Articoli con tag social network
Follower
Scritto da gigicogo in reti sociali il 7 agosto 2009
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Molti di noi, da un po’ di anni, sono diventati dei follower!
Questo status è un po’ bizzarro e non sto qui a rifarvi i pipponi sui “6 gradi di separazione“. C’è wikipedia, e poi ne ho già parlato tante volte anche qui sul blog.
Ultimamente, visto che son connesso a migliaia di sconosciuti sui vari SN, anche senza volerlo, uso accogliere su Feisbucc con questa frasetta di cortesia:
“Ciao, abbi pazienza, non voglio far la parte dello sborone :-)
Riesci a dirmi se ci conosciamo in rete, magari sul mio blog o altri social network, oppure nel lavoro.
Ultimamente ho un sacco di richieste e mando questa mail a tutti per poter capire un po’ meglio le relazioni che mi si propongono.
Poi di solito va sempre a buon fine :-)
Un cordiale saluto!”
Qualcuno mi manda a cagare. Su Friendfeed ne succedono ormai di tutti i colori, tanto che mi sto anche incasinando i follower :-)
Il problema è sempre lo stesso, da che rete è rete. E’ meglio deny any any e poi aprire, o allow any any e poi chiudere?
Post facile per i non addetti vero?
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Utonti
Scritto da gigicogo in reti sociali il 16 luglio 2009
Andiamo bene! Estratto da un email di Owen Van Natta CEO di MySpace:
“Our (users) don’t know if we’re a social portal, a music site, or an entertainment hub.”
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Quale formaggio scelgo? Aggregatori di social network e cose così…
Scritto da catepol in comunicazione, conversazioni, facebook, friendfeed, lifestream, reti sociali, social media, social network, socialsfera, twitter il 6 giugno 2009
Grandioso il paragone di Techcrunch, quasi meglio del mio “Ci son più social network che stelle in cielo“.
Borat che ha necessità di capire se tutto è “Cheese” come si fa a scegliere. Noi che tra Twitter, Friendfeed, Facebook, Meemi ecc. abbiamo necessità di capire cosa utilizzare, come utilizzarlo e soprattutto come aggregare tutta questa digital life e questo lifestreaming che produciamo in giro?
Ogni giorno nascono come funghi startup e servizi 2.0 e nuove applicazioni, siano esse per desktop, da utilizzare via Web e/o sui nostri stratosferici telefonini di ultimissima generazione. Tutte che si propongono di diventare la nostra porta di accesso principale al digital streaming nostro e dei nostri contatti. Io ebbi necessità di fare il disegnino, disegnino che dovrei pure aggiornare perchè col passare del tempo son cambiate le dinamiche del mio lifestreaming, in parte.
Ma quanta gente conosciamo a parte noi che ha veramente necessità di gestire account multipli e diversificati mediante una applicazione di terze parti che raggruppi insieme, che aggreghi in uno, tutti i nostri social network?
Solo per Twitter esistono tante di quelle applicazioni che ne ho perso anche il conto (questo post infatti andrebbe aggiornato prima o poi) eppure Twitter dalla pagina web rimane il modo migliore di Twittare alla faccia delle varie, seppur ottime, dozzine di applicazioni come TweetDeck, Twhirl / Seesmic Desktop, PeopleBrowsr, Sobees, Streamy, Tweetie, Nambu, TwitterBerry, e chi più ne ha più ne metta.
Io ad esempio uso la webpage di Twitter con l’accorgimento di PowerTwitter o il Twittergadget da Gmail
E Friendfeed? Alla fine il modo migliore per utilizzarlo è la web page (e le notifiche mail a cui si può rispondere direttamente).
Per non parlare delle svariate applicazioni che oramai permettono di utilizzare contemporaneamente, inviando messaggi sincronizzati da una parte all’altra tra FriendFeed, Facebook e Twitter. E tutti i sedicenti “social media strategist and expert” che esaltano le lodi degli account multipli e dei migliori aggregatori che possano offrire la “best-user-experience-known-to-mankind”, la miglior esperienza utente possibile per aggiornare dappertutto il proprio status.
It’s the ultimate social networking service aggregator update management tool, baby!
Ehy, baby, sappi che questo è il miglior servizio al mondo per l’aggiornamento dello status aggregato su tutti i servizi in modo che tu possa seguire ed interagire coi tuoi amici di facebook, twitter, friendfeed, meemi, e anche quelli su marte che utilizzano quel social network strano…tutto in questo meraviglioso nuovo cazzabubolo social che non puoi non avere, non installare, non provare ecc.
