Articoli con tag eGovernment

Woodstock

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Enjoy

Oltre ogni format, verso una Woodstock dell’innovazione

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Chiudo bottega

Stavo preparando delle slides per una lezione allo IUAV sul tema eDemocracy & ePartecipation e, ravanando fra i vari materiali e la linkografia raccolta, mi imbatto in questi:

http://www.tweetcommons.com/house

http://politwitter.ca/

Dopo averlo visto, e consultato il documento su Scribd, posso anche chiudere bottega per sempre.
A dire il vero ho sempre avuto una passione per il Canada e quest’anno volevo farci un giretto partendo dalla Nova Scotia.
Penso che potrei anche stabilirmici per sempre.

Come dire: Oh my Gov!

Twitter and the House of Commons

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Annuncio

A volte Big G ti porta a naufragare in porti sconosciuti. Più o meno come Omero e, quasi per un paradosso forzoso, eccomi approdare in Grecia per questo annuncio davvero interessante:
Interoperability in Digital Public Services and Administration – Bridging E-Government and E-Business

eGOV BookWordle Annuncio

Sembra che il libro, scritto a più mani, esca a Maggio di quest’anno.
Non mi resta che aspettare.

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Innovazione in Comune

Condivisione obbligata delle slides di Claudio che rappresentano una sintesi di riferimento sul tema trattato ieri l’altro a Roma. Come annunciato volevo fare un post riassuntivo sui temi della giornata, ma va bene la condivisione. Nelle slides di Claudio c’è tutto.

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Burocrazia

Su segnalazione di Giorgio, condivido questo video di Current.

La materia è trattata in modo generalista ma ben mappata sulle evoluzioni attuali dell’eGov 2 e della filosofia Open Data. Stamani ho lezione su questi argomenti, quindi lo condiviso subito sul microportale che uso per le lezioni in area video!

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Indipendenza

Oggi il bloggante partecipa al Laboratorio Ancitel sul tema dell’ eGovernment 2.0, in quel di Roma. Le riflessioni sulla giornata le renderò pubbliche nei prossimi giorni dopo averle sedimentate ma, da subito, condivido una provocazione che mi ha particolarmente colpito:

Indipendenza dei progetti di innovazione e di miglioramento dell’organizzazione dal fisiologico avvicendamento politico!

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Travolgente

open data

Ieri, durante una lezione sull’eGovernment, provavo a descrivere l’effetto che la filosofia Open Data avrà sui governi più virtuosi e sulle economie che ne beneficeranno. Sarà travolgente e provavo ad elencarne i vari motivi.

Dopo Usa, Gb, ora anche la Finlandia si appresta (il sito è in beta) al grande passo. Evvai! Contaminazione a catena.

Nel nostro paese non si muove foglia. Anche perchè si andrebbero a toccare gli interessi dei grandi “mediatori” convenzionati con lo Stato.

E’ poi un gran peccato che filosofi e sociologi (vabbè, riduco a blogger influenti) continuino a battere il tasto della banda larga e della neutralità della rete. Argomeni interessanti e di sicuro appeal, nonchè utili alla crescita e allo sviluppo dell’economia immateriale. Ma mi dispiace non abbiano capito ancora che bisogna scoperchiare il sarcofago dei dati pubblici per far circolare la democrazia!
La competitività dell’economia immateriale (eCommerce, eTrading, eCare, eHealth, eGovernment, e……..) passa per la messa in disponibilità del patrimonio dati pubblico. O adesso o mai più!

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Gov.it

Il 26 Novembre il ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione ha emanato al circolare n. 8:“Direttiva del Ministro … per la riduzione dei siti web delle pubbliche amministrazioni e per il miglioramento della qualità dei servizi e delle informazioni on line al cittadino”.

Alcuni temi sono particolarmente interessanti anche se denotano un atteggiamento “centralistico” rispetto al problema e alla soluzione da adottare:

A) Registrazione e creazione di siti web per specifici progetti/iniziative non correlati ai siti principali delle pubbliche amministrazioni;

E’ l’effetto celopiùlunghismo, caro Ministro. Vivendo e studiando al PA da anni denoto una diabolica ossessione su questo tema che nasce innanzitutto da un approccio sbagliato e duro a morire: la mediazione e il controllo.
Quasi il 100% dei siti istituzionali (quelli ufficiali) vengono mediati da una redazione che, nel corso degli anni, ne assume il governo totale e si radica in una rendita di posizione assoluta e impossibile da schiodare. Cosa resta da fare, dunque, per chi non vuol mediare con la redazione (o chi la presiede)? Aprirsi un proprio spazio con relativo dominio, contenuti, servizi, ecc!

