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Quale formaggio scelgo? Aggregatori di social network e cose così…

Immagine anteprima YouTube

Grandioso il paragone di Techcrunch, quasi meglio del mio “Ci son più social network che stelle in cielo“.

Borat che ha necessità di capire se tutto è “Cheese” come si fa a scegliere. Noi che tra Twitter, Friendfeed, Facebook, Meemi ecc. abbiamo necessità di capire cosa utilizzare, come utilizzarlo e soprattutto come aggregare tutta questa digital life e questo lifestreaming che produciamo in giro?

Ogni giorno nascono come funghi startup e servizi 2.0 e nuove applicazioni, siano esse per desktop, da utilizzare via Web e/o sui nostri stratosferici telefonini di ultimissima generazione. Tutte che si propongono di diventare la nostra porta di accesso principale al digital streaming nostro e dei nostri contatti. Io ebbi necessità di fare il disegnino, disegnino che dovrei pure aggiornare perchè col passare del tempo son cambiate le dinamiche del mio lifestreaming, in parte.

Ma quanta gente conosciamo a parte noi che ha veramente necessità di gestire account multipli e diversificati mediante una applicazione di terze parti che raggruppi insieme, che aggreghi in uno, tutti i nostri social network?

Solo per Twitter esistono tante di quelle applicazioni che ne ho perso anche il conto (questo post infatti andrebbe aggiornato prima o poi) eppure Twitter dalla pagina web rimane il modo migliore di Twittare alla faccia delle varie, seppur ottime, dozzine di applicazioni come TweetDeck, Twhirl / Seesmic Desktop, PeopleBrowsr, Sobees, Streamy, Tweetie, Nambu, TwitterBerry, e chi più ne ha più ne metta.

Io ad esempio uso la webpage di Twitter con l’accorgimento di PowerTwitter o il Twittergadget da Gmail

E Friendfeed? Alla fine il modo migliore per utilizzarlo è la web page (e le notifiche mail a cui si può rispondere direttamente).

Per non parlare delle svariate applicazioni che oramai permettono di utilizzare contemporaneamente, inviando messaggi sincronizzati da una parte all’altra tra FriendFeed, Facebook e Twitter. E tutti i sedicenti “social media strategist and expert” che esaltano le lodi degli account multipli e dei migliori aggregatori che possano offrire la “best-user-experience-known-to-mankind”, la miglior esperienza utente possibile per aggiornare dappertutto il proprio status.

It’s the ultimate social networking service aggregator update management tool, baby!

Ehy, baby, sappi che questo è il miglior servizio al mondo per l’aggiornamento dello status aggregato su tutti i servizi in modo che tu possa seguire ed interagire coi tuoi amici di facebook, twitter, friendfeed, meemi, e anche quelli su marte che utilizzano quel social network strano…tutto in questo meraviglioso nuovo cazzabubolo social che non puoi non avere, non installare, non provare ecc.

Arifaccio la domanda di Techcrunch a voi miei lettori :

Ma quanta gente conosciamo a parte noi che ha veramente necessità di gestire account multipli e diversificati mediante una applicazione di terze parti che raggruppi insieme, che aggreghi in uno, tutti i nostri social network?

Quanta gente ha davvero necessità di tutto ciò? Non si rischia con gli aggregatori di social network di fare solo più rumore, perdere solo più tempo, distrarsi troppo su cose meno importanti per la smania di seguire il flusso di tutto e di tutti (spesso e volentieri ripetuto e rilanciato ovunque, in maniera automatica)?

Quale formaggio scegliere tra gli aggregatori di social network? In un prossimo post vi spiego quale formaggio ho scelto io.

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Il fattore umano nei social media (2)

Mi sono imbattuta here and here and here con una discussione che procede anche here and here oltre che nei commenti ai post, in un’interessante riflessione sull’importanza del fattore umano nei social media (che è un po’ quello che vado sempre predicando io: abbiamo tutte le tecnologie a disposizione, ma non servvirebbero a nulla se non ci fossero dietro le PERSONE ad utilizzarle).

Seguire i social media e le notizie che velocemente vi passano attraverso porta Alexander van Elsas a delineare alcuni trends che nei social media e nel loro utilizzo diventano sempre più importanti. la riflessione è centrata soprattutto sul comportamento umano, a dispetto della tecnologia utilizzata, per provare a delineare quanto è importante e perchè, il fattore umano nei social media.

