enjoy

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=200OVIZb1YI[/youtube]

 
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4 Comments  comments 

4 Responses

  1. E' un argomento delicato in effetti: Google sa che la massa di utenti e di sviluppatori non adotteranno mai tecnologie del semweb, almeno non in tempi brevi, e che si baseranno su piattaforme e servizi che semplificherà loro la vita e proprio per questo, probabilmente, ne inizia a fare un uso molto lento e graduale. [0] e [1]

    In altri lidi la base tecnologica sui dati invece viene data per scontata, e si discute sul tipping point che sono delle UI maneggevoli per i dati. [2]

    Fino al 2008 Google ha sempre dichiarato che le keyword erano la base di tutto, ma dal 2009 ha fatto un passaggio decisivo.

    Specifically I asked Schmidt “What are the hard things to be solved in search in the next ten years?”

    His lengthy answer meandered around a central theme, that Google needs to move “from words to meaning.” In other words, Google needs to understand queries better, and return results that best match the real meaning of a query. “We have to get from the sort of casual use of asking, querying…to “what did you mean?”"

    Via TechCrunch.

    In realtà nel 2006 aveva perfino detto che i webmasters erano degli incompetenti per lo più e che la semantica era un sogno .) Intesa come metadati, ovviamente, e come maggiore struttura.

    At the end of the keynote, however, things took a different turn. Google Director of Search and AAAI Fellow Peter Norvig was the first to the microphone during the Q&A session, and he took the opportunity to raise a few points.

    "What I get a lot is: 'Why are you against the Semantic Web?' I am not against the Semantic Web. But from Google's point of view, there are a few things you need to overcome, incompetence being the first," Norvig said. Norvig clarified that it was not Berners-Lee or his group that he was referring to as incompetent, but the general user.

    Via ZDnet.

    E adesso pian piano dovremo iniziare a gestire i metadati, e le faccette apparse in sordina nelle ricerche di Google non sono una forma di navigazione strutturata anticipata in parte da altri progetti fin dal 2006-2007? [3] .)

    -> Il web strutturato cresce… – dicembre 2006

    Una delle cose tristi è che in Italia ancora non è attivo il servizio di integrazione dei microformati in Google…

    Siamo considerati terzo mondo :(

    La domanda vera è: come passare dalle keyword ai dati strutturati senza perdere la centralità del proprio valore, e passando attraverso la social search? Ci sarebbe da mettere insieme un po' di idee sul tema in effetti.

    [0] – RDFa ora supportato anche da Google: il Semantic Web è mainstream

    [1] – Google Squared, Datapress, Parallax, RDFa ed oltre: maggiore struttura, ma in mano a chi?

    [2] – The Modigliani Test: The Semantic Web's Tipping Point

    [3] – Semantic Web, Simile Exhibit e spunti semi- strutturati

  2. Alessandro Freri

    Personalmente, ritengo che un approccio company-centrico alla Bing maniera imponga un effort di sviluppo tendente a più infinito,risultando pur sempre discreto e mai realmente aderente al significato folksnomico di un contenuto Web. Bisognerebbe ripensare non sono alla social search, ma al valore dei metadati "sociali" in fase di indicizzazione e ranking. Nessuno conosce meglio il valore sociale di un elemento se non la rete sociale stessa. Nessuna saggezza é maggiore se non quella delle folle, distribuita,dinamica,in costante evoluzione; non solo: la condivisione, il passaggio "di mano" delle informazioni sono un ulteriore metadato importantissimo nella valutazione del peso sociale di un'informazione,ma sono elementi altrettanto difficili da tracciare,e,peggio ancora, difficili da monetizzare, per delle "corporation" che pesano i bit in funzione del dollaro.

  3. Tanto per dire che Alessandro, era l'amico a pranzo :-)

    Ne abbiamo di strada da fare assieme, ragazzi!

  4. Alessandro Freri

    …e non é ancora finita :-P