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Eretici digitali un libro importante, una discussione aperta
Scritto da Salvatore Valerio in comunicazione, conoscenza, conversazioni, cultura, democrazia, e-learning, eGovernment, ebook, edemocracy, educazione, giornali, google, informazione, internet, knowledge, web 2.0 il 30 dicembre 2009
Di Salvatore Valerio

Salve amici, in questi giorni ho avuto l’occasione e il tempo di leggere Eretici digitali di Russo e Zambardino.
Con gli “eretici” c’ho sempre avuto a che fare, fin dai tempi della versione 1.0 di webeconoscenza con il mitico Clifford Stoll . Gli eretici, i bastiancontrari, i maverick, cioè quelle persone che scelgono di non seguire la corrente, suscitano in me un naturale sentimento di identificazione e simpatia.
Nel titolo di questo post ho scritto che, questo è un libro importante. Per quel migliaio di amici – 1395 RSS nel momento in cui scrivo – che sono interessati al mondo digitale, questo libro è importante e dovrebbero leggerlo perché con le loro dieci tesi, gli autori, mettono in luce quelle parti della rete in cui si muove l’informazione che, sono spesso oggetto dei post di questo sito e, che non sono immediatamente riconoscibili.
Il libro è stato pubblicato oltre che nel tradizionale formato cartaceo anche in formato digitale sul sito www.ereticidigitali.it.
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Quale formaggio scelgo? Aggregatori di social network e cose così…
Scritto da catepol in comunicazione, conversazioni, facebook, friendfeed, lifestream, reti sociali, social media, social network, socialsfera, twitter il 6 giugno 2009
Grandioso il paragone di Techcrunch, quasi meglio del mio “Ci son più social network che stelle in cielo“.
Borat che ha necessità di capire se tutto è “Cheese” come si fa a scegliere. Noi che tra Twitter, Friendfeed, Facebook, Meemi ecc. abbiamo necessità di capire cosa utilizzare, come utilizzarlo e soprattutto come aggregare tutta questa digital life e questo lifestreaming che produciamo in giro?
Ogni giorno nascono come funghi startup e servizi 2.0 e nuove applicazioni, siano esse per desktop, da utilizzare via Web e/o sui nostri stratosferici telefonini di ultimissima generazione. Tutte che si propongono di diventare la nostra porta di accesso principale al digital streaming nostro e dei nostri contatti. Io ebbi necessità di fare il disegnino, disegnino che dovrei pure aggiornare perchè col passare del tempo son cambiate le dinamiche del mio lifestreaming, in parte.
Ma quanta gente conosciamo a parte noi che ha veramente necessità di gestire account multipli e diversificati mediante una applicazione di terze parti che raggruppi insieme, che aggreghi in uno, tutti i nostri social network?
Solo per Twitter esistono tante di quelle applicazioni che ne ho perso anche il conto (questo post infatti andrebbe aggiornato prima o poi) eppure Twitter dalla pagina web rimane il modo migliore di Twittare alla faccia delle varie, seppur ottime, dozzine di applicazioni come TweetDeck, Twhirl / Seesmic Desktop, PeopleBrowsr, Sobees, Streamy, Tweetie, Nambu, TwitterBerry, e chi più ne ha più ne metta.
Io ad esempio uso la webpage di Twitter con l’accorgimento di PowerTwitter o il Twittergadget da Gmail
E Friendfeed? Alla fine il modo migliore per utilizzarlo è la web page (e le notifiche mail a cui si può rispondere direttamente).
Per non parlare delle svariate applicazioni che oramai permettono di utilizzare contemporaneamente, inviando messaggi sincronizzati da una parte all’altra tra FriendFeed, Facebook e Twitter. E tutti i sedicenti “social media strategist and expert” che esaltano le lodi degli account multipli e dei migliori aggregatori che possano offrire la “best-user-experience-known-to-mankind”, la miglior esperienza utente possibile per aggiornare dappertutto il proprio status.
It’s the ultimate social networking service aggregator update management tool, baby!