Arifaccio la domanda di Techcrunch a voi miei lettori :
Ma quanta gente conosciamo a parte noi che ha veramente necessità di gestire account multipli e diversificati mediante una applicazione di terze parti che raggruppi insieme, che aggreghi in uno, tutti i nostri social network?
Quanta gente ha davvero necessità di tutto ciò? Non si rischia con gli aggregatori di social network di fare solo più rumore, perdere solo più tempo, distrarsi troppo su cose meno importanti per la smania di seguire il flusso di tutto e di tutti (spesso e volentieri ripetuto e rilanciato ovunque, in maniera automatica)?
Quale formaggio scegliere tra gli aggregatori di social network? In un prossimo post vi spiego quale formaggio ho scelto io.
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Dalla conversazione alla costruzione di valore
Scritto da gigicogo in conoscenza, reti sociali il 28 maggio 2009
Dopo aver riascoltato le interviste del Barcamp ho maturato alcune considerazioni che espongo qui in modo esteso.
Il web conversazionale è ormai un dato di fatto. Per lo meno dal punto di vista tecnologico, le facilitazioni che supportano il processo di conversazione e, ancor meglio di relazione, sono disponibili e in continua evoluzione.
Ai tempi del blog bastava seguire e sviluppare i MEME. Magari con il supporto di Technorati (purtroppo quel servizio è sempre più inefficiente) o di altri aggregatori.
Ma al tempo dei social network, anche i grossi player del web sociale sono scesi in campo e, tecnicamente, hanno risposto con servizi come Google Friend connect e Facebook connect su tutti.
La posta in gioco sono le conversazioni, a partire dai commenti dei lettori.
De Biase, ieri, provava ad esporre le sue impressioni sulla questione, analizzando il rallentamento di Facebook e la ripresa dei blog (grazie alla maggior cura editoriale degli stessi).
Ma, al di là delle ondate fanatiche, markettare o sociologicamente sostenute da fondamenti tutti ancora da analizzare (come si relazioneranno i nativi domani, dopodomani, ecc.?) una variabile, secondo il bloggante, ha scosso il sistema. E questa variabile si potrebbe chiamare: “status”.
I sistemi di microblogging o di lifestream aggregation (Twitter e Friendfeed su tutti) hanno messo in risalto la grande predisposizione dell’abitante della rete a notificare il proprio status prima ancora di entrare in relazione con i suoi simili.
Il “sono qui e faccio questo” viene prima del “come la penso su quell’argomento”.
Va da se che una considerazione mi viene facile. Il web non filtra la reputazione. Per gli abitanti della rete, il web non viene visto come filtro inibitore, anzi. Si assiste a una continua esposizione,e sovraesposizione, attraverso il cambiamento dello status e, solo dopo, alle relazioni e conversazioni che, sulla variazione di staus, si aggregano e si sviluppano.
La socialsfera, dunque, cambia, si evolve e, un blogger demodè e attaccato al vecchio principio del “blog first” (come il sottoscritto), cerca di far interoperare i commenti del blog con le conversazioni su Frindfeed attraverso (tanto per cambiare) le tecnologie. Intensdebate è una di questa.
Ma perchè la conversazione è importante?
Perchè, come ben esplicitato in questo articolo di Jim Macnamara oggi si può accedere ad una parte consistente della conoscenza anche grazie alla modalità partecipativa, quindi attiva.
E sono gli hub che, di volta in volta, favoriscono la crescita delle conversazioni e determinano un arricchimento della conoscenza.
E’ indubbio, quindi, che la rapida crescita dei social network e l’evoluzione del web (o web 2.0) favoriscono nuove modalità per relazionarsi.
I principali cambiamenti, sempre secondo Jim Macnamara si possono così elencare:
• connettività (come mai prima d’ora)
• conversazioni rese possibili dalle potenzialità interattive del Web 2.0 e
• collaborazione che è indispensabile
• collettiva comprensione da creare
• contenuti che sono sempre più generati dagli utilizzatori, mutevoli e apertamente condivisi, il che porta a
• comunità non condizionate da vincoli territoriali e che consentono una reale
• comunicazione
Detto ciò resta da analizzare il valore in termini di crescita e competitività. La conversazione, abilitata dai mezzi tecnologici, favorisce la conoscenza. La crescita della conoscenza non sempre favorisce l’affermmarsi di competenze o lo sviluppo di nuove idee e visioni.
