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Ottobre ha segnato un decremento sensibile dei contenuti postati su FF! Avete la stessa impressione?
Scritto da gigicogo in Senza categoria il 30 ottobre 2009
E questo è stato il mio dubbio/allarme postato ieri proprio sulla piattaforma di FriendFeed.
Detto ciò, mi ero ripromesso di non tornarci sopra, perchè la discussione (con rari inserti di cazzeggio) si è sviluppata bene e ha permesso di sviscerare alcuni aspetti che portano a serie ma serene riflessioni, a circa un anno dal boom di questo strumento sociale.
Ma andiamo con ordine, mettendoci seduti con i pop corn a portata di mano e vediamo di capire perchè il Lifestream è in crisi. O se davvero lo è!
A) I presupposti
Il lifestreaming gode di un discreto successo grazie a tutta una serie di strumenti (web, ma anche mobile) che permettono di mantenere alta l’attenzione su quello che sta succedendo in tempo reale nella vita digitale di ognuno di noi (diary of your electronic life).
Brian Solis, l’aveva anche previsto nel suo Conversation Prism.
La domanda di Brian Solis (5 Agosto 2008) era questa: “If a conversation takes place online and you’re not there to hear or see it, did it actually happen?”
A pensarci bene si prospettavano due alternative. La prima relativa alla gestione delle conversazioni in modo differito e conservativo. La seconda aderente al paradigma della real-time communication/collaboration.
Stranamente, proprio in questi giorni assistiamo alla nascita di un servizio di social search, coerente con la prima alternativa (più lenta, conservatrice e riflessiva) e ad un altro in linea con la seconda alternativa (rapido, immediato, reattivo), ovviamente Google Wave.
Ma prima di Google e delle sue mosse autunnali, Friendfeed aveva in parte delineato una dinamica nuova e di discreto successo: Vivere la vita digitale mentre scorre, sviluppando temi attorno al flusso e in base al flusso, con la possibilità di sfruttare le fonti e i contenuti delle propri relazioni sociali basate sui propri contatti dei social media e dei social network e di sfruttare gli stessi contatti come “hub forti” per aggregare anche flussi più distanti dalla propria giunzione nei 6 gradi di separazione.
B) Il successo di FriendFeed in Italia
E’ indubbio che in Italia FriendFeed sia stato colonizzato quasi da subito dai blogger. Il motivo è molto semplice e va individuato nella diffusa ossessione dei blogger nostrani ad allargare la propria rete di contatti e lettori.
Lo strumento principe per controllare l’interesse ai temi sviluppati su un blog è il monitoraggio e l’analisi dei lettori abbonati. Da questi numeri non avremo mai la certezza che effettivamente i sottoscrittori leggeranno sempre e tutto quello che produciamo su un blog, ma sono un ottimo indicatore perchè rappresentano la volontà specifica ad essere informati sui temi. I lettori casuali o veicolati dai motori di ricerca, sono invece molto spesso saltuari, sporadici e, chiunque conosca un po’ le dinamiche della web analysis sa che rimangono pochissimo sul blog e vi ritornano quasi mai. Infatti quest’ultimi, diversamente dagli abbonati, cercano qualcosa di attinente alla keyword immessa sul box di ricerca di Google o Bing, e se non trovano soddisfazione non restano certo a gironzolare sul nostro blog.
Ecco dunque che l’analisi degli abbonati è un ottimo indicatore. Per ottenerla è sufficiente abbonarsi a Feedburner e monitorare l’andamento delle sottoscrizioni, nonchè l’interesse sui temi (click sulla risorsa aggregata).
Fino a qui tutto bene, ma dall’estate scorsa Feedburner considera FriendFeed come un aggregatore di feed. Dunque? Dunque tutti i contatti che si abbonano ad un profilo su Friendfeed sono automaticamente considerati lettori affezionati.
Tecnicamente è ineccepibile, ma non sono convinto che chi mi segue su Friendfeed lo faccia per i miei contenuti, spesso lo fa per mantenere salda la “relazione”. E la “relazione” non è il “contenuto”.