Ehy, baby, sappi che questo è il miglior servizio al mondo per l’aggiornamento dello status aggregato su tutti i servizi in modo che tu possa seguire ed interagire coi tuoi amici di facebook, twitter, friendfeed, meemi, e anche quelli su marte che utilizzano quel social network strano…tutto in questo meraviglioso nuovo cazzabubolo social che non puoi non avere, non installare, non provare ecc.
Arifaccio la domanda di Techcrunch a voi miei lettori :
Ma quanta gente conosciamo a parte noi che ha veramente necessità di gestire account multipli e diversificati mediante una applicazione di terze parti che raggruppi insieme, che aggreghi in uno, tutti i nostri social network?
Quanta gente ha davvero necessità di tutto ciò? Non si rischia con gli aggregatori di social network di fare solo più rumore, perdere solo più tempo, distrarsi troppo su cose meno importanti per la smania di seguire il flusso di tutto e di tutti (spesso e volentieri ripetuto e rilanciato ovunque, in maniera automatica)?
Quale formaggio scegliere tra gli aggregatori di social network? In un prossimo post vi spiego quale formaggio ho scelto io.
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La crisi del Word Write Web
Scritto da admin in conversazioni, elearning, lifestream, social media, social network, socialsfera, technorati il 12 febbraio 2009
Noi blogger siamo liquidi, curiosi e parecchio intrigati dalle nuove tendenze. Però abbiamo anche un fondamento “storico” basato su una dinamica che, per molti, viene messa in discussione per colpa o per merito del lifestream.
Di questo avevo già elucubrato a suo tempo assieme ad alcuni amici su questo post e in particolare questa mia rivendicazione mi sembra ancora attuale:
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In aiuto a questo mio ulteriore approfondimento è emerso in questi ultimi giorni, un atteggiamento strano ma interessante che si è sviluppato attorno a un tema preciso.
Due elementi forti si sono rimodellati attorno a questo tema:
- La comunità professionale
- Il media di supporto alle relazioni
Per contestualizzare meglio, quasi tutti gli operatori della comunità professionale dell’eLearning sono blogger della prima ora e hanno da sempre utilizzato il blog sia per la didattica che per altri scopi.
Molti di loro hanno ritenuto ormai assodato che il sistema migliore per sviluppare “temi” e su questi “conversazioni” fosse il trackback e quindi il blog.
Invece la discussione si è sviluppata su Facebook.
Nulla di strano è il media killer del momento ma, se riuscite a leggere i commenti attorno alla discussione, moltissimi blogger della comunità professionale continuano a invitare i protagonisti a tornare sul proprio “personal-blog” per approfondire la discussione.
Che sta succedendo?
Nulla di strano, le conversazioni sono liquide e si propagano dove trovano il canale è meno “drenante”. E sembra che Facebook lo sia. Almeno per alcuni.
Ma tornando al concetto di Word Write Web, era alquanto convincente e consolidato che un sistema di tracciamento delle conversazioni basato sul trackback, come Technorati (servizio a cui avevo dedicato un approfondimento) fosse bastante e sufficientemente disposto ad evolvere in seguito alle naturali evoluzioni della blogosfera.
Invece c’è un sintomo che nessuno può tacere. Technorati sta evidenziando che le conversazioni italiane sono in crisi. Basta guardare il sistema di ranking (il contatore di link in entrata per capirsi) che inesorabilmente sta calando per tutti i blog italiani.
Che succede? Siamo i peggiori? Siamo dei cazzari?
No, semplicemente siamo i più fanatici e intrigati dalle nuove tendenze e stiamo abbandonando il blog per rincorrere Facebook.
Una soluzione ci sarebbe e tecnicamente andrebbe studiata. Come IntensDebate riesce a legare le discussioni che avvengono fra FriendFeed e il proprio blog, analoga soluzione andrebbe studiata per Facebook.
Altrimenti, continueremo a disperdere le discussioni nei rivoli meno “drenanti” che non troveranno mai il fiume principale e resteranno degli affluenti morti!
