Ho argomentato spesso, su questo blog, delle divisioni e delle guerre fratricide fra diversi schieramenti, fazioni e ceti sociali, nonchè produttivi e sociali. Una situazione da ultras che sta avvelenando il nostro paese da diversi anni, trascinandolo in un cul de sac senza orgoglio, identità e unità. In queste settimane sono in vacanza negli Usa (nel blog di viaggi potete seguire i resoconti) e ho scattato questa foto in occasione della visita di Obama a Martha’s Vineyard. Credo basti e avanzi per marcare le differenze. Tweet
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Non li capisco
Davvero, a volte, gli americani non li capisco. Sono settimane che ci tengono con il fiato sospeso per i veti incrociati di democratici e repubblicani. Insomma un voto bipartisan sarebbe una bella cosa, che unisce, che si eleva a senso dello stato, a “interesse nazionale” condiviso. Bellissimo. Eppure non succede, ancora non sappiamo se raggiungeranno l’accordo e siamo tutti in ansia. Ma, perdinci, basterebbe che un paio di Scillipoti o Razzi passassero dalle fila dei repubblicani a quelle dei democratici (partito di governo) e il gioco sarebbe fatto. Possibile che il made in Italy sia così in ribasso? Tweet
Trova le differenze
Come ben sappiamo, il mezzo non è importante. Ciò che conta è il messaggio e, soprattutto, la capacità e la volontà di interagire. Tweet
Trova la differenza
L’innovazione e la competitività sono davvero a portata di mano! Basta scegliere il metodo giusto. Tweet
L’apoteosi del crowdsourcing
Basta seguire la politica di casa nostra per tafaziarsi ed intristirsi. Abbiamo creato una classe politica che ha perso ogni contatto con la gente e che ormai è convinta di poter risolvere quello che ormai è irrisolvibile e, per di più, senza accettare consigli da nessuno. Alcuni mesi fa raccontavo di come il neo eletto Cameron chiedesse aiuto a tutti i dipendenti pubblici per risolvere la crisi. Oggi mi tafazio ancor di più e mi rammarico di non vivere in USA: http://challenge.gov/ Già, l’ennesima scommessa di Obama passa per l’eDemocracy e per la partecipazione. E davvero significativa e piena di suggestione è la frase del solito Kundra: “…We need all hands on deck..” che annuncia l’apertura del portale. Mannaggia a
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Yes, we can’t!
A Luglio, ho girato un mesetto per gli States (fra l’altro anche a Washington D.C.) e molti segnali mi hanno fatto capire che non tirava aria per il nostro amico Obama. I giornali e la televisione in primis, sembrano imbarazzati. Certo mica sarà tutta colpa sua ma, purtroppo, la macchina da corsa americana stenta ancora. Anzi, è ingrippata. L’ottimismo non basta, e ne sappiamo qualcosa noi italiani. La bella narrazione nemmeno. I sani principi in difesa degli ideali, e a discapito del consenso (midterm elections)? Ancora meno! La disoccupazione è un dramma nazionale e non bastano le grandi strategia sulla sanità, sulle energie alternative, sull’economia immateriale e sulla finanza etica. Ci vuole molto di più per conquistare il cuore e il
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I pilastri della democrazia
Stavo leggendo il disegno di legge dello Stato di New York per la trasparenza dei dati pubblici. Ovviamente anch’esso pubblico. Il disegno di legge in questione, tende ad incentivare la messa in disponibilità dei dati pubblici per stimolare l’economia e la competitività e, ovviamente, segue la famosa direttiva obamiana del Dicembre scorso. Scorrendolo mi son soffermato un attimo sulle motivazioni di base che qui ripropongo: JUSTIFICATION: New York’s Freedom of Information Law establishes “that government is the public’s business and that the public…should have access to the records of government.” The right of access to public records derives from the most basic tenets of American democracy; it is an essential element of government of, by, and for the people. In
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Mr. Obamaaaaaaaaaa!
Non ha fatto molto scalpore l’intervista di Obama rilasciata al «Pittsburgh Post-Gazette» e a «The Blade» alla vigilia del summit del G20 che si terrà a partire da giovedì in Pennsylvania. La blogosfera italiana ha quasi ignorato il tema che, secondo me, va connotato più con una declinazione economica piuttosto che culturale. A dire il vero c’è anche chi parla apertamente di tradimento nei confronti di un presidente che ha beneficiato dei blog per la corsa vittoriosa alla Casa Bianca. Ma è il solito polemicissimo Nicoletti :-) Secondo me Obama ha fatto delle osservazioni giuste e abbstanza ovvie, considerato un sistema come quello americano. Ma in Italia, dove finanziamo i giornali con il denaro pubblico senza battere ciglio, la faccenda
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Consulente
Forse Barack Obama sta cercando un consulente? Grazie a Max Trovato, ho saputo che il suo staff sta osservando il mio profilo su Linkedin: http://www.linkedin.com/in/gigicogo Tweet
Delusi?
clipped from www.corriere.it «….Oltre al fatto che a me il premier Berlusconi piace personalmente – ha proseguito Obama – ….». clipped from www.repubblica.it “…..Sarei molto contento di augurarmi un rapporto personale, amichevole e diretto”, ha tra l’altro detto guadagnandosi parole di gratitudine da parte del presidente Usa: “Oltre al fatto che a me il premier Berlusconi piace personalmente- ha replicato Obama…..” Tweet
Obama e i blog
Noto una certa indifferenza fra i blogger storici nel NON commentare l’ultima uscita della blogstar Obama. In effetti, le settimane prima e dopo l’elezione, erano state esaltanti al punto da creare un fenomeno da “pensiero unico” tipico della blogopalla italiaca. Forse, solo Roberto si era un po’ sbilanciato e aveva sollecitato un attenzione meno superficiale al fenomeno. Ora la star Obama deve fare i conti con i compromessi, con le lobby e quindi con il pensiero conservatore. clipped from www.corriere.it Il presidente eletto grazie a internet fa arrabbiare i blogger. «Li leggo molto raramente perché sono semplicistici e fuorvianti» ha dichiarato Barack Obama in un’intervista concessa al New York Times a bordo dell’Air Force One. La notizia, ripresa oggi anche
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