Archivio per la categoria socialsfera
Webeconoscenza un sito web carico di Iodio
Scritto da Salvatore Valerio in Autoreferenza, Società, comunicazione, conoscenza, creatività, cultura, democrazia, governo, informazione, persone, politica, social media, socialsfera il 7 gennaio 2010
Di Salvatore Valerio
È di questi giorni la campagna pubblica contro lo Iodio. Contro le fabbriche dello Iodio. Contro tutti quelli che fanno uso di Iodio. Gli assuntori di Iodio. I diffusori di Iodio. I fabbricatori di Iodio.
Dicendo che, lo Iodio fa male. Che l’assunzione, la divulgazione, la fabbricazione di Iodio fa male al re, fa male a ricco e al cardinale.
Questo sito web invece vuole farsi portabandiera dello Iodio. Lo Iodio è un micronutriente importantissimo per la buona salute del nostro organismo.
L’organismo umano utilizza lo Iodio per la sintesi degli ormoni tiroidei, la triiodotironina (T3) e la tiroxina (T4) due ormoni che sono messaggeri biologici importantissimi per regolare il metabolismo corporeo.
La carenza di iodio diminuisce la funzionalità tiroidea e può causare cretinismo, ritardi nella crescita (nel feto e nei bambini) e gozzo (negli adulti). Un deficit di iodio in età adulta è responsabile anche di sintomi come svogliatezza, stanchezza cronica e calvizie precoce.
Chi Iodia, vive/ chi Iodia, ama.
Prendete più iodio/ Lo iodio fa bene/ lo iodio conviene/ a tutte le età
Prendete più iodio/ prodotto italiano/ rimedio sovrano/ di tutte le età/
Prendete più io…/ prendete più io…./ prendete più iodio!
Questa è una campagna pubblicità & progresso di Webeconoscenza.net a favore dello Iodio.
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I social network al tempo della retorica
Scritto da gigicogo in My Life, reti sociali, social network, socialsfera, web 2.0 il 21 settembre 2009
Che il bloggante si sia espresso in tempi non sospetti sui fenomeni del microblogging e del lifestream è ormai scritto su Wikipedia! (la voce l’ho davvero aggiunta io con il contributo di @Catepol). Ma più in generale è il tema del Social Networking che è stato trattato in questo spazio diverse volte, animando dibattiti e riflessioni.
L’amico Stefano (con il quale abbiamo conversato spesso in rete su questi argomenti) torna a stimolare il dibattito mettendo sul piatto una visione prospettica e geometrica di assimetria fra la dinamica del bloggare e quella del partecipare allo scorrere della vita sociale (lifestreaming?). Stefano tocca il tasto dolente dell’abbandono dei blog e punta il dito sulla mancanza di incisività delle “conversazioni liquide e frenetiche” tipiche del lifestream.
Il bloggante, ha osservato questo fenomeno con particolare attenzione nel corso degli ultimi anni e, diciamo, che la storia del lifestream che si è mangiato i blog, non lo convince del tutto. Interessante è anche l’osservazione di Gianluca: “FF non è simmetrico, per cui, al contrario di FB (almeno in certa misura) ricrea (almeno in potenza) il fenomeno dei 1000 follower/100 following con formazione spontanea di Friendfeedstar (che in certi casi ricalcano le Blogstar, ma non sempre)“.
Su queste analisi, comunque, si gioca un po’ la credibilità del fenomeno “socialsfera” (ormai ex-blogosfera) che, diciamolo, in Italia non ha espresso mai un grande valore e nemmeno un movimento incisivo e credibile.
Il blogger italico (o per lo meno quella sporca trentina che dal 2003 si è costituita in clan) ha fondato la sua esistenza su due fattori portanti e importanti: il narcisismo del consenso e le relazioni esclusive.
Il narcisismo del consenso è un nettare essenziale alla sopravvivenza della specie. Il commento, il backlink, sono il riscontro ossessivo ma indispensabile al lavoro di redazione del post. Mentre la relazione esclusiva rafforza il clan, lo contestualizza e lo eleva ad elite (sarebbe banale chiamarlo blogroll, ma di fatto, tecnicamente, lo è!).
Ed era così prima che si spezzasse l’incantesimo. Prima che l’onda anomala del lifestream mettesse (o rimettesse) in discussione tutto. Quanti eravamo su Facebook fino a 2 anni fa? Pochi credo. Qualche decina di migliaia in tutta Italia e qualche centinaio fra i blogger che, in qualche modo, si relazionano attraverso gli hub forti!