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Più dubbi che certezze
Scritto da admin in conversazioni, reti sociali il 19 gennaio 2009
Luigi ha la capacità di riportarmi sempre con i piedi per terra. Grazie alla sua esperienza pluriennale nel campo dell’ICT, ma soprattutto grazie alle sue conoscenze di continenti e popoli, mi offre spesso l’opportunità di ripensare assieme alle metriche con le quali parametrizziamo l’ecosistema del web e le sue dinamiche.
Sia chiaro, sono un seguace della teoria degli “universi paralleli” e sono convintissimo che non esiste un solo universo del web popolato dalla parte “abitata”, con la quale mi confronto giornalmente. Infatti questo ecosistema mi appare sempre più spesso come una nicchia che, vista dall’esterno, non assume certo i connotati di una nuova frontiera ma, purtroppo, rappresenta qualcosa di incomprensibile per la maggioranza dei mortali.
Sabato scorso, Luigi mi ha coinvolto nuovamente in un progetto di conversazione “dal basso” con il preciso intento di “……L’iniziativa Ciaspole e Web è un primo tentativo di organizzare incontri tra persone rappresentative di culture diverse, raggiungibili sia come abitanti di specifici territori, sia come "abitanti della rete ……”. E’ il secondo anno che salgo nella vallata agordina per incontrare abitanti, imprenditori e rappresentanti delle istituzioni. Tutti ben disponibili ad ascoltare e osservare le mirabolanti prospettive del web 2.0 ma, ovviamente, tormentati da mille dubbi e pochissime certezze.
Già l’anno scorso, in un primo incontro, abbiamo analizzato le peculiarità del territorio, della sua economia, delle sue tradizioni e della sua cultura e abbiamo provato a contaminarci a vicenda. Eravamo in pochi ma buoni. Quest’anno ci siamo ritrovati ancora nella splendida cornice della conca Agordina (presso l’Hotel Stella Alpina ospiti di Duilio) e l’iniziativa, grazie alla passione di Luigi, è riuscita ad attrarre un maggior numero di rappresentanze. Per lo scopo assertivo che mi ero prefissato valeva davvero la pena ascoltare i fabbisogni e le esigenze degli altri.
Infatti, è pur vero che il web permette di fare quasi tutto ma, per le rappresentanze di Voltago Agordino, questo paradigma non è concretizzabile se non attraverso l’opera di un “gateway”, come ama definirlo Luigi.
E il gateway, oltre a noi due, era rappresentato da Nicola Bandoni e Stefano Bellanda ma anche da alcuni nativi digitali del posto che hanno smanettato con l’access point, i portatili e il proiettore dove le mirabolanti performance del web venivano rappresentate.
Detto questo, l’immersione assertiva è stata utile. Anzi utilissima. Ho potuto capire e carpire alcuni approcci al web legati ai fabbisogni di quella comunità. I primi, ovviamente, economici: il web per dare valore deve portare affari. Poi quelli sociali: il web potrebbe avvicinare culture diverse e persone lontane. E infine quelle creative: in un distretto dove il principe (Del Vecchio/Luxottica) ha canibalizzato la creatività, specialmente in un momento di crisi come l’attuale, il web potrebbe essere la nuova frontiera per i creativi.
Se non sbaglio, visto che ho dovuto abbandonare le conversazioni a metà serata per tornare a casa, ci dovremmo rivedere a Luglio! Vero Luigi?
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Ciaspole e web
Scritto da admin in conversazioni il 16 gennaio 2009
Dopo circa un anno, ritorno a Voltago Agordino per le conversazioni dal basso.
Visualizzazione ingrandita della mappa
L’incontro, organizzato dall’instancabile Luigi, si svilupperà attorno al tema “Ciaspole e web” e non solo:
- Fare incontrare persone che abitano ANCHE il Web con persone che abitano SOLO nell’Agordino.
- La (nuova) cultura di chi abita anche il Web potrà così interagire con culture (tradizionali) come la cultura Ladina, oppure la cultura degli impagliatori di sedie dell’Agordino.
- L’incontro potrà proporsi di avviare un’esperienza di condivisione interculturale di conoscenze acquisite in diverse realtà.
