Citysourced ha appena annunciato un nuovo e sostanzioso finanziamento da 1,3 milioni di dollari, che le permetterà di migliorare i propri servizi anche fuori dagli USA. La piattaforma leader in civic engagement potrebbe offrire, in un futuro prossimo, i suoi servizi anche in Italia. ……No dai, stavo scherzando :-) Qui in Italia, se solo pronuncio il termine civic hacking mi arrestano come terrorista. Tweet
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L’Open Data non decolla
L’Open Data non decolla è il titolo di un mio articolo su Nova in edicola oggi. Lo trovate a pagina 8. Per gli aficionados al blog pubblico il testo meno sintetico, che non risente delle ovvie restrizioni imposte dall’impaginazione giornalistica e che prova a delineare lo stato dell’arte sul tema in oggetto, alla luce della recente Agenda Digitale. Enjoy Il dibattito attorno all’Agenda Digitale (http://www.agendadigitale.org/) dovrebbe persuadere anche i cosiddetti “decisori” ad intraprendere, nel più breve tempo possibile, tutte le iniziative atte a sostenere lo sviluppo del digitale nel nostro paese. Iniziative che prendono il nome di leggi, regolamenti, direttive, delibere, ecc. Insomma atti sostanziali che riescano a tramutarsi, in tempi brevissimi, in progetti e azioni concrete (nuovi processi)
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Competitività e crescita con i dati liberati
Negli ultimi mesi ho cercato di tradurre (nel senso letterale del termine) alcuni concetti e paradigmi sull’Open Government, provando poi a semplificare i testi elaborati in previsione di un trattarello più lungo che sto partorendo con notevoli sforzi, Il primo concetto propedeutico al ragionamento indicato già dal titolo di questo post, è quello esteso di Open Government, il secondo è quello di Governo 2.0. Entrambi indicano la strada chiara e irrinunciabile che dovrebbe portare le amministrazioni pubbliche a “fornire i dati in formato non proprietario”, dunque a liberarli. Per fare cosa? Partiamo proprio da questa domanda e dai percorsi possibili per indicare una risposta che convinca le amministrazioni pubbliche a prodigarsi in questa pratica. 1) Perchè? Negli ultimi mesi ho
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Palestra per buone pratiche
Dopo il mio articolo di giovedì scorso su Nova, sono stato contattato da una vecchia conoscenza che avevo lasciato giovane neo-laureato a Messina (con una tesi sull’eGovernment di cui ero co-relatore) alcuni anni fa. Questa premessa spero sgombri il campo da ogni ipotesi di spudorata marketta su quello di cui mi appresto ad argomentare. Il tema è quello della gestione partecipata degli ambienti urbani, che ho trattato diverse volte e che continuo a ritenere il cavallo di troia per una corretta applicazione del governo partecipato della cosa pubblica. Nell’articolo su Nova mi ero sbilanciato a favore di iniziative ibride che potessero avvalersi della forza propulsiva e delle dinamiche del social web ma che si basassero su una governance pubblica, preferibilmente comunale.
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Ripensare lo Stato leggero
L’Open Data è ormai una corrente di pensiero sostenuta da tante azioni concrete che contribuiscono, finalmente, ad elevare questa filosofia allo status di “strategia” vera e propria! E’ passato poco più di un anno da quando, quel 21 Maggio 2009, riportavo su questo blog la notizia di Data.gov e, alcuni giorni fa (esattamente a un anno di distanza), leggendo il blog della White House, ho cercato di dare una prima chiave di lettura, economica, sull’effetto dei principi voluti da Obama e declinati da Vivek Kundra. In questo lungo anno, le iniziative a sostegno delle strategie di Gov 2 sono state tantissime, a cominciare dalla famosissima US Open government directive (dicembre 2009) per proseguire con il britannico Putting the Frontline First
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