44 gatti

gatti

Mi accingo a scrivere un po’ di riflessioni in chiusura di una stagione altalenante e, tutto sommato, priva di sussulti e sempre più scarsa di successi. Parlo ovviamente di un campionato che si gioca in rete e che vede, da una parte, i cosiddetti “abitanti” e dall’altra gli “utenti”.

Il mio ruolo, in questa competizione, è simile a quello di altri compagni di squadra. Discutiamo (sarebbe più corretto dire “conversiamo” per rimanere coerenti con il Cluetrain manifesto), scriviamo (riviste, libri, blog, ebook, ecc.), ci troviamo (cene, barcamp, aperitivi, convegni, work-shop, eventi markettari, conferenze, ecc.), spesso educhiamo (docenze, speech, ecc.) a volte gureggiamo (evangelizziamo, disegniamo strategie, diffondiamo suggestioni, ecc.) e quasi sempre usiamo un linguaggio che ci appartiene e che, spesso, solo noi comprendiamo (in modo da confondere gli avversari) ma, soprattutto usiamo (direi dominiamo) tutti i cazzabubboli tecnologici di ultima generazione. Siamo early adopters incalliti.

Purtroppo vinciamo poco, anzi, perdiamo quasi sempre. Vediamo un po’ quali sono le tecniche e le tattiche che non danno benefici e che non “sfondano”:

A) Il linguaggio. Partiamo dal linguaggio. Certo è da geek, anzi spesso è nerd. Ma chi ci capisce?
Spesso mi trovo a “raccontare” di mondi e di esperienze. Magari qualcuno prova a farsi persuadere, ma non basta il linguaggio, la carica persuasiva, il racconto entusiasta. Bisogna far vivere l’esperienza e questo è, molto spesso, un problema insormontabile. Chi ci ascolta, ci guarda, ci studia, spesso non conosce il percorso. Ma c’è un percorso da intraprendere per abitare la rete?

B) Gli usi e le abitudini. Geolocalizzarsi, taggarsi, followarsi, oddio che termini. Vabbè, aggregare gli RSS, costruire MASH-UP, partecipare al LIFESTRAM. Oddio, ancora? Hai voglia tu a raccontare che questo è bene, è facile, è conveniente. A chi? Raccontavo di alcune esperienze con la vecchia e ormai consolidata posta elettronica. Mentre noi “abitanti” la superiamo con altri sistemi (Twitt, DM, ecc.) per il 99% dei nostri interlocutori è un sistema asincrono a cui si può anche dare un certo risalto, forse. Attenzione….. ma anche no! Risposta……..forse?
Pochi giorni fa spiegavo (pacatamente, lentamente, con molta pazienza e con dovizia di particolari legati alla praticità e alla convenienza) gli RSS a mio cognato. Cosa che faccio spesso con molti colleghi, amici, ecc. Il risultato è sempre lo stesso. Ti guardano, ti fanno un sorriso educato e ti chiedono: “passiamo ad altro che non mi interessa”!

C) L’opportunità. Ci proviamo a spiegare il modello economico. Illustriamo usi, consuetudini (quasi sempre all’estero) che hanno portato i social media nel business, nelle istituzioni, nel mondo dei consumi. E allora? E allora sarebbe il momento di sviluppare applicazioni per Facebook, di portare sulla Intranet aziendale alcuni social media, di rendere le istituzioni più social grazie all’adozione delle dinamiche del social web. Non va, non va. Stenta a decollare. Ognuno preferisce coltivare il proprio opportunismo basato sulla conservazione di schemi, processi e confini rigidi.

D) Il tempo. E poi diciamolo, per abitare la rete ci vuole tempo, fatica e molta distrazione dalle cose e dai fatti …..tradizionali. Il cosiddetto “presidio” è faticoso. Che vantaggi immediati ottiene l’italiano medio da un esercizio partecipativo e sociale? Che opportunità diretta, tangibile e di puro opportunismo si palesa da un adozione tout cour al mondo del web sociale?

