Archivio per la categoria reti sociali

La cruda realtà

Ieri manifestavo una notevole esaltazione per le buone pratiche canadesi. Politici lungimiranti, innovativi. Culturalmente o tecnicamente preparati?

E da noi? Mi son fato un giretto. Poche virtù e molte delusioni.

barbareschi La cruda realtà

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Truzzi

Da un po’ di giorni viene data enfasi a uno studio di Pingdom che analizza l’età degli utenti nei vari socialnetwork.

Mi è piaciuta molto l’immagine introduttiva al post che tende a semplificare quelli che poi sono i risultati dell’analisi.

social network

cit: “…..Here below you can examine the age distribution for each of the 19 social network sites we included in this study….”

Non essendo uno studioso del settore, ma solamente un lettore attento, mi limito a notare come nella ricerca non siano stati inseriti molti socialnetwork generalisti (Vincos, a suo tempo, li aveva inclusi in una ricerca) ma, soprattutto mancano quelli tamarri e truzzi che dall’osservatorio privilegiato di padre e zio, posso immaginare abbiano un certo seguito, visto che figli e nipoti ne fanno largo uso.

Mancano, insomma i social network del “culo di gallina”, quelli del narcisismo adolescenziale. E son mica bruscoletti!

culi di gallina

Badoo e Netlog vanno ancora alla grande nei “teen”!

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Rumore

noise Rumore

Dopo la sbornia da Buzz dei giorni scorsi mi son fermato a riflettere. La socialità digitale ha un prezzo alto e non credo sia auspicabile esplorarla in tutti i suoi meandri per l’ ossessiva ricerca di un valore assoluto.

Porto ad esempio l’accozzaglia di feed che mi son dovuto sorbire a causa della forzata combinazione Buzz/GReader. Queste letture superficiali, e imposte, non mi hanno portato nulla di positivo, solo fastidio.

Per fortuna le letture di David Armano mi riportano sempre con i piedi per terra.  Non è dunque una questione statistica, numerica in senso stretto, legata più o meno a capacità computabili. No, il problema serio è che un ecosistema infinito non può generare miglioramenti valutabili e comparabili con parametri tradizionali. L’aumento delle dimensioni non ci cambia in meglio la vita, o per lo meno non possiamo affermarlo con i parametri di confronto tradizionali. Siamo umani, siamo imperfetti, siamo volubili. Solo i calcolatori traggono vantaggio dalla crescita delle performance e quindi dall’aumento dei numeri computabili.

Se vogliamo aumentare le relazioni dobbiamo dare ad esse dei significati veri! E il rumore ha un solo significato: RUMORE!

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Al loop al loop

Oggi vi tedierò ancora su Buzz.

Le considerazioni di questo post sono relative alle dinamiche degli abitanti della rete. Guardano più all’affermazione di modalità condivise fra gli early adopters che non ad un osservazione più generale sulla bontà degli strumenti e dei servizi per le organizzazioni (che tratterò più avanti). Quindi ce la suoniamo e ce la cantiamo fra di noi, per capirci fra quelli che fanno un uso quotidiano degli RSS e cercano di ricavare il massimo dall’interoperabilità fra i servizi del social web.

Del Lifestream, questo fenomeno che ci attanaglia e ci eleva lo status di “partecipante” ai livelli massimi, ho parlato spesso, al punto di postare anche un item su wikipedia: Socialsfera!

Lifestream

immagine di David Armano

Detto questo provo a definire un contesto che mi permetta di centralizzare i flussi, controllare le sorgenti, orchestrare le relazioni e, ovviamente, evitare il loop.

Da cosa partire? Cosa mettere al centro? Se stessi come hub o le sorgenti a cui si attinge? O entrambi? Direi entrambi!

Quindi, i due punti di partenza sono inevitabilmente il proprio “public profile” su Google: http://www.google.com/profiles/gigi.cogo (dite la verità, da quanto non lo controllavate?) e i contenuti condivisi nell’aggregatore di Rss: http://www.google.com/reader/shared/gigi.cogo . In pratica definisco chi sono e cosa leggo. Che per molti nella socialsfera corrisponde un po’ al detto “sono quello che leggo“. Ma a dir la verità, io sono anche quello che scrivo, per cui centrale diventa anche l’emittente primaria delle mie elucubrazioni: il blog.

Certo, qui la situazione si complica perchè da più parti si tende a sottolineare che le conversazioni “trasversali” nei sistemi di Lifestreaming tendono a svuotare le aree commenti dei blog. Io non sarei così talebano, anche perchè esistono diversi servizi che permettono di gestire i commenti attraverso un costante monitoraggio delle fonti blog e delle discussioni che ruotano sulle stesse. Cito Backtype oppure Intensedebate, solo per citarne alcuni.

Quindi per evitare il loop si tratta di fare ordine alle proprie idee e capire come indirizzare il flusso. Per quanto mi riguarda punterei proprio su Buzz in considerazione del fatto che la social search di Google privilegia sicuramente questa sorgente sia per le persone: http://www.google.com/s2/search/social che per i contenuti: http://www.google.com/s2/search/social#socialcontent.

Quindi si tratta di gestire con un certo ordine le sorgenti da inserire fra i propri “siti collegati” al profilo di Google.

siticollegati Al loop al loop

Ponderare bene se sia davvero il caso di far convergere in questo aggregatore anche gli altri flussi (Twitter e Friendfeed fra tutti), scegliere il tipo di presenza: pubblica nel caso si intenda socializzare globalmente e far conoscere le proprie opere, i propri pensieri e le proprie relazioni, privata nel caso si scelga di moderare la presenza, renderla meno chiassosa e magari chiusa su alcuni cluster professionali o famigliari.