Vediamo insieme i trends che emergono dai tre post.

La prima parte di questo post “Il fattore umano nei social media” la trovi da Catepol (autrice anche di questa parte)

Seconda parte.

Trend no. 2: “Always on” ad impatto altamente sociale -> Porta comunque alla necessità di disconnettersi ogni tanto

La tecnologia ci permette di stare sempre “always on”. Di essere parte di una conversazione praticamente infinita. Basta connettersi,ovunque siamo, anche dal telefonino, e ci si unisce subito alla grande conversazione. Gli amici sono sparsi praticamente in tutto il mondo, a qualunque fuso orario, perciò è sempre facile trovare qualcuno disponibile a conversare ed interagire con noi. Le tecnologie ce le portiamo sempre dietro e possiamo connetterci dovunque ci troviamo e in diversi modi. I nostri network sono il mondo intero oramai, non piccoli gruppi chiusi. Wifi, UMTS, HSDPA, WiMax, ecc. non importa dove ti trovi, ci sarà sempre almeno un modo per essere on-line.

Quasi tutti i servizi cercano di funzionare così oramai. Molti servizi del web 2.0 services ci forniscono l’opportunità di fare life streams, di pianificare viaggi, di acquistare prodotti, di interagire con altre piattaforme ecc. Ed anche quando non sei online, tutti coloro che ti seguono sapranno esattamente cosa stai facendo e dove, se utilizzi i social media. La tecnologia in pratica ci porta ad aver eun bisogno impellente di condividere cosa stiamo facendo e di seguire quello che fanno gli altri. E’ un processo infinito, a spirale, che si allarga sempre di più. Quanti di noi si attardano a volte la sera su Twitter o Friendfeed o altri servizi solo per curiosità e non per reale necessità di acquisire informazioni? Dai confessatelo. Siamo tra noi.

C’è comunque l’altro lato della medaglia. Più tempo passiamo on-line, tmeno tempo dedichiamo al mondo reale e fisico. Il comportamento dell’ “always on” avrà un significativo impatto sulle relazioni fisiche e reali del nostro quotidiano. Possiamo trovare ispirazione, divertimento, piacere, relazioni profesisonali simili alle nostre nel web, e dare sempre meno spazio alle relazioni personali del mondo reale.

Ma avremo bisogno comunque, ad un certo punto di trovare un equilibrio tra le relazioni familiari, gli amici, i colleghi di lavoro ecc. e la vita “always on”. Serve equilibrio tra la vita digitale e connessa e il quotidiano fatto soprattutto di persone non connesse.

Portando il concetto di “always on” all’estremo, con le tecnologie disponibili, ci sarà comunque bisogno ad un certo punto di staccare e disconnettersi. E’ umano. Siamo persone, dopotutto. Il desiderio di essere in interazione costante on-line ci porta ad un bisogno di stare scollegati ogni tanto. Di lasciar perdere tutto.

Di passare tempo all’aria aperta, con amici reali, magari davanti ad una birra, senza pensare o preoccuparsi di quello che fanno gli amici online. Ed infatti nei servizi di life stream da un po’ di tempo son comparsi lucchetti o le funzioni di “hide”, nascondi, proprio per andar eincontro a questo bisogno di non stare sempre e comunque connessi. Anzichè stare sempre connessi e trasmettere online ogni singolo passo che facciamo, potremmo anche aver bisogno di interrompere volutamente il flusso del nostro streaming o di mostrarlo solo a pochi amici.

Se tutto diventa life stream, l’impatto del life stream diminuisce. La vita, infatti, non può essere e non sarà mai TUTTA interessante o così interessante da dover condividere ogni singolo momento. Ci sono momenti di gloria e momenti in cui non ci accade veramente nulla di importante. Se tutto appare nella vita online, indistintamente ad un certo punto potrà anche annoiare sia noi che chi ci segue. Sicuramente siamo eccitati dall’idea che on-line possiamo discutere di quello che vogliamo, quando vogliamo, con chi vogliamo. Una volta che questo diventa la regola nella nostra vita quotidiana, il suo valore diminuisce. Ecco perchè non è necessario essere realmente “always on” perchè la vita digitale sia importante e carica di significati da condividere. Occorre scegliere i momenti di digital life da condividere ed anche i tempi, con più attenzione, per evitare che il flusso costante ne faccia perdere il valore.