Per costruire il valore, dunque, bisogna portare le dinamiche web sociale anche nelle organizzazioni e qui casca l’asino. Qui la reputazione e lo status vanno sottaciuti. Chi lavora sottotraccia e senza esporsi viene ripagato meglio e più a lungo. Ma proprio per colpa di questa perversione si vive un grande paradosso che è tipico del nostro tempo:
- Nelle organizzazioni vengono sempre più premiati i furbi e i mediocri (la competenza non è indispensabile).
- Nel web sociale emergono i talenti, perchè la loro mediocrità avrebbe i minuti contati, grazie al controllo democratico messo in atto costantemente della socialsfera stessa.
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Corporate Social Networking
Scritto da gigicogo in innovazione, reti sociali il 11 maggio 2009
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E’ indubbio che i vantaggi derivanti dal’uso dei media conversazionali (Facebook, Twitter, FriendFeed, ecc.) possono rivelarsi utili anche in ambienti aziendali (Corporate Social Networking).
Le organizzazioni, infatti, hanno capito che gestire il flusso delle relazioni (lifestream) dei propri dipendenti potrebbe diventare strategico in una più generale gestione del knowledge.
Leggendo oggi un post di Techrunch, mi sono imbatto in un prodotto che prova a persuadere le organizzazioni ad adottare “strumenti abilitanti” per la gestione di quella che viene definita “conoscenza liquida”.
Un video/marketta esplicativo di Cubetree può essere d’aiuto.
L’approccio mi sembra quello giusto e spero che prima o poi anche i grossi player di piattaforme collaborative (IBM e Microsoft in primis) riescano a includere queste funzionalità nei loro framework.
Penso, infatti, che l’idea di inserire un framework di Corporate Social Networking nell’architettura IT dell’organizzazione incoraggi lo sviluppo della disintermediazione e la crescita di momenti, spazi e opportunità di confronto per le persone dell’azienda.
Se la persona è davvero al centro dei processi aziendali, è necessario favorire gli spazi e i canali di comunicazione per far esprimere ad ognuno, nessuno escluso, tutte le sue potenzialità. Da questo punto di vista il Corporate Social Networking è davvero una garanzia, per lo meno dal punto di vista del mezzo abilitante che, mai come ora, è disponibile.
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Open minded
Scritto da gigicogo in conoscenza, reti sociali il 5 aprile 2009
Social network e Web 2.0 fanno bene alla produttivià in azienda. Nel dibattito sull’uso di internet in ufficio si inserisce l’Università di Melborune con una ricerca che non sembra lasciare dubbi: “Le persone che navigano in internet perdivertimento in orario di lavoro sono più produttivi di chi non lo fa, in misura attorno al nove per cento”, afferma il professor Brent Coker, che ha curato la ricerca per conto dell’università australiana. Non che le persone passino il tempo parlando e perdendo tempo con i propri amici su Facebook e Twitter, ma la maggioranza delle trecento persone che hanno partecipato allo studio hanno dichiarato di utilizzare la navigazione su internet per tenersi aggiornati, controllando le notizie e cercando nuovi prodotti e idee per il proprio lavoro.
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Sono social-impazzito
Oggi è arrivata una mail di Plaxo che annunciava il completo supporto in italiano del social network e ravanando un pochino in profondità mi sono accorto che la funzione “aggregatore” di Plaxo era un po’ lasciata allo sbando, per cui ho deciso di iniziare un censimento.
Non lo avessi mai fatto. Il delirio mi ha portato a gestire una pagina “social” su questo blog………e non so quando riuscirò a finirla.
Domanda da idiota: Ma pensate davvero che tutti questi servizi siano indispensabili? E quanti ne abbiamo aperti negli anni scorsi e prontamente dimenticati?
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Social network anche per CAI?
Scritto da gigicogo in Alitalia, reti sociali, social network il 13 gennaio 2009
Ovviamente nel comunicato stampa non si fa nessuna menzione sui possibili scenari digitali indotti dall’alleanza di CAI con AirFrance e KLM.
Ma, mentre in Italia non si è nemmeno pensato a far convergere i due portali di Alitalia e Airone in un unico sistema di interazione con gli utenti, gli amici francesi e olandesi sono già una pista avanti:
Bluenity è infatti il social network dei viaggiatori Air France e Klm.
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Chissà se con i 3 miliardi di intervento pubblico, Colannino & C. riusciranno a darci uno strumento conversazionale con la nuova compagnia. Ho i miei dubbi!






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