La relazione è il mezzo!
Analizzando il mio Feedburner si noti come su 1333 sottoscrittori, ben 759 sono provenienti da Friendfeed. Infatti, eccoli:
Questa analisi si evince anche dalla discussione di ieri dove il tema centrale era: “perchè l’interesse su FF sta calando?”.
Perchè secondo il bloggante, si è confuso il mezzo con il contenuto! Friendfeed è un grande aggregatore di contenuti ( principalmente feed esterni e pochi temi nativi) ma ha un effetto drenante che spinge la liquidità del lifestream in tutti i rivoli senza trattenere le discussioni di valore. Cosa che invece il blog ancora riesce a fare. Quindi, anche se i contenuti ci sono, vengono sovrastati dall’overload generale.
C’è stata una prima fase esplosiva di FF dove alcuni blogger hanno sofferto il fatto che le discussioni si stavano spostando dal blog sul lifestream. E questo ha indotto alcuni a fare scelte radicali.
C) Cosa succede adesso?
Ora, la dinamica delle conversazioni e dei temi di valore che, grazie a queste e su queste piattaforme si sorreggono, è in evoluzione continua. C’è chi considerada il blog ancora un modello di “conservazione” quasi editoriale, sia dei temi che dei contenuti. Costui continuerà a portare il lifestream verso questa origine. Attirando i lettori da Friendfeed e impostando i commenti con le plugin di Backtype o di Intensedebate.
Altri inseguiranno il lifestream alla rovescia. Fuori dal blog e dai social network per inseguire in real time le discussioni di valore a provare a trarne vantaggio. Ma questo è faticosissimo. Già il web2, e tutto il tema della socializzazione è fatica, ora vogliamo trarre beneficio anche professionale dal lifestream o dalla partecipazione in Wave o dal semplice lurking su Facebook? Signori, qualcuno dovrà pur pensare a lavorare e quindi a produrre azioni concrete.
Ecco perchè l’interesse cala!
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I social network al tempo della retorica
Scritto da gigicogo in My Life, reti sociali, social network, socialsfera, web 2.0 il 21 settembre 2009
Che il bloggante si sia espresso in tempi non sospetti sui fenomeni del microblogging e del lifestream è ormai scritto su Wikipedia! (la voce l’ho davvero aggiunta io con il contributo di @Catepol). Ma più in generale è il tema del Social Networking che è stato trattato in questo spazio diverse volte, animando dibattiti e riflessioni.
L’amico Stefano (con il quale abbiamo conversato spesso in rete su questi argomenti) torna a stimolare il dibattito mettendo sul piatto una visione prospettica e geometrica di assimetria fra la dinamica del bloggare e quella del partecipare allo scorrere della vita sociale (lifestreaming?). Stefano tocca il tasto dolente dell’abbandono dei blog e punta il dito sulla mancanza di incisività delle “conversazioni liquide e frenetiche” tipiche del lifestream.
Il bloggante, ha osservato questo fenomeno con particolare attenzione nel corso degli ultimi anni e, diciamo, che la storia del lifestream che si è mangiato i blog, non lo convince del tutto. Interessante è anche l’osservazione di Gianluca: “FF non è simmetrico, per cui, al contrario di FB (almeno in certa misura) ricrea (almeno in potenza) il fenomeno dei 1000 follower/100 following con formazione spontanea di Friendfeedstar (che in certi casi ricalcano le Blogstar, ma non sempre)“.
Su queste analisi, comunque, si gioca un po’ la credibilità del fenomeno “socialsfera” (ormai ex-blogosfera) che, diciamolo, in Italia non ha espresso mai un grande valore e nemmeno un movimento incisivo e credibile.
Il blogger italico (o per lo meno quella sporca trentina che dal 2003 si è costituita in clan) ha fondato la sua esistenza su due fattori portanti e importanti: il narcisismo del consenso e le relazioni esclusive.
