Il convegno di ieri è partito molto bene e l’analisi econometrica svolta dal Centro Tedis è stata interessante e ha evidenziato la tipicità tutta italiana (ma anche Nordestina) nell’affrontare le dinamiche imprenditoriali legate al mondo dell’Open Source. La predisposizione della quasi totalità di queste micro aziende (molte spin-off o incubate) a partecipare a uno studio di questa portata mi ha stupito favorevolmente. Non mi è piaciuta invece la trattazione scontata e ammuffita dei paradigmi tipici dell’Open Source. Se siamo ancora qui a chiederci qual’è la differenza fra Freeware e Open Source, fra Opendocument e Openstandard, fra codice apero e licenza all’uso e quindi a dover giustificare temi “culturali” prima che tecnologici, allora vuol dire che siamo molto, ma molto indietro.
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