Certo, sempre contestualizzando l’ambito degli abitanti attivi della rete ed early adopters per antonomasia, va detto che ora non siamo più una sparuta avanguardia. Su Gmail c’è il resto del mondo che ci guarda, quindi la presenza pubblica va valutata molto seriamente.

Di Facebook che ne pensate? Io credo che porterà Friendfeed (dopo un anno quasi di sperimentazione dall’acquisizione del 2009) fin dentro la piattaforma madre, altrimenti rischia un calo rilevante.

Tecnicamente Buzz mi piace, apre un mondo di opportunità, non si distacca dai principi che hanno reso famosi i sitemi a 140 caratteri, ma li porta in contesti più ampi e più futuribili, lasciando agli utenti un ampia scelta di come gestire il proprio flusso e le proprie fonti. E non è poco.

Certo, Big G fa sempre più paura, la nostra wonder wheel è solo una rappresentazione di quello che LUI ci raffigura. Sta a noi lavorare di cesello. La partecipazione sul social web è fatica. Ma anche tanta attenzione.

attenzione

Ora, sarebbe il caso di capire come il post che state leggendo verrà commentato? Buzz ancora non prevede delle API di collegamento all’area commenti del blog, ma credo si tratti di aspettare poco :-) Intanto ecco il mio feed, fatene buon uso: feed://buzz.googleapis.com/feeds/gigi.cogo/public/posted

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Prima impressione

Da oggi, Google Buzz sta letteralmente sconvolgendo le abitudini dei social addicted. Tutti quelli che son stati early adopters su Twitter e su Friendfeed, si stanno chiedendo come sarà il domani.

Google buzz logo Prima impressione

Buzz allarga, allarga, allarga da morire. Il Lifestream non sarà più come prima. Milioni di potenziali utenti di Gmail potrebbero entrare nel giro solo come curiosi oppure come nuovi “abitanti” della parte più social del web. Poi si ristabiliranno i confini, i cluster, le nicchie. Forse. O forse non più.

Lo scopriremo nei prossimi giorni, esplorando e apprendendo meglio le potenzialità.

Oggi a pranzo con un manager di Google Italia si parlava anche di questo e lui mi diceva che Wave sarà tragettato completamente nelle Google Apps per rendere interattiva la collaboration aziendale e inserirsi nel panorama più ampio della unified e real time communication. Buzz sarà per le masse, per portare nel social web anche la casalinga di Voghera. Wave per il business.

Da stasera Big G mi fa  un po’ più paura.

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La politica dell’Amministrare 2.0

Oggi ho finalmente fra le mani l’ultima opera di Michele: Ve 2.0, edito da Marsilio.

ve 2.0

Per me, per noi, per chiunque operi nella Pubblica Amministrazione, è un altro passo significativo verso una nuova consapevolezza: L’Amministrazione 2.0 si può fare!

Certo, ci vogliono cavalli di razza e qui nel Veneto e più in generale nel Nord Est ce ne sono.

Il libro: Ve 2.0. Cittadini e libertà di accesso alla rete inizio a leggerlo proprio oggi e mi piacerebbe iniziare alla rovescia dal 3° capitolo della seconda parte: “Regaliamoci un sogno: il nomadic work, il coworking, il cloud computing nella pubblica amministrazione”, così da raccontarlo ai miei discenti che giornalmente mi chiedono: come si può fare?

Off topic (ma neanche tanto): argomento della serata bloggercentrica del 20 febbraio, sarà anche il libro, e un po’ di anticipazioni sul Veneziacamp 2010

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Economia a scuola

Un po’ eLearning, un po’ socialnetworking, definito (in modo riduttivo) “portale”, mi è stato segnalato il progetto Economia a scuola che prende spunto da una scommessa di Consorzio PattiChiari e di ANP.

L’economia è per molti una materia pallosa e di difficile comprensione ma, anche i meno appassionati, son consapevoli che non si può prescindere dalle sue regole.

Mi son soffermato sulla sezione più intrigante, quella dedicata ai piccoli. Un po’ perchè di socialnetwork, blog e palinsesti sociali ne ho già visti di tutti i colori, e un po’ perchè conosco la professionalità di Giunti Labs nella produzione ed erogazione di contenuti didattici.

pattichiari

I materiali son buoni, la struttura anche, come far conoscere il progetto agli insegnanti? Basterà il tam tam mediale e qualche brochurina presso gli sportelli bancari?

Essendo un progetto fortemente “immateriale” spero davvero che si riesca a superare la mediocrità digitale dei nostri insegnanti che, molto spesso, non riescono nemmeno ad attivare le LIM in classe. Ve li vedete alla presa con la divulgazione dei Learning Objects in aula?

Coraggio!

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Non fermiamoci ora!

anobii

Il bello deve ancora venire, purtroppo.

Ma non fermiamoci ai “gruppi nati su Facebook“. Come abitanti della rete abbiamo un dovere etico e morale: dobbiamo aiutare i nostri parlamentari a comprendere meglio l’intricato contesto.

Ad esempio io non sopporto che ci sia gente che legga certi libri su Anobii. Che ne dite se lo chiudiamo?

Ok, ok, torno serio perchè, per nostra fortuna, posso ancora gioire contando su alcuni onorevoli illuminati che non sono poi così «vicini ad ambienti del social network» e provano a ri-connettere il cervello con la bocca.

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