Il narcisismo del consenso è un nettare essenziale alla sopravvivenza della specie. Il commento, il backlink, sono il riscontro ossessivo ma indispensabile al lavoro di redazione del post. Mentre la relazione esclusiva rafforza il clan, lo contestualizza e lo eleva ad elite (sarebbe banale chiamarlo blogroll, ma di fatto, tecnicamente, lo è!).
Ed era così prima che si spezzasse l’incantesimo. Prima che l’onda anomala del lifestream mettesse (o rimettesse) in discussione tutto. Quanti eravamo su Facebook fino a 2 anni fa? Pochi credo. Qualche decina di migliaia in tutta Italia e qualche centinaio fra i blogger che, in qualche modo, si relazionano attraverso gli hub forti!
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Ed eccoli li! I 6 gradi di separazione sono scoppiati. Esplosi, implosi, frantumati in un Big Bang…….che ha generato nuove relazioni, nuovi link, nuovi piccoli e grandi attori della parte abitata della rete che non hanno mai conosciuto: il prima.
Ieri ho chiesto alle mie figlie (22 e 18 anni) che cos’è OGGI il web. Mi hanno risposto senza esitazione: “E’ Facebook!”. Questa consapevolezza ancora non è così permeata nel vecchio clan. Qualcuno ha provato a capire, a collegare, a relazionare i vari mondi con Friendfeed e altri cazzabubboli. Ma il Big Bang ha creato nuove galassie, non ha rimodulato quelle esistenti.
Il Big Bang ha creato nuovi pianeti, incoscenti del prima e privi di relazioni subordinate. Un esempio su tutti (tecnico purtroppo): Ho chiesto a molti miei contatti di Facebook che si divertono a commentare i miei post direttamente da DENTRO la piattaforma di Facebook (grazie alla funzione dell’app Networkedblogs), se fossero a conoscenza che quella era una funzione che collegava il mio blog personale (L’ORIGINALE) a Facebook. Ovviamente no. Ma non gli e ne frega nulla! Il fatto che esista o non esista un blog da decenni, non gli sposta una virgola. E’ solo retorica, puro esercizio dialettico su “definizioni”. Blog, Social Network? E’ il web bellezza! Le sue sfumature sono dettagli.
Alla fine qualcuno se ne sta andando. Del vecchio clan si stan perdendo le traccie. Il Big Bang ha ucciso il loro narcisismo? Ha ucciso la loro creatività? O ha messo in discussione le relazioni esclusive? Non ho la risposta, anche perchè io stesso mi muovo con difficoltà e con una certa schizzofrenia dentro questi ambienti mutevoli e mutanti.
Twitter ad esempio. Nel 2006 ne ero un fan. Oggi che lo usa la casalinga di Voghera (e che i contenuti sono davvero discutibili) non mi attrae quasi più. Quindi il virus del clan ha colpito anche me? Forse si! E’ la solita storia, vecchia come il cucco. Si stava meglio quando si stava peggio! Si stava meglio quando eravamo 4 gatti!
Cosa insegna tutto ciò? Forse che le dinamiche non si possono determinare in pochi ma, che le stesse, sono frutto di diversi e differenti approcci. Gli stili di vita si subiscono e non si determinano. Ahimè! E forse quelle di BJ Fogg sono solo delle pie illusioni.
La follia dell’uomo non ha limiti e anche il Social Networking non sa come definire se stesso, perchè chi lo anima è ancora alla ricerca di un identità che, troppo spesso, si confonde solo con la visibilità. E quando questa ne risente, tutto si rimette in discussione.
A proposito. Che fine ha fatto Wave?
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Nulla sarà come prima
Scritto da admin in My Life, innovazione, reti sociali il 10 agosto 2009
Logo a cura di Roberto
Ne ho viste tante in quel mondo veloce, volubile e bizzarro che è la rete. Ma dai tempi delle BBS non mi ero mai trovato così bene come su Friendfeed. Dopo l’annuncio di oggi, già si fantastica di tempi bui e incerti.