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Ed eccoli li! I 6 gradi di separazione sono scoppiati. Esplosi, implosi, frantumati in un Big Bang…….che ha generato nuove relazioni, nuovi link, nuovi piccoli e grandi attori della parte abitata della rete che non hanno mai conosciuto: il prima.
Ieri ho chiesto alle mie figlie (22 e 18 anni) che cos’è OGGI il web. Mi hanno risposto senza esitazione: “E’ Facebook!”. Questa consapevolezza ancora non è così permeata nel vecchio clan. Qualcuno ha provato a capire, a collegare, a relazionare i vari mondi con Friendfeed e altri cazzabubboli. Ma il Big Bang ha creato nuove galassie, non ha rimodulato quelle esistenti.
Il Big Bang ha creato nuovi pianeti, incoscenti del prima e privi di relazioni subordinate. Un esempio su tutti (tecnico purtroppo): Ho chiesto a molti miei contatti di Facebook che si divertono a commentare i miei post direttamente da DENTRO la piattaforma di Facebook (grazie alla funzione dell’app Networkedblogs), se fossero a conoscenza che quella era una funzione che collegava il mio blog personale (L’ORIGINALE) a Facebook. Ovviamente no. Ma non gli e ne frega nulla! Il fatto che esista o non esista un blog da decenni, non gli sposta una virgola. E’ solo retorica, puro esercizio dialettico su “definizioni”. Blog, Social Network? E’ il web bellezza! Le sue sfumature sono dettagli.
Alla fine qualcuno se ne sta andando. Del vecchio clan si stan perdendo le traccie. Il Big Bang ha ucciso il loro narcisismo? Ha ucciso la loro creatività? O ha messo in discussione le relazioni esclusive? Non ho la risposta, anche perchè io stesso mi muovo con difficoltà e con una certa schizzofrenia dentro questi ambienti mutevoli e mutanti.
Twitter ad esempio. Nel 2006 ne ero un fan. Oggi che lo usa la casalinga di Voghera (e che i contenuti sono davvero discutibili) non mi attrae quasi più. Quindi il virus del clan ha colpito anche me? Forse si! E’ la solita storia, vecchia come il cucco. Si stava meglio quando si stava peggio! Si stava meglio quando eravamo 4 gatti!
Cosa insegna tutto ciò? Forse che le dinamiche non si possono determinare in pochi ma, che le stesse, sono frutto di diversi e differenti approcci. Gli stili di vita si subiscono e non si determinano. Ahimè! E forse quelle di BJ Fogg sono solo delle pie illusioni.
La follia dell’uomo non ha limiti e anche il Social Networking non sa come definire se stesso, perchè chi lo anima è ancora alla ricerca di un identità che, troppo spesso, si confonde solo con la visibilità. E quando questa ne risente, tutto si rimette in discussione.
A proposito. Che fine ha fatto Wave?
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Quale formaggio scelgo? Aggregatori di social network e cose così…
Scritto da catepol in comunicazione, conversazioni, facebook, friendfeed, lifestream, reti sociali, social media, social network, socialsfera, twitter il 6 giugno 2009
Grandioso il paragone di Techcrunch, quasi meglio del mio “Ci son più social network che stelle in cielo“.
Borat che ha necessità di capire se tutto è “Cheese” come si fa a scegliere. Noi che tra Twitter, Friendfeed, Facebook, Meemi ecc. abbiamo necessità di capire cosa utilizzare, come utilizzarlo e soprattutto come aggregare tutta questa digital life e questo lifestreaming che produciamo in giro?
Ogni giorno nascono come funghi startup e servizi 2.0 e nuove applicazioni, siano esse per desktop, da utilizzare via Web e/o sui nostri stratosferici telefonini di ultimissima generazione. Tutte che si propongono di diventare la nostra porta di accesso principale al digital streaming nostro e dei nostri contatti. Io ebbi necessità di fare il disegnino, disegnino che dovrei pure aggiornare perchè col passare del tempo son cambiate le dinamiche del mio lifestreaming, in parte.
Ma quanta gente conosciamo a parte noi che ha veramente necessità di gestire account multipli e diversificati mediante una applicazione di terze parti che raggruppi insieme, che aggreghi in uno, tutti i nostri social network?
Solo per Twitter esistono tante di quelle applicazioni che ne ho perso anche il conto (questo post infatti andrebbe aggiornato prima o poi) eppure Twitter dalla pagina web rimane il modo migliore di Twittare alla faccia delle varie, seppur ottime, dozzine di applicazioni come TweetDeck, Twhirl / Seesmic Desktop, PeopleBrowsr, Sobees, Streamy, Tweetie, Nambu, TwitterBerry, e chi più ne ha più ne metta.