(Continua)

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Dal social networking alla cooperazione editoriale

Ho trovato molto interessante questo wiki dell’Università “De Montfort”.

La tematica, alquanto attuale, è stata analizzata più di un anno fa come si può vedere dal log storico del wiki stesso ma, secondo me, è un lavoro che andrebbe rivisitato alla luce degli strumenti di DLA (digital lifestyle aggregator) come FriendFeed.

Il tentativo di scrivere un racconto in modalità collaborativa, apre scenari impensabili:

But what about the novel? Can a collective create a believable fictional voice? How does a plot find any sort of coherent trajectory when different people have a different idea about how a story should end – or even begin? And, perhaps most importantly, can writers really leave their egos at the door?

blog it

Mi sorprende, infatti, come ancora non si sia colto l’aspetto “narrativo” del lifestream che, in effetti si configura troppo come IL GRANDE FRATELLO della rete ma, invece, potrebbe diventare la “trama” di un qualcosa di meno ludico e magari più nobile.

Stiamo forse già partecipando alla stesura di un racconto?

Siamo pronti a scrivere, oltre al nostro cazzeggio, qualcosa che sia configurabile come “plot” collettivo o il nostro ego ce lo impedisce?

Update, scrivo il link perchè mi è stato segnalato un inconveniente nei commenti, anche se a me funziona perfettamente:

http://www.amillionpenguins.com/wiki/index.php/About

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Tanti nemici tanto onore

E tanti amici?

Sono questi giorni di Agosto, secondo me, che stanno facendo esplodere definitivamente la dimensione del “lifestream”!
Ne parlavo diversi mesi fa quando i primi vagiti degli aggregatori di servizi 2.0 facevano intravvedere delle opportunità che, oggi, sono tangibili attraverso i SOLITI strumenti abilitanti. I social media. E primo fra tutti Friend Feed.
Per ora la maggior parte del tempo da decicare a questa attività avviene via web, ma non manca poi molto alla diffusione in mobilità!


Il lifesream è fatica!
Nulla di nuovo, lo dicevo già in tempi non sospetti. E lo pensano in molti. E’ l’affermarsi della “partecipazione” sul web: per mantenere le relazioni e, attraverso le stesse, apprendere. Nutrirsi di conoscenza.
L’aspetto sociale di queste attività in rete mi intriga parecchio. Chi mi segue sa che in questi giorni ho cercato di approfondire i temi legati ai link fra persone e fra reti. Relazioni insomma.
Sa anche che, per quanto mi riguarda, SOLO ad Agosto riesco ad avere una soglia di attenzione così alta. Son convinto che non potrei farlo durante altri periodi.

Perimetro o globalità senza filtri?
Due nuovi strumenti stanno incuriosendo gfli abitanti della rete in questi ultimi giorni: FireEagle e e Brightkite. Sono l’estensione e la logica conseguenza di altri strumenti/servizi già affermati come Dopplr, solo per citare un esempio.
Con questi servizi si arriva a condividere con tutti i potenziali utenti, o con la propria rete di “friends”, la posizione geografica in tempo reale, condita magari da foto scattate con il cellulare e/o commenti testuali ed altri contenuti. Intrigante vero?

Aggregare tutto
Frequentando lo scorrere della vita dei miei “friends” mi incuriosiva la richiesta di Donato di stamane: “aggregare il proprio lifestreaming in una sola pagina“. Sembra questa, infatti, la necessità dei più talentuosi sul web. Diminuire la fatica indotta dai troppi strumenti e individuare un aggregatore intelligente che permetta di tenere tutto sottocontrollo.
C’è quindi la necessità di restare all’erta. In tempo reale acquisire più conoscenza possibile. Magari dai contatti fiduciati. Dalla rete di fiducia, dal cosidetto “circle of trust”! Quanto di ludico e quanto di professionale c’è in questo?