- La partecipazione all’evoluzione dell’esperienza sarà realizzabile collaborando tramite il Web.
Insomma si parte presto, bardati per contrastare la neve e il freddo ma sicuri di scaldarsi in un ambiente accogliente.
p.s. il wi-fi è assicurato, vedi che un live blogging ci scappa.
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Il fattore umano nei social media (2)
Scritto da admin in conversazioni, facebook, friendfeed, social media, twitter, web 2.0 il 16 settembre 2008
Mi sono imbattuta here and here and here con una discussione che procede anche here and here oltre che nei commenti ai post, in un’interessante riflessione sull’importanza del fattore umano nei social media (che è un po’ quello che vado sempre predicando io: abbiamo tutte le tecnologie a disposizione, ma non servvirebbero a nulla se non ci fossero dietro le PERSONE ad utilizzarle).
Seguire i social media e le notizie che velocemente vi passano attraverso porta Alexander van Elsas a delineare alcuni trends che nei social media e nel loro utilizzo diventano sempre più importanti. la riflessione è centrata soprattutto sul comportamento umano, a dispetto della tecnologia utilizzata, per provare a delineare quanto è importante e perchè, il fattore umano nei social media.
Vediamo insieme i trends che emergono dai tre post.
La prima parte di questo post “Il fattore umano nei social media” la trovi da Catepol (autrice anche di questa parte)
Seconda parte.
Trend no. 2: “Always on” ad impatto altamente sociale -> Porta comunque alla necessità di disconnettersi ogni tanto
La tecnologia ci permette di stare sempre “always on”. Di essere parte di una conversazione praticamente infinita. Basta connettersi,ovunque siamo, anche dal telefonino, e ci si unisce subito alla grande conversazione. Gli amici sono sparsi praticamente in tutto il mondo, a qualunque fuso orario, perciò è sempre facile trovare qualcuno disponibile a conversare ed interagire con noi. Le tecnologie ce le portiamo sempre dietro e possiamo connetterci dovunque ci troviamo e in diversi modi. I nostri network sono il mondo intero oramai, non piccoli gruppi chiusi. Wifi, UMTS, HSDPA, WiMax, ecc. non importa dove ti trovi, ci sarà sempre almeno un modo per essere on-line.
Quasi tutti i servizi cercano di funzionare così oramai. Molti servizi del web 2.0 services ci forniscono l’opportunità di fare life streams, di pianificare viaggi, di acquistare prodotti, di interagire con altre piattaforme ecc. Ed anche quando non sei online, tutti coloro che ti seguono sapranno esattamente cosa stai facendo e dove, se utilizzi i social media. La tecnologia in pratica ci porta ad aver eun bisogno impellente di condividere cosa stiamo facendo e di seguire quello che fanno gli altri. E’ un processo infinito, a spirale, che si allarga sempre di più. Quanti di noi si attardano a volte la sera su Twitter o Friendfeed o altri servizi solo per curiosità e non per reale necessità di acquisire informazioni? Dai confessatelo. Siamo tra noi.
C’è comunque l’altro lato della medaglia. Più tempo passiamo on-line, tmeno tempo dedichiamo al mondo reale e fisico. Il comportamento dell’ “always on” avrà un significativo impatto sulle relazioni fisiche e reali del nostro quotidiano. Possiamo trovare ispirazione, divertimento, piacere, relazioni profesisonali simili alle nostre nel web, e dare sempre meno spazio alle relazioni personali del mondo reale.
Ma avremo bisogno comunque, ad un certo punto di trovare un equilibrio tra le relazioni familiari, gli amici, i colleghi di lavoro ecc. e la vita “always on”. Serve equilibrio tra la vita digitale e connessa e il quotidiano fatto soprattutto di persone non connesse.
Portando il concetto di “always on” all’estremo, con le tecnologie disponibili, ci sarà comunque bisogno ad un certo punto di staccare e disconnettersi. E’ umano. Siamo persone, dopotutto. Il desiderio di essere in interazione costante on-line ci porta ad un bisogno di stare scollegati ogni tanto. Di lasciar perdere tutto.
