
A Luglio, ho girato un mesetto per gli States (fra l’altro anche a Washington D.C.) e molti segnali mi hanno fatto capire che non tirava aria per il nostro amico Obama. I giornali e la televisione in primis, sembrano imbarazzati. Certo mica sarà tutta colpa sua ma, purtroppo, la macchina da corsa americana stenta ancora. Anzi, è ingrippata.
L’ottimismo non basta, e ne sappiamo qualcosa noi italiani. La bella narrazione nemmeno. I sani principi in difesa degli ideali, e a discapito del consenso (midterm elections)? Ancora meno!
La disoccupazione è un dramma nazionale e non bastano le grandi strategia sulla sanità, sulle energie alternative, sull’economia immateriale e sulla finanza etica. Ci vuole molto di più per conquistare il cuore e il palato degli americani.
Una nazione che ha sempre mangiato “filetto”, difficilmente si accontenterà della “scatoletta Simmenthal”!
Peccato, sulle ali della sua splendida narrazione, speravo si costruisse anche il collante per il consenso. Avevo torto.
Meditate gente, meditate prima di candidare Vendola come unico salvatore delle anime sperdute della sinistra.
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Questa è la nostra occasione per rispondere a questo appello.
Questo è il nostro momento.
Questa è la nostra epoca: per rimettere la nostra gente al lavoro e aprire porte di opportunità per i nostri bambini; per riportare la prosperità e promuovere la causa della pace; per rivendicare il sogno americano e riaffermare quella verità fondamentale, che da molti siamo uno; che finché avremo vita avremo speranza: e quando ci troveremo di fronte al cinismo e al dubbio, e a quelli che ci dicono che non ce la possiamo fare, noi risponderemo con quella professione di fede immortale che riassume lo spirito di un popolo: yes, we can.
Grazie.
Dio vi benedica.
E che Dio benedica gli Stati Uniti d’America.
(Discorso tenuto dal neopresidente Barack Obama a Chicago dopo la conferma della sua elezione, 5 Novembre 2008)