La solita ganga
Solo due giorni fa con Gino e Maddalena si conveniva sul fatto che i “talenti” del web in Italia sono sempre gli stessi, tutti noti e tutti interconnessi. E qui si concentra un po’ la riflessione. Il fatto che son sempre gli stessi a utilizzare e promuovere queste tecnologie, e che perdono più tempo o investono più tempo. Tutto ciò è economicamente un vantaggio?

Molti di loro (di cui sono contentissimo di essere diventato conoscente e anche amico) hanno, secondo me, lo spirito giusto. Sentono che il ruolo che si sono ricavati non è un opportunità solo per la loro crescita professionale, ma lo è anche per la crescita del sistema paese. E sanno evangelizzare e anche includere. Altri si chiudono in cluster e contaminano il cluster dal di dentro. Diciamo che sono più conservativi. Per carità nulla di polemico. Questi comportamenti sono dettati da fiducia reciproca, conoscenza diretta, magari anche condivisione di valori e ideali generazionali. Ma non generano economia.
Sono come il bar o la parrocchia dove esiste un concetto di economia chiusa ma sostenibile. Dove ci si scambiano le dritte, i favori e le opportunità: “quell’idraulico è amico mio e te lo consiglio”, “vai da quell’artigiano e di che ti mando io”, ecc. O come diceva Niki: “Ci si rivolge più volentieri agli amici degli amici, si procede per presentazioni, ecc. D’altro canto, se dovessi aver bisogno di una consulenza in un campo qualsiasi mi rivolgerei prima a chi conosco“.

Tanti amici poca economia
Ieri sera condividevo su FriendFeed questo post di Jessica Hagy e l’immagine che acccompagnava l’articolo:

card1711 thumb%5B1%5D Tanti nemici tanto onore

La discussione, generata sul lifestream di FriendFeed, ha portato Gino a farne una modifica. O meglio una riflessione.
Stiamo generando economia e competitività?
Dipende. Infatti, molti dei miei “friends”, condividono con me anche dei momenti professionali. Molti degli abitanti della rete che conosco direttamente, mi invitano a partecipare e condividere momenti professionali. E io pure li invito a tutti gli eventi/momenti professionali di cui ho un certo governo. Se poi, per mia fortuna, ho un incidenza sulle scelte dell’azienda o del sistema dove lavoro, questi interlocutori professionali diventano strategici.

L’armonia di intenti e di metodologie favorisce infatti, oltre allo scambio culturale, anche una visione economica che ci porta a fare meglio. Ma non è da tutti. Per altri la palestra ideale è il perimetro del proprio cluster. L’ecosistema si sviluppa e si rafforza solo dentro quel cluster. E diventa “pensiero unico“, come manifestava un commentatore su questo blog riferendosi ad altre tematiche.
Ma il concetto mi fa paura. L’abilità dentro il cluster, la contaminazione interna e il “pensiero unico” dentro un ecosistema chiuso e fiduciato, non generano economia, am stagnazione. La relazione professionale quasi ossessiva, mette in contatto i talenti ma li mette anche in contradittorio e genera dubbi. Questo è positivo, perchè emergono le scelte migliori non per i singoli, ma per il sistema.

Link o relazione professionale?
E’ ovvio che sviluppando un link non si stabilisce automaticamente una relazione professionale. Partecipare agli aggregatori di lifestream non è sempre proattivo. A volte è reattivo e individuale.
Questo aspetto mi lascia perplesso. Conservare il link per acquisire conoscenza, ma non riuscire a sviluppare economia dalla conoscenza è un po’ sterile. Per alcuni magari “ludico”. Ma serve davvero poco!

Nel lavoro
Queste dinamiche mi sono utilissime nel mio ambito lavorativo. Proprio in questi giorni, in azienda, abbiamo terminato la migrazione alla nuova versione di Sharepoint dove gli strumenti abilitanti sono tutti presenti: aggregatori, comunicazione sincrona, social networking, presenza e georeferenziazione.
Dell’impatto sull’utenza ma, soprattutto, sul valore che potrà scaturire dall’adozione di questi media abilitanti vi relazionerò.
Per ora constato che è Agosto e riesco a stare al passo. Rinunciando un po’ alle attenzioni per i miei cari. Ma non può essere sempre così. Il Lifestream è possibile se hai una moglie molto paziente.

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Conversazioni o relazioni?

