Ho usato spesso una specie di slogan, di parafrasi, insomma di concetto sintetico per esprimere la differenza fra noi italiani e altre culture occidentali, diciamo più moderne o più progredite. Questo concetto sintetico, sicuramente troppo semplicistico, è diretta conseguenza di osservazioni, esperienze e luoghi comuni del tipo: In Svizzera non si buttano le carte per terra In Inghilterra si fa la fila In Francia non ci sono i bidet In Italia si fa l’uso maggiore di prodotti igienici Glli stilisti italiani sono i migliori del mondo Insomma: NOI ITALIANI SIAMO PULITI DENTRO MA SPORCHI FUORI fino a ieri……. Tweet
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Un po’ di ossigeno per vincere la rassegnazione
Wikimedia commons Ultimamente ho pochissima voglia di scrivere su argomenti di tendenza “tecnologico-sociale”, come faccio spesso. E poi ci sono un sacco di blog che spiegano benissimo quanto sia fantastica l’ultima diavoleria che ci cambierà per sempre la vita. Già, per sempre. Credo sia la gran voglia di partire per le vacanze, unita a una rassegnazione quasi totale: questo paese non cambierà mai e i nuovi paradigmi del web sociale non riusciranno a scalfire la mediocrità dilagante e la desertificazione culturale in atto. Un paese senza cultura si governa meglio! Mentre aspetto le vacanze, continuo a svolgere con entusiasmo le mie lezioni sull’eDemocracy e sui nuovi modelli possibili di eGov partecipato. Noto interesse, e tanta indifferenza. La rassegnazione poi, è
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La Saggezza Convenzionale
di Salvatore Valerio Quest’oggi parliamo di saggezza convenzionale. A coniare l’espressione “saggezza convenzionale” fu il coltissimo economista statunitense di origine canadese John Kenneth Galbraith. Che è possibile conoscere in italiano a questo link e in inglese a questo ben più ricco link. Quando questo economista creò questo termine, non lo intese certo come un complimento. “Si tende ad associare la verità alla convenienza”, scriveva, “ossia con quanto non disturba il proprio interesse, il proprio benessere o il proprio comodo. Viene inoltre tenuto in grande considerazione tutto ciò che contribuisce all’autostima. Comportamenti economici e sociali”, proseguiva Galbraith, “sono complessi e comprenderne la natura è mentalmente estenuante. Ecco perché restiamo abbarbicati alle idee che meno rimettono in discussione le nostre convinzioni.” La
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Radici umanistiche
Questa parte della tesi verrà tagliata. Infatti, l’elaborazione prenderà una piega più tecnica. Per cui, rimarrà qui sul blog a futura memoria :-( _________________________________________________________________________ L’uomo, sin dalla notte dei tempi, ha manifestato la sua indole curiosa e si è dimostrato molto attratto da tutto ciò che lo circondava. Quando finalmente è riuscito a domare le maggior parte delle sue paure e a sfogare appieno questi sentimenti con più razionalità, ha iniziato a costruire quella che oggi chiamiamo “civiltà”. La liberazione del suo pensiero dalle paure gli ha permesso, infatti, di creare con continuità e più intensità le opere del suo ingegno che, sino a quel momento, erano frutto quasi esclusivo della necessità di risolvere gli elementi critici della sua esistenza.
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Quantità e qualità dell’informazione
Leggevo il post di Gino e riflettevo su alcuni paradigmi. Non tanto quelli tecnologici (sinceramente le tendenze mi intrigano, ma se sia meglio scrivere su feisbuc, FF o sul proprio blog non lo considero importante). Mi interessa di più la “funzione” di noi digital writer di questo nuovo millennio. Non voglio tornare sulla questione blogger e giornalisti ma, piuttosto, sulle dinamiche che portano ognuno di noi a diventare un “citizen journalist” in erba. Cosa rimane della circolazione liquida e ossessiva delle informazioni su web? Si può affermare che il valore di queste informazioni possa essere paragonabile a quello della tradizionale narrativa? Ecco, su queste elucubrazioni vi sparo un pistolotto che avevo in bozza e che un articolo del prof. Longo
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Migliori di chi ci governa!
Non sono mai stato tenero con Veltroni e la sua retorica, molto spesso, essa nasconde troppo bene le evidenti debolezze del Partito Democratico. Per essere “migliori di chi ci governa”, il Partito Democratico deve azzardare una vera DISCONTINUITA’ gestionale. Deve cambiare classe dirigente e fare in modo che le nuove generazioni possano portare dentro la sinistra le idee di modernismo e di innovazione sostenibile. Purtroppo, negli ultimi anni, specialmente la parte più estrema della sinistra è stata quanto di più conservatore si sia visto in Italia. Nel discorso pronunciato al Circo Massimo, c’è ancora tanta retorica facilitata dalla palese incapacità del governo Berlusconi di traghettarci verso un modernismo di idee, di capacità e di regole. Apprezzo invece, e appoggio in
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Il ritardo digitale non è nel Paese ma nei manager
Digitalizzare la pubblica amministrazione è inutile. Bisogna puntare a una rivoluzione culturale. http://webeconoscenza.blogspot.com/ Tweet
Talebani convinti
E’ da prima delle ferie che tenevo in bozza il clip di Zamardino. Poi, seguendo gli stimoli e la coda lunga generata dall’articolo di Atlantic, le elucubrazioni su questo blog si sono spostate sul senso generale di “cultura approssimativa” che il web partecipativo di seconda generazione tende ad affermare e stimolare. Tanto rumore, poco valore. Potrebbe essere uno slogan che mi sono inventato al momento ma in cui spesso mi trovo a riflettere. Fra l’altro, sarebbe interessante su questi temi seguire la discussione generata da Leo su Codice Internet. Purtroppo l’estate ha bruciato la coda………… Ma torniamo all’articolo di Zambardino che pone alcuni quesiti e sostiene alcune timide tesi sugli attori protagonisti di questo clima post-culturale. Intravedo una velata critica
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