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Dalla conversazione alla costruzione di valore
Scritto da gigicogo in conoscenza, reti sociali il 28 maggio 2009
Dopo aver riascoltato le interviste del Barcamp ho maturato alcune considerazioni che espongo qui in modo esteso.
Il web conversazionale è ormai un dato di fatto. Per lo meno dal punto di vista tecnologico, le facilitazioni che supportano il processo di conversazione e, ancor meglio di relazione, sono disponibili e in continua evoluzione.
Ai tempi del blog bastava seguire e sviluppare i MEME. Magari con il supporto di Technorati (purtroppo quel servizio è sempre più inefficiente) o di altri aggregatori.
Ma al tempo dei social network, anche i grossi player del web sociale sono scesi in campo e, tecnicamente, hanno risposto con servizi come Google Friend connect e Facebook connect su tutti.
La posta in gioco sono le conversazioni, a partire dai commenti dei lettori.
De Biase, ieri, provava ad esporre le sue impressioni sulla questione, analizzando il rallentamento di Facebook e la ripresa dei blog (grazie alla maggior cura editoriale degli stessi).
Ma, al di là delle ondate fanatiche, markettare o sociologicamente sostenute da fondamenti tutti ancora da analizzare (come si relazioneranno i nativi domani, dopodomani, ecc.?) una variabile, secondo il bloggante, ha scosso il sistema. E questa variabile si potrebbe chiamare: “status”.
I sistemi di microblogging o di lifestream aggregation (Twitter e Friendfeed su tutti) hanno messo in risalto la grande predisposizione dell’abitante della rete a notificare il proprio status prima ancora di entrare in relazione con i suoi simili.
Il “sono qui e faccio questo” viene prima del “come la penso su quell’argomento”.
Va da se che una considerazione mi viene facile. Il web non filtra la reputazione. Per gli abitanti della rete, il web non viene visto come filtro inibitore, anzi. Si assiste a una continua esposizione,e sovraesposizione, attraverso il cambiamento dello status e, solo dopo, alle relazioni e conversazioni che, sulla variazione di staus, si aggregano e si sviluppano.
La socialsfera, dunque, cambia, si evolve e, un blogger demodè e attaccato al vecchio principio del “blog first” (come il sottoscritto), cerca di far interoperare i commenti del blog con le conversazioni su Frindfeed attraverso (tanto per cambiare) le tecnologie. Intensdebate è una di questa.
Ma perchè la conversazione è importante?
Perchè, come ben esplicitato in questo articolo di Jim Macnamara oggi si può accedere ad una parte consistente della conoscenza anche grazie alla modalità partecipativa, quindi attiva.
E sono gli hub che, di volta in volta, favoriscono la crescita delle conversazioni e determinano un arricchimento della conoscenza.
E’ indubbio, quindi, che la rapida crescita dei social network e l’evoluzione del web (o web 2.0) favoriscono nuove modalità per relazionarsi.
I principali cambiamenti, sempre secondo Jim Macnamara si possono così elencare:
• connettività (come mai prima d’ora)
• conversazioni rese possibili dalle potenzialità interattive del Web 2.0 e
• collaborazione che è indispensabile
• collettiva comprensione da creare
• contenuti che sono sempre più generati dagli utilizzatori, mutevoli e apertamente condivisi, il che porta a
• comunità non condizionate da vincoli territoriali e che consentono una reale
• comunicazione
Detto ciò resta da analizzare il valore in termini di crescita e competitività. La conversazione, abilitata dai mezzi tecnologici, favorisce la conoscenza. La crescita della conoscenza non sempre favorisce l’affermmarsi di competenze o lo sviluppo di nuove idee e visioni.
Per costruire il valore, dunque, bisogna portare le dinamiche web sociale anche nelle organizzazioni e qui casca l’asino. Qui la reputazione e lo status vanno sottaciuti. Chi lavora sottotraccia e senza esporsi viene ripagato meglio e più a lungo. Ma proprio per colpa di questa perversione si vive un grande paradosso che è tipico del nostro tempo:
- Nelle organizzazioni vengono sempre più premiati i furbi e i mediocri (la competenza non è indispensabile).