Io ad esempio uso la webpage di Twitter con l’accorgimento di PowerTwitter o il Twittergadget da Gmail
E Friendfeed? Alla fine il modo migliore per utilizzarlo è la web page (e le notifiche mail a cui si può rispondere direttamente).
Per non parlare delle svariate applicazioni che oramai permettono di utilizzare contemporaneamente, inviando messaggi sincronizzati da una parte all’altra tra FriendFeed, Facebook e Twitter. E tutti i sedicenti “social media strategist and expert” che esaltano le lodi degli account multipli e dei migliori aggregatori che possano offrire la “best-user-experience-known-to-mankind”, la miglior esperienza utente possibile per aggiornare dappertutto il proprio status.
It’s the ultimate social networking service aggregator update management tool, baby!
Ehy, baby, sappi che questo è il miglior servizio al mondo per l’aggiornamento dello status aggregato su tutti i servizi in modo che tu possa seguire ed interagire coi tuoi amici di facebook, twitter, friendfeed, meemi, e anche quelli su marte che utilizzano quel social network strano…tutto in questo meraviglioso nuovo cazzabubolo social che non puoi non avere, non installare, non provare ecc.
Arifaccio la domanda di Techcrunch a voi miei lettori :
Ma quanta gente conosciamo a parte noi che ha veramente necessità di gestire account multipli e diversificati mediante una applicazione di terze parti che raggruppi insieme, che aggreghi in uno, tutti i nostri social network?
Quanta gente ha davvero necessità di tutto ciò? Non si rischia con gli aggregatori di social network di fare solo più rumore, perdere solo più tempo, distrarsi troppo su cose meno importanti per la smania di seguire il flusso di tutto e di tutti (spesso e volentieri ripetuto e rilanciato ovunque, in maniera automatica)?
Quale formaggio scegliere tra gli aggregatori di social network? In un prossimo post vi spiego quale formaggio ho scelto io.
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Feedsharing: segnalazioni condivise (1)
Scritto da catepol in blogosfera, conoscenza, e-learning, facebook, microblogging, reti sociali, serendipity, social media, social network, social web, socialsfera, tools, twitter il 24 maggio 2009
Propongo anche qui la rubrica Feedscrolling by catepol .
Brevi segnalazioni, cose veloci che mi passano sotto gli occhi mentre faccio scrolling nel mio feed reader. Cose che magari possono interessare qualcuno. Cose che magari condivido velocemente su Friendfeed per appuntarmele, cose che vorrei farci un post, cose che poi magari il post non lo scrivo e finiscono nel flusso. Brevi dalla Blogosfera e non solo. Segnalazioni condivise
Didattica, tecnologie, web 2.0 & co.
Dal blog ai social network: in questo libro si parla anche di catepol.
Come gestire la propria Social Life dalla sidebar (solo per Win, purtroppo)
Flowgram: gli screencast diventano slide condivisibili
Aggiungi il bottoncino dei visitatori sul blog.
Più di 80 video sulla Media Literacy.
Educate – iPhone iPod Touch App for teachers
Mobile learning: un nuovo plugin per Moodle
The Mobile Learning Engine (MLE) for Moodle
HOW TO: Create Custom Twitter Backgrounds: non hai più scuse per non personalizzare il tuo account Twitter
FileTwt – Sharing Files On Twitter, made easy: condividere file su Twitter si può con questi accorgimenti.
25 Twitter Apps to Manage Multiple Accounts
Less Friend: per conoscere e organizzare le relazioni tra i tuoi follower e i tuoi following. Scopri chi ti segue non ricambiato da te e viceversa, chi segui tu senza essere ricambiato. Facilmente.
Stessa cosa fa Friendorfollow (capire chi ci segue su Twitter ecc.)
Ben 5 modi diversi per condividere video su Twitter.
MindMeTo: un modo per ricordarsi le cose via Twitter. Utile.
Su Facebook profili di donne che si spogliano a pagamento: ecco Mara
Facebook «entra» anche all’oratorio
Se l’account Facebook risulta violato, che fare?
Fessbuc: la sitcom su Facebook è su Youtube.
Blogosfera
Rosanna Banfi racconta il cancro con un blog.
32 motivi per non aprire un blog. Il blog non è cosa di tutti.
Letture consigliate
Cazzeggio
La risposta alla domanda “ma dove ca**o siamo???”
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La crisi del Word Write Web
Scritto da admin in conversazioni, elearning, lifestream, social media, social network, socialsfera, technorati il 12 febbraio 2009
Noi blogger siamo liquidi, curiosi e parecchio intrigati dalle nuove tendenze. Però abbiamo anche un fondamento “storico” basato su una dinamica che, per molti, viene messa in discussione per colpa o per merito del lifestream.
