
Son tempi duri per i link! Molto duri.
Sabato ho ascoltato con interesse lo speech, e il successivo Q&A, di Mr. Jimbo mentre gran parte della chiaccherata scivolava via sulle tecnologie e sul potere delle connessioni. Già, il potere delle connessioni.
In questi giorni sembra che la teoria dei sei gradi di separazione sia tornata in auge come non mai. Sembra che, come conseguenza ai nuovi scenari annunciati da Zuckerberg, la smania da bottone pervada la socialsfera come non mai. Perchè? Quale lo scopo! Allargare le relazioni attraverso nuove connessioni. What else?
Ma è poi così importante o, riferito ovviamente al piccolo contesto della blogosfera, è meglio concentrarsi sui contenuti? Marco Freccero lo dice sempre nei suoi post, la qualità del contenuto è il primo buon indicatore per l’editoria personale e per l’editoria on-line. Ovviamente, ci sono altri contesti, ecosistemi complessi che attingono alla quantità delle relazioni e alla loro bontà semantica (fan per brand, like per le persone).
Ma la rincorsa al bottone prevede un presidio sociale prima che tecnologico, di ogni palinsesto “button-oriented”. Google Buzz è “button-oriented”, Digg è “button-oriented”, Twitter, ecc. Stiamo ancora parlando di social sharing? Stiamo ancora rincorrendo l’allargamento delle relazioni con il metodo “shout” o davvero crediamo che il grafo di Facebook sia quello che gli URI hanno rappresentato per l’html e si apprestano a fare per i DATA?
Si, Facebook sta uscendo dal proprio perimetro, dal proprio ambito di azione. Ora sembra che voglia fare da driver per tutti i suggerimenti sociali, dentro e fuori il proprio social-network di riferimento, anche a costo di incorrere in incidenti di percorso.
Ma non ci avevano raccontato che l’interoperabilità semantica passa per la condivisione di standard e di ontologie? Ora buttiamo tutto?
Così, tanto per “attaccar bottone…..”




















Alla fine si deve scegliere la qualità perché non importa quale “veicolo” usi: ci sono ottime possibilità che arrivi alle persone giuste. Non a tutte, attenzione.
La maggior parte pensa a Farmville, e non bada a quello che può combinare di buono, né tanto meno ascolta chi lo dice. Bottoni, reti sociali, condivisione, eccetera eccetera. Piaccia o no, credo che la qualità sia ancora per pochi, una minoranza: e resterà così ancora a lungo. Viviamo in una società che educa ad accontentarsi, purtroppo.
Non a tutte Marco, lo spero proprio. E’ un traguardo assurdo!
immagina gli scenari del LIKE associati ai rappresentanti delle pubbliche amministrazioni :)
Eh, eh, abbiamo le faccine del Ministro :-)
premesso che non so cucire .)
ecco un inizio di riflessione, prima che avessi visto questo post:
-> Facebook, Open Graph e RDFa: il grafo come modello per leggere la metapiattaforma del Web
alcuni aspetti positivi iniziali, tanti successivi invece sui quali riflettere.
E attaccar bottone, of course .)
ps – cmq arriverà un post di esempio reale sul like e la teoria di rdfa: è migliore dell’approccio di google in un certo senso, ma incompleto a tutto vantaggio di fb.
Di certo è un altro livello di feedback molto veloce per gli utenti dei siti per capire il consenso: anche se al momento ha alcune pecche di fondo.
Ok, Matteo, son disposto a farmi contaminare. Mi devi solo convincere :-)
[...] e anche l’ultima ripresa di Gigi Cogo dovrebbe essere stata inizialmente chiarita. -> La sindrome del bottone Ma la rincorsa al bottone prevede un presidio sociale prima che tecnologico, di ogni palinsesto [...]