Di passare tempo all’aria aperta, con amici reali, magari davanti ad una birra, senza pensare o preoccuparsi di quello che fanno gli amici online. Ed infatti nei servizi di life stream da un po’ di tempo son comparsi lucchetti o le funzioni di “hide”, nascondi, proprio per andar eincontro a questo bisogno di non stare sempre e comunque connessi. Anzichè stare sempre connessi e trasmettere online ogni singolo passo che facciamo, potremmo anche aver bisogno di interrompere volutamente il flusso del nostro streaming o di mostrarlo solo a pochi amici.
Se tutto diventa life stream, l’impatto del life stream diminuisce. La vita, infatti, non può essere e non sarà mai TUTTA interessante o così interessante da dover condividere ogni singolo momento. Ci sono momenti di gloria e momenti in cui non ci accade veramente nulla di importante. Se tutto appare nella vita online, indistintamente ad un certo punto potrà anche annoiare sia noi che chi ci segue. Sicuramente siamo eccitati dall’idea che on-line possiamo discutere di quello che vogliamo, quando vogliamo, con chi vogliamo. Una volta che questo diventa la regola nella nostra vita quotidiana, il suo valore diminuisce. Ecco perchè non è necessario essere realmente “always on” perchè la vita digitale sia importante e carica di significati da condividere. Occorre scegliere i momenti di digital life da condividere ed anche i tempi, con più attenzione, per evitare che il flusso costante ne faccia perdere il valore.
(Continua)
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Tanti nemici tanto onore
Scritto da admin in conoscenza, conversazioni, economia, friendfeed, lifestream, social media, tools, twitter il 15 agosto 2008
E tanti amici?
Sono questi giorni di Agosto, secondo me, che stanno facendo esplodere definitivamente la dimensione del “lifestream”!
Ne parlavo diversi mesi fa quando i primi vagiti degli aggregatori di servizi 2.0 facevano intravvedere delle opportunità che, oggi, sono tangibili attraverso i SOLITI strumenti abilitanti. I social media. E primo fra tutti Friend Feed.
Per ora la maggior parte del tempo da decicare a questa attività avviene via web, ma non manca poi molto alla diffusione in mobilità!
Il lifesream è fatica!
Nulla di nuovo, lo dicevo già in tempi non sospetti. E lo pensano in molti. E’ l’affermarsi della “partecipazione” sul web: per mantenere le relazioni e, attraverso le stesse, apprendere. Nutrirsi di conoscenza.
L’aspetto sociale di queste attività in rete mi intriga parecchio. Chi mi segue sa che in questi giorni ho cercato di approfondire i temi legati ai link fra persone e fra reti. Relazioni insomma.
Sa anche che, per quanto mi riguarda, SOLO ad Agosto riesco ad avere una soglia di attenzione così alta. Son convinto che non potrei farlo durante altri periodi.
Perimetro o globalità senza filtri?
Due nuovi strumenti stanno incuriosendo gfli abitanti della rete in questi ultimi giorni: FireEagle e e Brightkite. Sono l’estensione e la logica conseguenza di altri strumenti/servizi già affermati come Dopplr, solo per citare un esempio.
Con questi servizi si arriva a condividere con tutti i potenziali utenti, o con la propria rete di “friends”, la posizione geografica in tempo reale, condita magari da foto scattate con il cellulare e/o commenti testuali ed altri contenuti. Intrigante vero?
Aggregare tutto
Frequentando lo scorrere della vita dei miei “friends” mi incuriosiva la richiesta di Donato di stamane: “aggregare il proprio lifestreaming in una sola pagina“. Sembra questa, infatti, la necessità dei più talentuosi sul web. Diminuire la fatica indotta dai troppi strumenti e individuare un aggregatore intelligente che permetta di tenere tutto sottocontrollo.
C’è quindi la necessità di restare all’erta. In tempo reale acquisire più conoscenza possibile. Magari dai contatti fiduciati. Dalla rete di fiducia, dal cosidetto “circle of trust”! Quanto di ludico e quanto di professionale c’è in questo?