Di questo avevo già elucubrato a suo tempo assieme ad alcuni amici su questo post e in particolare questa mia rivendicazione mi sembra ancora attuale:
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In aiuto a questo mio ulteriore approfondimento è emerso in questi ultimi giorni, un atteggiamento strano ma interessante che si è sviluppato attorno a un tema preciso.
Due elementi forti si sono rimodellati attorno a questo tema:
- La comunità professionale
- Il media di supporto alle relazioni
Per contestualizzare meglio, quasi tutti gli operatori della comunità professionale dell’eLearning sono blogger della prima ora e hanno da sempre utilizzato il blog sia per la didattica che per altri scopi.
Molti di loro hanno ritenuto ormai assodato che il sistema migliore per sviluppare “temi” e su questi “conversazioni” fosse il trackback e quindi il blog.
Invece la discussione si è sviluppata su Facebook.
Nulla di strano è il media killer del momento ma, se riuscite a leggere i commenti attorno alla discussione, moltissimi blogger della comunità professionale continuano a invitare i protagonisti a tornare sul proprio “personal-blog” per approfondire la discussione.
Che sta succedendo?
Nulla di strano, le conversazioni sono liquide e si propagano dove trovano il canale è meno “drenante”. E sembra che Facebook lo sia. Almeno per alcuni.
Ma tornando al concetto di Word Write Web, era alquanto convincente e consolidato che un sistema di tracciamento delle conversazioni basato sul trackback, come Technorati (servizio a cui avevo dedicato un approfondimento) fosse bastante e sufficientemente disposto ad evolvere in seguito alle naturali evoluzioni della blogosfera.
Invece c’è un sintomo che nessuno può tacere. Technorati sta evidenziando che le conversazioni italiane sono in crisi. Basta guardare il sistema di ranking (il contatore di link in entrata per capirsi) che inesorabilmente sta calando per tutti i blog italiani.
Che succede? Siamo i peggiori? Siamo dei cazzari?
No, semplicemente siamo i più fanatici e intrigati dalle nuove tendenze e stiamo abbandonando il blog per rincorrere Facebook.
Una soluzione ci sarebbe e tecnicamente andrebbe studiata. Come IntensDebate riesce a legare le discussioni che avvengono fra FriendFeed e il proprio blog, analoga soluzione andrebbe studiata per Facebook.
Altrimenti, continueremo a disperdere le discussioni nei rivoli meno “drenanti” che non troveranno mai il fiume principale e resteranno degli affluenti morti!
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Oltre i 6 gradi si separazione
Scritto da gigicogo in blogosfera, social network, socialsfera il 7 gennaio 2009
Per chi non la conoscesse, la teoria dei sei gradi di separazione è un’ipotesi secondo la quale qualsiasi persona può essere collegata a qualunque altra (ovviamente anche sconosciuta) attraverso una catena di conoscenze con non più di 5 intermediari.
La teoria è stata proposta per la prima volta nel 1929 dallo scrittore ungherese Frigyes Karinthy in un racconto breve intitolato: Catene. Nel 1967 il sociologo americano Stanley Milgram formulò la teoria del mondo piccolo, dimostrando come attraverso la propria rete di conoscenze un gruppo di persone del Nebraska fosse in grado di venire a contatto con sconosciuti nel Massachusetts.
Ora, questa teoria, IMHO, è alla base di molte relazioni che si sono sviluppate con strumenti come il blog. Le relazioni avvenivano (e in parte ancora avvengono) fra blogger e blogger, fra blogger e commentatori e tra i commentatori stessi. Il cemento della relazione è la “conversazione” attorno al tema.
Ora, molti blogger stanno decretando la fine delle conversazioni per colpa degli strumenti di “lifestream” di cui ho spesso trattato su questo blog.
Insomma, la blogosfera e i suoi attori si sta trasferendo sulla socialsfera con armi e bagagli.
Leggendo e partecipando ai commenti di Gino su alcuni post di Minghetti, mi chiedevo che fine farà il “mondo piccolo”.
Fra l’altro, in queste mie riflessioni, non vorrei dimenticare anche la teoria di Dunbar per la quale: il numero massimo di persone con cui un singolo è in grado di mantenere un rapporto sociale si aggira intorno al valore di 150.
Questo valore si basa sulla ricerca dell’omonimo scienziato inglese (Dunbar, 1992) che utilizzò una equazione di regressione sui dati raccolti su 38 generi di primati per ricavare il valore di 147,8, con una probabilità del 95% che il valore cadesse fra 100 e 230.