Dunque il tema non è il pessimismo. Chi mi legge sa che infondo spesso speranza e ottimismo. E’ piuttosto: “siamo, noi italiani, tagliati per la partecipazione e la condivisione o siamo piuttosto destinati alla delega perpetua?
Su questi temi sto già costruendo il mio secondo libro che analizzerà meglio l’aspetto sociologico della predisposizione a queste dinamiche che noi, i soliti 4 gatti, consideriamo già opportunità irrinunciabili per lo sviluppo e al competitività del sistema.

Ed ecco perchè, ultimamente, mi trovo a definire il web sociale come un grande sistema di intrattenimento dove le opportunità vengono immaginate come “ludiche”. Ecco perchè ……. ho bisogno di capire perchè il nostro attacco non sfonda e la nostra difesa continua ad essere bucata come un colabrodo!

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167 Responses to “44 gatti”

  1. catepol scrive:

    @felter no, ti correggo…io postando sul blog e rilanciando su FF, twitter, Facebook… arrivo anche a mia mamma (contatto Facebook) con un solo grado di separazione. E a un sacco di altra gente :)

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  2. catepol scrive:

    @felter no, ti correggo…io postando sul blog e rilanciando su FF, twitter, Facebook… arrivo anche a mia mamma (contatto Facebook) con un solo grado di separazione. E a un sacoc di altra gente :)

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  3. Felter Roberto scrive:

    Catepol, tua madre si è talmente stufata di leggerti che ormai la possiamo considerare una dei 44 gatti. Gli altri, per la solita formula di pareto, 80 hanno visto il tuo titolo e hanno detto "Catepol ha scritto qualcos’altro" e si sono fermati lì. 20 sono andati sul tuo sito, hanno fatto scorrere per vedere la lunghezza del testo (stavo scrivendo feed, scroll, post ma ho semplificato :D ) e hanno detto, troppo lungo… :D

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  4. catepol scrive:

    noi, che ci parliamo tra noi…in questo mondo di blogger… (cit.)

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  5. Felter Roberto scrive:

    Oopps ho detto Pareto, dovevo semplificare anche quello? :)

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  6. catepol scrive:

    pareto, gatto come noi…

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  7. [...] preliminari: il post di Gigi Cogo e del post di Mariangela (ripreso anche su Facebook). Da leggere anche, ovviamente, i numerosi [...]

  8. patrizia scrive:

    Il vero cambiamento sta nella cultura e nella consapevolezza del mezzo.

    Il cammino non sarebbe lungo se ci fossero persone pronte a cambiare realmente e capaci di rapportarsi con gli altri e saper uscire fuori da schemi …pertanto io preferisco essere outstanding

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  9. [...] che attualmente nel nostro paese sembrano incidere ben poco e nei fatti interessare solo i soliti 44 gatti. Forse meglio darsi al marketing alla griglia senza [...]

  10. Dario Salvelli scrive:

    Già…in bocca al lupo!

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  11. Stefano Vitta scrive:

    Crepi

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  12. Danilo Masotti scrive:

    Sono riflessioni da tossicodipendente.
    Accettiamo la malattia e combattiamola un po’, oppure teniamoci la droga per noi ed evangelizziamo meno.
    Rimango ottimista, però mi sto curando ;-)

    Bel post, va detto

  13. gigicogo scrive:

    Grazie Danilo. E va anche detto con non condividiamo gli stessi pusher :-)

  14. Danilo Masotti scrive:

    Siamo dei malati e come tutti i malati rompiamo il c…. agli altri con la nostra malattia che non interessa a nessuno.
    Hai presenti i depressi?
    Hia presente i bulimici?
    Hai presente gli anoressici?
    Hai presente quelli con le crisi di panico?
    Hai presente i malati di qualsiasi cosa lieve o grossa che sia?
    Hai presente i tossici?
    I 44 gatti sono così, in fila per 6 col resto di 2
    Accettare di essere malati è il primo passo per renderci più interessanti.
    Forse.
    :-)

  15. gigicogo scrive:

    Ti garantisco che sto cercando di curarmi :-)

  16. Massimo Moruzzi scrive:

    partecipazione?

    ma se 3/4 del Paese è passato dall’occupazione tedesca all’occupazione anglo-americana senza fare neanche spallucce!

    agli italiani Internet interessa per i cellulari, le auto e la figa. Il resto sono solo chiacchiere, purtroppo…

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