Intanto in rete, quei pochi che non sono in vacanza, stanno già organizzando l’ennesimo trasloco. E anche questo, in fondo, è il bello della rete.
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Quale formaggio scelgo? Aggregatori di social network e cose così…
Scritto da catepol in comunicazione, conversazioni, facebook, friendfeed, lifestream, reti sociali, social media, social network, socialsfera, twitter il 6 giugno 2009
Grandioso il paragone di Techcrunch, quasi meglio del mio “Ci son più social network che stelle in cielo“.
Borat che ha necessità di capire se tutto è “Cheese” come si fa a scegliere. Noi che tra Twitter, Friendfeed, Facebook, Meemi ecc. abbiamo necessità di capire cosa utilizzare, come utilizzarlo e soprattutto come aggregare tutta questa digital life e questo lifestreaming che produciamo in giro?
Ogni giorno nascono come funghi startup e servizi 2.0 e nuove applicazioni, siano esse per desktop, da utilizzare via Web e/o sui nostri stratosferici telefonini di ultimissima generazione. Tutte che si propongono di diventare la nostra porta di accesso principale al digital streaming nostro e dei nostri contatti. Io ebbi necessità di fare il disegnino, disegnino che dovrei pure aggiornare perchè col passare del tempo son cambiate le dinamiche del mio lifestreaming, in parte.
Ma quanta gente conosciamo a parte noi che ha veramente necessità di gestire account multipli e diversificati mediante una applicazione di terze parti che raggruppi insieme, che aggreghi in uno, tutti i nostri social network?
Solo per Twitter esistono tante di quelle applicazioni che ne ho perso anche il conto (questo post infatti andrebbe aggiornato prima o poi) eppure Twitter dalla pagina web rimane il modo migliore di Twittare alla faccia delle varie, seppur ottime, dozzine di applicazioni come TweetDeck, Twhirl / Seesmic Desktop, PeopleBrowsr, Sobees, Streamy, Tweetie, Nambu, TwitterBerry, e chi più ne ha più ne metta.
Io ad esempio uso la webpage di Twitter con l’accorgimento di PowerTwitter o il Twittergadget da Gmail
E Friendfeed? Alla fine il modo migliore per utilizzarlo è la web page (e le notifiche mail a cui si può rispondere direttamente).
Per non parlare delle svariate applicazioni che oramai permettono di utilizzare contemporaneamente, inviando messaggi sincronizzati da una parte all’altra tra FriendFeed, Facebook e Twitter. E tutti i sedicenti “social media strategist and expert” che esaltano le lodi degli account multipli e dei migliori aggregatori che possano offrire la “best-user-experience-known-to-mankind”, la miglior esperienza utente possibile per aggiornare dappertutto il proprio status.
It’s the ultimate social networking service aggregator update management tool, baby!
Ehy, baby, sappi che questo è il miglior servizio al mondo per l’aggiornamento dello status aggregato su tutti i servizi in modo che tu possa seguire ed interagire coi tuoi amici di facebook, twitter, friendfeed, meemi, e anche quelli su marte che utilizzano quel social network strano…tutto in questo meraviglioso nuovo cazzabubolo social che non puoi non avere, non installare, non provare ecc.
Arifaccio la domanda di Techcrunch a voi miei lettori :
Ma quanta gente conosciamo a parte noi che ha veramente necessità di gestire account multipli e diversificati mediante una applicazione di terze parti che raggruppi insieme, che aggreghi in uno, tutti i nostri social network?
Quanta gente ha davvero necessità di tutto ciò? Non si rischia con gli aggregatori di social network di fare solo più rumore, perdere solo più tempo, distrarsi troppo su cose meno importanti per la smania di seguire il flusso di tutto e di tutti (spesso e volentieri ripetuto e rilanciato ovunque, in maniera automatica)?
Quale formaggio scegliere tra gli aggregatori di social network? In un prossimo post vi spiego quale formaggio ho scelto io.



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