Dopo aver ricavato questo valore, Dunbar l’ha confrontato con i gruppi sociali umani e ha verificato che era un accettabile. Infatti tutti i gruppi umani, fin dalla preistoria, tendono ad assestarsi al massimo intorno alle 200 persone.
In un “mondo grande” come quello che si sta delineando grazie alla pervasività di Facebook o FriendFeed va capito meglio, secondo me, il ruolo futuro degli “hub” che, sinora, hanno garantito l’interoperabilità fra le reti.
Se per i nuovi protagonisti del lifestream la reputazione, l’influenza e la fiducia sono il motore del successo, allora si sta delineando un vero “ecosistema digitale” auto-sostenibile, parallelo a quello analogico, ma più dinamico. Sicuramente schizzofrenico, veloce, rumoroso, forse viziato dall’overload, ma di indubbio appeal per i nativi digitali.
Insomma, un ecosistema digitale che non è concettualmente diverso da a un ecosistema biologico, dove ogni singola parte (nodo) cresce con il tutto (rete). Ma con una concezione più olistica del web, proprio perché le reti basate su relazioni, sono per definizione: “complesse” e soggette a “invarianza di scala” (scale free network). Infatti quando un utente (nodo) deve stabilire una nuova relazione (collegamento) tende, di solito, a preferire utenti (nodi) autorevoli ed influenti che dispongono già di molte relazioni, portando questi ultimi ad una crescita esponenziale con l’aumentare del numero dei collegamenti della rete.
Questi nodi sono dei veri e propri “hub” che hanno la funzione di collegare zone della rete che sarebbero altrimenti irraggiungibili secondo la teoria dei “6 gradi di separazione”, In pratica gli “amici degli amici degli amici degli amici degli amici dei miei amici”, rappresentano buona parte della popolazione mondiale attiva sul web. Ma funziona? Siamo sicuri che si aspiri a questo?
Non è che si punti a un ennesimo “celopiùlunghismo” anche su Facebook? Tanti amici tanto onore?
Nelle reti sociali, i cluster costruiti sulla fiducia (gruppi chiusi) sono sempre collegati agli altri cluster attraverso i nodi – hub. Quindi? Qual’è il ruolo degli hub nel Lifestream?
Nella mia modesta opinione, il Lifestream è un tentativo di spostare il ruolo di hub dalle persone agli strumenti. Come dicevo nei commenti al post di Gino:”…Postare su un social media e poi lasciar fare a lui la propagazione su tutti gli altri canali è qualcosa che ancora stento a capire come evolverà…”
E voi?
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Privacy and Social Network
Scritto da admin in social, social network, socialsfera il 17 novembre 2008
di catepol
What does a friend of a friend of a friend know about you? – Un Video dell’Office of the Privacy Commissioner of Canada, Jennifer Stoddart. (via)
Cosa riesce a sapere su di noi una amico di un amico di un nostro amico? Cosa riesce a sapere dai nostri dati che condividiamo online?
Il video ci ricorda di porci alcune domande prima di mandare qualunque dettaglio di noi online e sui social network: mi va di condividere questa cosa? Sono consapevole che arriva anche agli amici degli amici degli amici (quindi a perfetti sconosciuti) una volta che la lancio in rete? Che cosa faccio capire di me? Che informazioni sto diffondendo? Qualcuno potrebbe usare queste informazioni contro di me? Queste informazioni come mi dipingono? Saranno valide anche fra qualche anno? Son cose che vorrei far sapere ad un qualunque dei miei amici? Mia madre sarebbe contenta di leggere queste cose di me? Il mio capo sarebbe contento di sapere queste cose sul mio conto?
Ecc. ecc. ecc.
Se pensiamo alla diffusione di Facebook, c’è sicuramente da spiegare un po’ di cose a chi non ha idea di come funziona il meccanismo degli amici degli amici degli amici online. Senza allarmismi.
Anche perchè alla fine è solo questione di buonsenso.
Post pubblicato da Caterina Policaro su: Catepol 3.0
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Interoperabilità fra Social Network e Social media
Scritto da admin in elearning, social, social media, social network, socialsfera il 29 ottobre 2008
Quanto mi piace :-)
Ammetto. L’interoperabilità a livello di presentazione mi piace un sacco.
Presentare i propri profili, ed i propri gruppi su Linkedin, magari con le slide già caricate su Slideshare è proprio una bella cosa. Caterina ne parla approfonditamente, per cui passo la palla a Lei. Ricordo qui, il gruppo eLearning 2.0 che, appunto, ha scelto da subito questa strada.









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