La solita ganga
Solo due giorni fa con Gino e Maddalena si conveniva sul fatto che i “talenti” del web in Italia sono sempre gli stessi, tutti noti e tutti interconnessi. E qui si concentra un po’ la riflessione. Il fatto che son sempre gli stessi a utilizzare e promuovere queste tecnologie, e che perdono più tempo o investono più tempo. Tutto ciò è economicamente un vantaggio?
Molti di loro (di cui sono contentissimo di essere diventato conoscente e anche amico) hanno, secondo me, lo spirito giusto. Sentono che il ruolo che si sono ricavati non è un opportunità solo per la loro crescita professionale, ma lo è anche per la crescita del sistema paese. E sanno evangelizzare e anche includere. Altri si chiudono in cluster e contaminano il cluster dal di dentro. Diciamo che sono più conservativi. Per carità nulla di polemico. Questi comportamenti sono dettati da fiducia reciproca, conoscenza diretta, magari anche condivisione di valori e ideali generazionali. Ma non generano economia.
Sono come il bar o la parrocchia dove esiste un concetto di economia chiusa ma sostenibile. Dove ci si scambiano le dritte, i favori e le opportunità: “quell’idraulico è amico mio e te lo consiglio”, “vai da quell’artigiano e di che ti mando io”, ecc. O come diceva Niki: “Ci si rivolge più volentieri agli amici degli amici, si procede per presentazioni, ecc. D’altro canto, se dovessi aver bisogno di una consulenza in un campo qualsiasi mi rivolgerei prima a chi conosco“.
Tanti amici poca economia
Ieri sera condividevo su FriendFeed questo post di Jessica Hagy e l’immagine che acccompagnava l’articolo:
La discussione, generata sul lifestream di FriendFeed, ha portato Gino a farne una modifica. O meglio una riflessione.
Stiamo generando economia e competitività?
Dipende. Infatti, molti dei miei “friends”, condividono con me anche dei momenti professionali. Molti degli abitanti della rete che conosco direttamente, mi invitano a partecipare e condividere momenti professionali. E io pure li invito a tutti gli eventi/momenti professionali di cui ho un certo governo. Se poi, per mia fortuna, ho un incidenza sulle scelte dell’azienda o del sistema dove lavoro, questi interlocutori professionali diventano strategici.
L’armonia di intenti e di metodologie favorisce infatti, oltre allo scambio culturale, anche una visione economica che ci porta a fare meglio. Ma non è da tutti. Per altri la palestra ideale è il perimetro del proprio cluster. L’ecosistema si sviluppa e si rafforza solo dentro quel cluster. E diventa “pensiero unico“, come manifestava un commentatore su questo blog riferendosi ad altre tematiche.
Ma il concetto mi fa paura. L’abilità dentro il cluster, la contaminazione interna e il “pensiero unico” dentro un ecosistema chiuso e fiduciato, non generano economia, am stagnazione. La relazione professionale quasi ossessiva, mette in contatto i talenti ma li mette anche in contradittorio e genera dubbi. Questo è positivo, perchè emergono le scelte migliori non per i singoli, ma per il sistema.
Link o relazione professionale?
E’ ovvio che sviluppando un link non si stabilisce automaticamente una relazione professionale. Partecipare agli aggregatori di lifestream non è sempre proattivo. A volte è reattivo e individuale.
Questo aspetto mi lascia perplesso. Conservare il link per acquisire conoscenza, ma non riuscire a sviluppare economia dalla conoscenza è un po’ sterile. Per alcuni magari “ludico”. Ma serve davvero poco!
Nel lavoro
Queste dinamiche mi sono utilissime nel mio ambito lavorativo. Proprio in questi giorni, in azienda, abbiamo terminato la migrazione alla nuova versione di Sharepoint dove gli strumenti abilitanti sono tutti presenti: aggregatori, comunicazione sincrona, social networking, presenza e georeferenziazione.
Dell’impatto sull’utenza ma, soprattutto, sul valore che potrà scaturire dall’adozione di questi media abilitanti vi relazionerò.
