Articoli con tag lavoro

Lavoro

La cosa che mi ha colpito di più di questa faccenda è il concetto di “lavoro“. Queste ragazze parlano di “gettone presenza” come compenso per un “lavoro“.

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Italiani

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Sulla decadenza del nostro paese hanno scritto in molti e sulle cause si è discusso ormai abbastanza. Forse troppo.

Ognuno di noi riesce a vedere e a comprendere quello che gli sta attorno e spesso lo confonde con i “confini del mondo”, credendo che in fondo: tutto il mondo è paese.

Ma non è così. Son sicuro che non è così. Non può essere. E non son disposto a rassegnarmi e ad aspettare il peggio che deve ancora venire.

Premetto che non ho un gran periodo e mi viene meno una certa fiducia che, nel passato, davo per scontata e ritenevo una componente primaria del mio carattere.

Forse ho perso molti anni addietro il treno del cambiamento totale, della svolta epocale, della “botta di vita” che rivitalizza tutto.

E invece, mai come in questo momento sarei disposto a ripartire. Magari lontano dagli italiani, che stimo sempre meno!

O forse più semplicemente vorrei cambiare lavoro. Un altra volta. Per non aspettare il peggio. Per non vedere il peggio.

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Siamo un popolo di formiche

Uno smile per De Rita!

«Macché. Gli italiani lavorano moltissimo. Continuo a viaggiare per l’ Italia e non vedo altro che gente impegnata sul lavoro. Siamo un popolo di formiche laboriose. Grazie a questo istinto stiamo fronteggiando la crisi. Magari, è vero, siamo anche un popolo di doppio-lavoristi, di lavoratori stagionali… Comunque di lavoratori. Piuttosto, penso che gli italiani spesso vorrebbero lavorare meglio». Ma allora, la polemica sui «fannulloni» e gli scansafatiche? «L’ attributo di “fannulloni”, stando a Brunetta, evoca l’ universo del pubblico impiego. E anche qui il problema non è dei dipendenti, spesso materialmente costretti a rimanere negli uffici senza far nulla proprio perché privi di mansioni. Il difetto è semmai di chi comanda e non sa coordinare i sottoposti».

blog it

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Se ti accorgi……

……che sei entrato in una riunione dove ogni oratore celebra solo se stesso, enfatizza il suo ruolo e interrompe sempre gli altri oratori per dimostrare che lui è più……..di più…..di più!

Se ti accorgi che nel momento di “quagliare” sul chi fa cosa tutti si mettono a telefonare col cellulare.

Se ti accorgi che la riunione serve solo per mostrarsi importanti o per impressionare gli altri. Che fai?

Resti assertivo? Te ne vai? Prendi la parola?

O pensi che qualcosa di migliore a questo mondo ci deve pur essere e tu, purtroppo, hai sempre meno tempo per coglierlo.

 Se ti accorgi……

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Bloggare le decisioni strategiche

Nei paesi anglofili, l’uso del blog personale da parte dei manager IT è un dato di fatto. Vale la pena curiosare (grazie alla segnalazione di O1net) come i manager di Iona Technologies hanno commentato l’acquisizione da parte di Progress Software.

Per i non addetti ai lavoro si tratta di un pesce grande (Progress Software) nel campo delle SOA, che acquisisce un pesce rampante e veloce come l’irlandese Iona. E’ il mondo dell’interoperabilità applicativa ai tempi di Internet. Insomma aziende di una certa caratura mondiale, quotate al Nasdaq che evolvono, si integrano, acquisiscono, ecc.

Le mie osservazioni si basano sulla forma dialogica con cui i manager di queste aziende espongono, in modo molto personale, i loro sentimenti che travalicano gli orizzonti prettamente aziendalisti. Basta leggere i blog di Chris Horn e di Eric Newcomber per farsi questa idea.

Enfatizzo e approfitto di questo, perchè proprio ieri avevo segnalato la questione Telecom. Certo, si tratta di tutt’altra cosa ma, IMHO, manca completamente il rapporto dialogico dei manager con il resto dell’azienda.

 Bloggare le decisioni strategiche

Mi piacerebbe vedere il blog di Tronchetti, di Montezemolo, di Tanzi. Lo so, sono un romantico ma penso sia un processo lento ma inevitabile. Se si vogliono diminuire i conflitti e aumentare il senso di appartenenza agli ecosistemi (aziende pubbliche o private, enti, associazioni, gruppi, partiti, ecc.) bisogna cominciare a esternare i sentimenti, non solo gli enunciati formali.

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Push o pull?

Hai voglia a dannarti. Qui non si tratta di aver a che fare con gli "abitanti" della rete ma con gli utenti più comuni. Quelli nativamente pull, per capirsi.
Ogni volta che insisto sul tema dei servizi push, e provo a persuadere sulla loro efficacia, trovo sempre difficoltà di comprensione. Eppure uso tutte le strategie possibili. Ma non è mai abbastanza.

1 thumb Push o pull?

Quando, ad esempio, provo a convincere certa utenza ad usare il sistema dell’abbonamento in favore di un partcicolare servizio, già il termine "subscribe" diventa un limite. Intervistando gli utenti ho notato che la parola "sottoscrizione" tende ad allontanare invece che a persuadere. La scusa è sempre la stessa. E se non riesco più a recedere? Questo, secondo me, è un effetto indotto dal cattivo e perverso uso della posta elettronica e, più in particolare, dalla difficoltà di recedere dalle newsletter o dalle liste di distribuzione.