Detto ciò vale sempre la mia proposta di azzerare tutto e passare dal concetto di CMS (che non ha più senso e di fatto incentiva mediazione e controllo) a quello di aggregatore ufficiale!

palermoweb[1]

Esempio da non seguire: al comune di Palermo l’informazione più in evidenza è il webmaster (CLICCABILE) che ci dice l’ora esatta. Chapeau!

B) Permanenza dei siti web anche dopo la chiusura del progetto iniziativa;

Anche in questo caso (parzialmente collegato al precedente) quando si sviluppano siti web legati a un progetto o a un iniziativa, molto spesso si sceglie un consulente, un fornitore, un qualcuno a progetto che lo governi e lo promuova. Poi, quando quest’ultimo esaurisce il mandato, non vi è nessuna competenza per aggiornare o rilanciare (nel caso serva) il servizio.
Va detto, inoltre, che molto spesso questi siti potrebbero essere una semplice sub-directory del sito istituzionale (www.istituzione.gov.it/progetto) mentre il celopiùlunghismo e l’opportunità di crearsi una nicchia propende per la scelta del dominio assoluto (www.nomeprogetto.it).

romaweb[1]
Esempio da non seguire: al comune di Roma ben 4 progetti (nella sezione PROGETTI) sono spenti o decaduti.  Chapeau!

C) Riconoscibilità non immediata della natura, pubblica o privata, del sito web;

Che dire, è l’effetto outsourcing bellezza! Da anni predico in tutte le mie lezioni, studi e seminari che SOLO un civil servant ha il senso di appartenenza all’Ente.
La proliferazione di consulenze e outsourcing tese a premiare il fornitore e a deprimere il funzionario capace e appassionato spostano l’attenzione su altri piani che non sono di interesse del cittadino.

D) Identificazione non immediata dell’amministrazione che ha realizzato il sito web;

Infatti, perchè spesso non l’ha realizzato l’amministrazione;

regioni[1]

Sembrano sfumature, ma il canale YouTube del FVG non visualizza il logo ufficiale e non dichiara (apertamente) come il Veneto la sua natura istituzionale. Eppure sono entrambi ufficiali!

E) Assenza di regole e di criteri per il trattamento dei contenuti da dichiarare obsoleti, in modo tale da garantire agli utenti internet la disponibilità, anche attraverso motori di ricerca, di contenuti validi ed aggiornati.

E’ chiaro che se il sito istituzionale (caso rarissimo) fosse progettato bene e disponesse di un sistema CMS con annesse funzinalità di versioning & expiration feautures (quasi tutti i moderni CMS ne sono provvisti) il gioco sarebbe di una banalità unica ma, questi i siti istituzionali sono molto spesso un accozzaglia di pagine messe su alla rinfusa o delle brochure webbizzate!

Ora è chiaro che la prima regola che il Ministro vorrebbe applicata è quella relativa al suffisso di dominio: gov.it per tutte le amministrazioni pubbliche. E mi trova pienamente daccordo.

Le altre sono un po’ di facciata (convegno finale, community, individuazione del responsabile della pubblicazione, ecc.)
Specialmente quest’ultima è odiosa, in quanto induce all’ennesima gara verso la “posizione” che, in un web disintermediato e partecipato non ha alcun senso.

Va comunque ammessa la bontà dell’operazione e un invito a segnalare su http://www.accessibile.gov.it/consulta/ tutte le anomalie, bizzarrie e perversioni delle amministrazioni pubbliche.

Poi, si sa, io sono un po’ “francese”. Queste direttive mi piacciono ma restano inapplicate. In Francia, di solito, danno qualche mese di tempo e se non ci pensano da sole le amministrazioni locali, lo Stato centrale attua un bel: “ghe pensi mi”! Che non fa poi male.

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