Per ora constato che è Agosto e riesco a stare al passo. Rinunciando un po’ alle attenzioni per i miei cari. Ma non può essere sempre così. Il Lifestream è possibile se hai una moglie molto paziente.
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Conversazioni o relazioni?
Scritto da admin in conversazioni, friendfeed, social media, social network il 12 agosto 2008
La pace di Agosto mi ha permesso di passare qualche oretta assieme a Gino e Maddalena con conseguente chiaccherata, rigorosamente unplugged, sui temi della rete e sul futuro dei socialnetwork.
Penso di poter condividere con loro una serie di certezze:
- Il talento indubbio di tanti abitanti della rete che frequentiamo;
- Il numero molto basso degli stessi (alla fine ci ritroviamo su tutti i social network);
- La necessità di andare oltre il valore delle “relazioni” per incidere in modo positivo sui fattori economici che potrebbero risollevare le sorti di questo splendido paese.
E non si tratta di onnipotenza ma di serietà. Le persone che abitano la rete sono responsabili dei comportamenti che stimolano. Sono evangelisti di dinamiche che dovrebbero entrare in tutti i canali della società. Sono avanguardia nei messaggi e nei comportamenti. E si è ovviamente discusso di Codice Internet. Ma non solo!
La discussione più piacevole, IMHO, è stata quella sulle dinamiche conversazionali/relazionali.
Lo so, arrivo tardi. Ma non perchè non lo abbia letto, ma perchè ho sedimentato e analizzato con calma l’articolo di Sergio Maistrello di alcune settimane fa!
E ritorno quindi sul tema dei contesti più ideali per conversare e sulla facilitazione (?????) mediata dai nuovi servizi come Friend Feed.
Proprio ieri, infatti, ho scritto un pezzo che analizzava il tema: “The conversation, The art of listening, and Sharing”. Dopo averlo scritto e dopo averne discusso con Gino e Maddalena ci è tornato in mente l’articolo di Sergio. Perchè? Semplice, perchè tutti i Social Media elencati da Brian Solis fungono brillantemente da contenitori di conversazioni ma, allo stesso tempo, sono ridondanti e non generano valore.
Analizzavamo un comportamento difficilmente omologabile che, proprio Friend Feed, tende a esaltare e enfatizzare. La scelta, individuale e autonoma, del social media più adatto per sviluppare conversazioni.
L’esempio è semplice. L’articolo di Brian Solis poteva essere SOLO commentato sul suo blog? No. Oggi non più. Basta infatti seguire la conversazione laterale che si è sviluppata su Flickr o su FF stesso.
E tutto ciò, per ora, non mi convince. No, non mi convince affatto e come Maistrello penso anch’io che Friend Feed sia esoso di attenzione e ridondante.
Rivendicavo infatti (senza polemica, sia chiaro) la preferenza mia personale sul blog come strumento principe per tracciare le conversazioni. Il blog è mandatario e il trackback dovrebbe garantire (tecnicamente) di seguirne gli sviluppi complementari ai commenti che, IMHO, hanno la loro collocazione naturale in appendice al post di origine.
Per la mia personale prospettiva, infine, la gestione multipla di conversazioni in un contesto definito dall’utente è ancora preferibile su GReader. Questo aggregatore di feed, infatti, permette di creare folder personali dove catalogare fonti e, volendo, anche di pubblicarle. Io stesso, ad esempio, uso questo metodo per mantenere legate alcune conversazioni che, secondo la mia prospettiva, hanno un contesto conversazionale che le lega. E, come detto, posso anche rendere pubblico!
Quindi, alla fine della fiera, e grazie alle chiaccherate con Maddalena e Gino, ci siamo trovati daccordo su un punto. Sono le persone (abitanti della rete) che con le loro personali prospettive definiscono i collegamenti. Sono le persone che stabiliscono il modo di relazionarsi. Sono le persone che linkano un cluster con un altro. Un social network con un altro.
I social media sono solo strumenti abilitanti. Spesso ridondanti e rumorosi. Il futuro? Chissà! Forse ognuno potrà costruirsi il web secondo la sua personale prospettiva ma, soprattutto, secondo le sue “relazioni”.




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