Mi succede infatti di stimolare all’uso di RSS, di alert o altri servizi come descritto in questo mio articolo (sigh, dicembre 2006). Dura, durissima. Ultimamente ho provato a spiegare la differenza fra push e pull illustrando le funzionalità della rete Blackberry e la comodità di ricevera la posta elettronica in questa modalità. Giuro che le nubi si sono squarciate all’improvviso.

C’è infatti molta più diffidenza sull’uso, e sul conseguente "dominio", delle applicazioni web mentre questo sentimento non si avverte verso quelle "mobile". Sul blackberry sei tu utente che decidi se spegnere il push della mail o sospenderlo per un certo periodo. Su web diventa maledettamente difficile. Don’t you? Siamo infatti un popolo di patiti del cellulare e su questo strumento si possono spiegare meglio le modalità push. Son riuscito persino a far installare Yahoo go 3.0 su Blackberry e a persuadere sull’uso dei servizi push di Yahoo. Sarà ancora più facile con l’iPhone o con Android? Chissà!

E’ su web che l’atteggiamento pull persevera e non si schioda, nonostante migliaia di servizi già in modo molto comodo possono aggregare informazioni e servizi e già interoperano per rendere l’utente meno schiavo dalla ricerca per keywords e dalla navigazione serendipica alla ricerca delle informazioni più utili.

2 thumb Push o pull?

Mentre i miei amici blogger potrebbero sorridere su questi temi in quanto già abituati a queste dinamiche, ritengo che per il successo dei servizi web e la diffusione degli stessi a favore dei cittadini, il problema esista ed è serio. Non si può pensare che con una diffusa cultura pull venga percepito il valore di un servizio che devi cercare, capire e consultare spesso. Non può essere. Forse il cellulare può aiutare. Chissà?

La percezione che il mezzo web sia, mai come ora, abilitante è diffusa fra chi ne fa largo uso per passione o per mestiere, ma la maggior parte della popolazione usa il web in modalità pull e questo è limitante. Mentre all’estero si stanno chiedendo What’s next?, noi dobbiamo ancora superare la timidezza e la destrezza con il mezzo e questo frena l’investimento sui servizi web.

Per chiudere, sdrammatizzando, vi invito a provare il servizio push di tracciatura delle tariffe aeree su rotte personalizzate offerto da http://www.kayak.it. Vorrei osare molto e immaginare servizi pull di eDemocracy costruiti in questa modalità. Ma quanti li capirebbero e li sfrutterebbero?

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beds and blowjobs inclusive

 beds and blowjobs inclusive

Era uno scherzo, così almeno ha detto il boss irlandese di Ryanair dopo la conferenza stampa, a Düsseldorf, per presentare le nuove tratte e i nuovi servizi intercontinentali della sua compagnia. Fra questi servizi, infatti, ci sono i letti e i “pompini” inclusi!

Letteralmente: “beds and blowjobs inclusive“.

La marketta, fatta di proposito, ha portato il video ai primi posti su YouTube con grande soddisfazione di Ryanair.

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Uomini di carne e caporali di ferro

Di Salvatore Valerio

Altri morti sul lavoro. Titoli sui giornali. Televisione. Inquadrature, fermo immagini.
Interrogazioni parlamentari. Costernazione. Indignazione. Funerali Addolorati. I Pianti e che Pianti.
Le Autorità. Gran Dignità. Impegni Solenni.
I Sindacati. Rivendicazioni. Rispetto. Le Leggi.

Una ripetizione di cose già viste. Un bollettino di guerra quotidiano. Un elenco di sconfitte.
Mò valerio, comincia un altro pistolotto pigliando come scusa questi poveri morti!

Vi chiedo scusa. Ma che volete. Che ci si può aspettare da me. Io sono figlio di operai, sono stato operaio e… ancora adesso, i miei fratelli, molti miei amici, operai. Che ci si può aspettare, da chi cresce in certi posti, pieni di operai, lavoratori, faticatori, uniti e resi compagni dal lavoro e dalla fatica.

Io dopo tutti questi morti, queste persone più o meno uguali a me. Più o meno uguali a voi che leggete. Potevo esserci io al loro posto. Al posto di quello nella bara. A posto di quello che lo porta a spalla. A posto di quell’altro, che sta lì come un ebete, che non piange e che non parla. Io voglio parlare. Io voglio che questi fatti abbiano un senso. Si deve capire perché ci sono tutti sti morti.

Dopo quest’altra infornata di morti, lascerò che siate voi che leggete e giudicate se parlo o meno di politica, se l’argomento sia politico, se la politica con questa strage quotidiana c’entri molto o poco.

Sulla busta paga di ogni operaio vengono trattenuti dei soldi. Una parte di questi soldi erano destinati per la formazione alla sicurezza degli operai. Questi soldi, i soldi di tutti questi operai, tutta questa gran quantità di soldi, con una “leggina”, passata sotto il più generale silenzio ha preso un’altra direzione. Per la formazione alla sicurezza sono stati lasciati solamente… le chiacchiere.

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