La pace di Agosto mi ha permesso di passare qualche oretta assieme a Gino e Maddalena con conseguente chiaccherata, rigorosamente unplugged, sui temi della rete e sul futuro dei socialnetwork.

Penso di poter condividere con loro una serie di certezze:

  • Il talento indubbio di tanti abitanti della rete che frequentiamo;
  • Il numero molto basso degli stessi (alla fine ci ritroviamo su tutti i social network);
  • La necessità di andare oltre il valore delle “relazioni” per incidere in modo positivo sui fattori economici che potrebbero risollevare le sorti di questo splendido paese.

E non si tratta di onnipotenza ma di serietà. Le persone che abitano la rete sono responsabili dei comportamenti che stimolano. Sono evangelisti di dinamiche che dovrebbero entrare in tutti i canali della società. Sono avanguardia nei messaggi e nei comportamenti. E si è ovviamente discusso di Codice Internet. Ma non solo!

La discussione più piacevole, IMHO, è stata quella sulle dinamiche conversazionali/relazionali.
Lo so, arrivo tardi. Ma non perchè non lo abbia letto, ma perchè ho sedimentato e analizzato con calma l’articolo di Sergio Maistrello di alcune settimane fa!

E ritorno quindi sul tema dei contesti più ideali per conversare e sulla facilitazione (?????) mediata dai nuovi servizi come Friend Feed.

Proprio ieri, infatti, ho scritto un pezzo che analizzava il tema: “The conversation, The art of listening, and Sharing”. Dopo averlo scritto e dopo averne discusso con Gino e Maddalena ci è tornato in mente l’articolo di Sergio. Perchè? Semplice, perchè tutti i Social Media elencati da Brian Solis fungono brillantemente da contenitori di conversazioni ma, allo stesso tempo, sono ridondanti e non generano valore.

2735401175 fcdcd0da03 Conversazioni o relazioni?

Analizzavamo un comportamento difficilmente omologabile che, proprio Friend Feed, tende a esaltare e enfatizzare. La scelta, individuale e autonoma, del social media più adatto per sviluppare conversazioni.

L’esempio è semplice. L’articolo di Brian Solis poteva essere SOLO commentato sul suo blog? No. Oggi non più. Basta infatti seguire la conversazione laterale che si è sviluppata su Flickr o su FF stesso.

E tutto ciò, per ora, non mi convince. No, non mi convince affatto e come Maistrello penso anch’io che Friend Feed sia esoso di attenzione e ridondante.

Rivendicavo infatti (senza polemica, sia chiaro) la preferenza mia personale sul blog come strumento principe per tracciare le conversazioni. Il blog è mandatario e il trackback dovrebbe garantire (tecnicamente) di seguirne gli sviluppi complementari ai commenti che, IMHO, hanno la loro collocazione naturale in appendice al post di origine.

Per la mia personale prospettiva, infine, la gestione multipla di conversazioni in un contesto definito dall’utente è ancora preferibile su GReader. Questo aggregatore di feed, infatti, permette di creare folder personali dove catalogare fonti e, volendo, anche di pubblicarle. Io stesso, ad esempio, uso questo metodo per mantenere legate alcune conversazioni che, secondo la mia prospettiva, hanno un contesto conversazionale che le lega. E, come detto, posso anche rendere pubblico!

Quindi, alla fine della fiera, e grazie alle chiaccherate con Maddalena e Gino, ci siamo trovati daccordo su un punto. Sono le persone (abitanti della rete) che con le loro personali prospettive definiscono i collegamenti. Sono le persone che stabiliscono il modo di relazionarsi. Sono le persone che linkano un cluster con un altro. Un social network con un altro.

I social media sono solo strumenti abilitanti. Spesso ridondanti e rumorosi. Il futuro? Chissà! Forse ognuno potrà costruirsi il web secondo la sua personale prospettiva ma, soprattutto, secondo le sue “relazioni”.

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Friendfeed mobile

Se proprio non potete fare a meno della socialità e del vostro aggregatore sociale Friendfeed, allora http://www.fftogo.com fa per voi!

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La streamline di tutto quello che succede nel mondo dei social media legato ai vostri social friends preferiti è a portata di cellulare o palmare, creato appositamente per voi da questo sviluppatore.

Potrebbe essere l’alternativa al libro giallo sotto l’ombrellone :-)

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