- Nel web sociale emergono i talenti, perchè la loro mediocrità avrebbe i minuti contati, grazie al controllo democratico messo in atto costantemente della socialsfera stessa.
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Il lento scorrere del web sociale
Scritto da gigicogo in blogosfera, conoscenza, web 2.0 il 18 maggio 2009
Sono un paio di giorni che rimurgino attorno a questo post di Louis Gray. Lo leggo, lo rileggo, leggo i commenti e rianalizzo fiumi di bit che ho scritto sulla socialsfera.
Rileggendo vecchi post su Webeconoscenza, mi accorgo di come mutano e si perfezionano i comportamenti web-sociali a seconda del grado di penetrazione dei social media e dei social network. Un altro elemento è l’allargamento delle relazioni e il numero potenziale di social-friends raggiunti o semplicemente sollecitati, in piena aderenza alla teoria dei 6 gradi di separazione.
Non so se ne verrà fuori un meme, perchè ho imparato che un post ha efficacia non solo grazie a Google e al suo rank, ma grazie proprio alla capacità di farlo scorrere verso i rivoli giusti della socialità.
Veniamo al dunque ed ecco la mia scaletta:
La fonte: Spesso è una chiaccherata con mia moglie, ma anche la lettura di un libro e spesso ancora una frase sentita alla tivù. Digitalmente le fonti per i post del mio blog (o dei miei blog) sono da attribuirsi alla lettura di feed o al lento scorrere di Friendfeed!
Il flusso primario: Scrivo sul blog principalmente alla sera tardi, impostando la data di pubblicazione differita. Questo perchè, molto spesso, il livello massimo di attenzione dei lettori si manifesta durante le ore di lavoro o alla sera fra le 21.30 e le 23.00.
Dal blog, ovviamente, i post defluiscono prima verso Feedburner e in modo quasi sincrono su Friendfeed.
Twitter: Negli anni scorsi ho utilizzato la notifica dei nuovi post su Twitter grazie al servizio TwitterFeed ma, questa soluzione non piace molto ai miei friends che mi cazziano dicendo…..”guarda che già ti leggo sul feed reader, non rompere anche qui con lo spam!”.
Facebook: Non partecipo attivamente a Facebook. In effetti mantengo una piccola e sobria Fan page e un profilo che aggrega solo i post di questo blog. Quindi i post arrivano anche su Facebook come rss aggregato ma, se qualcuno li commenta, mi distraggo. Volutamente. Privilegio i commenti sul blog.
Friendfeed e Twitter: Quando posto direttamente su Friendfeed, lo faccio con la coscienza del cazzeggiatore estremo. Infatti Friendfeed mi permette di condividere foto, link al mainstream, battute e altri deliri sociali. Non uso quasi mai la funzione di cross-post con Twitter che, ormai, è diventato più un servizio di status. Alcuni anni fa lo usavo per cazzeggiare e spesso per chattare (quante litigate con i talebani :-) ) mentre ora non supero i tre twitt giornalieri di status.
Delicious: Rimane la fonte principale di bookmarking personale che, ahimè, ho sempre poco diffuso. Diggo poco, Stumblo meno e Socialmedian è li che ammuffisce.
Google Reader: La condivisione del lettore di feed è indubbiamente una fonte per i post ma anche un modo per far sapere ai miei lettori cosa leggo e da dove attingo per i miei deliri.
Meme: I meme e i trackback li gestisco con Technorati (ahimè come si sta deteriorando quell’utilissimo servizio) ma butto l’occhio sulla bacheca di Wordpress per vedere i link in ingresso (la bacheca è settata su Google Blog Search). Leggo anche feed selezionati di Wikio, Memesphere, Aggregatore.com e Liquida che diventano ottime fonti. Ho smesso di usare il bottone di voto di Wikio. Non so perchè, ma ho smesso.
Dibattito: Ormai quasi esclusivamente Intensedebate, integrato in Wordpress.
Restano video, foto, musica, viaggi e documenti, ma per questo c’è la mia pagina social.
Ed ora la mappa dello scorrere lento della mia socialità, sicuramente incasinatissima. E la vostra?




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